Cronaca

Trieste, tribunale nega il suicidio assistito a una donna malata di Sla

07/07/2023 Bologna.corteo promosso dall'associazione Luca Coscioni per depositare in Regione le firme raccolte a sostegno della proposta.di legge regionale sul Suicidio assistito con Marco Cappato tesoriere associazione Luca Coscioni e deposito delle firme in Regione.Foto Gianluca Perticoni / Eikon
07/07/2023 Bologna.corteo promosso dall'associazione Luca Coscioni per depositare in Regione le firme raccolte a sostegno della proposta.di legge regionale sul Suicidio assistito con Marco Cappato tesoriere associazione Luca Coscioni e deposito delle firme in Regione.Foto Gianluca Perticoni / Eikon 

Secondo medici e magistrati, Martina non dipende da trattamenti di sostegno vitale quindi non ne ha diritto

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Il tribunale di Trieste ha rigettato ieri la richiesta di Martina Oppelli, triestina malata di sclerosi multipla da oltre 20 anni, di ordinare all'azienda sanitaria Asugi di applicare una sentenza costituzionale, riconoscendo il suo diritto di accedere alla morte assistita. Lo rende noto l'Associazione Luca Coscioni che segue il caso, precisando che la decisione del tribunale è stata presa sulla scorta di una valutazione effettuata da medici specializzati. Dunque, "secondo i medici e il tribunale, Martina non dipende da trattamenti di sostegno vitale quindi non ha diritto ad accedere al suicidio assistito in Italia".

L’associazioni Coscioni: “No conforme al dettato costituzionale”

L'associazione Coscioni sottolinea che, in base alla sentenza 135 della Corte costituzionale dello scorso luglio che ha stabilito che il concetto di trattamento di sostegno vitale deve comprendere anche l'assistenza di caregivers e non essere limitato a supporti meccanici o farmacologici, il Tribunale di Trieste aveva ordinato all'Asugi (Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina), entro 30 giorni, di procedere a una nuova valutazione delle condizioni di Martina. Ma, "nonostante le chiare evidenze del peggioramento della sua salute, l'azienda sanitaria ha prodotto una relazione che, pur prendendo atto del peggioramento e pur riconoscendo la necessità di trattamenti vitali come l'uso della macchina della tosse, l'assistenza per le funzioni biologiche quotidiane e l'assunzione di una corposa terapia farmacologica, ha concluso che questi non costituiscono un 'trattamento di sostegno vitale' e che dunque Martina non ha diritto di accedere alla morte volontaria". Una interpretazione "non conforme al dettato costituzionale" secondo l'associazione.

La decisione della Consulta

La questione in discussione alla Consulta riguarda la punibilità «di chi agevola l’altrui suicidio, nella forma di aiuto al suicidio medicalmente assistito di persona non tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale». Oggi in Italia il suicidio assistito è legale grazie alla sentenza della Consulta del 2019 sul caso di dj Fabo, purché il malato abbia quattro requisiti: essere affetto da patologia incurabile, vivere sofferenze insostenibili, aver fatto la propria scelta in modo autonomo ed essere tenuto in vita da sostegni vitali. Ecco, è su quest’ultima definizione che si gioca tutta la questione sulla quale dovrà esprimersi la Consulta, che comunque già nel 2024 aveva allargato i requisiti.

Il sostegno vitale

Che cosa è un sostegno vitale su cui si deve pronunciare la Consulta? È solamente essere tenuti in vita da una macchina, dall’alimentazione artificiale, o anche da trattamenti oncologici quando non c’è più speranza, o quando si è dipendenti da manovre sanitarie quotidiane per non soffocare? Il collegio di difesa di Cappato ritiene vada accolta la questione di legittimità costituzionale in questi termini: «A tutti i requisiti già previsti con la sentenza Cappato deve essere aggiunta la prognosi infausta breve per il malato, dove non vi è più nessuna linea terapeutica di cura».

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