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Ora Gjader potrà ospitare gli stranieri da espellere. Piantedosi: “Subito un viaggio”

Il centro di Gjader in Albania. REUTERS/Florion Goga/File Photo

 (reuters)

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Nella struttura ora deserta le persone in attesa di rimpatrio. L’opposizione: “Se errare è umano, perseverare è diabolico”
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ROMA – Nel centro per rimpatri di Gjader non arriveranno più solo i migranti soccorsi in mare, ma anche quelli in attesa di espulsione già rinchiusi nei dieci cpr attivi in Italia. È così che il governo spera, per la terza volta, di salvare l’operazione Albania e ripopolare i centri di trattenimento desolatamente da mesi vuoti. Col via libera di Edi Rama incassato da Giorgia Meloni, l’esecutivo interviene stavolta con un decreto (due soli articoli) che ritocca la legge di ratifica dell’accordo tra i due Paesi promettendo di trasferire in Albania gli irregolari già reclusi a Torino, Trapani o Roma.

«Il centro albanese per i rimpatri — spiega il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi — va a rafforzare la rete dei nostri centri regionali». Come, insomma, se Gjader fosse città italiana. Nulla di strano né di nuovo, secondo il ministro: «Già adesso molto spesso un cittadino trattenuto a Milano viene trasferito a Caltanissetta». Anzi, aggiunge Piantedosi, «il cpr a Macomer, Sardegna, è p…

ROMA – Nel centro per rimpatri di Gjader non arriveranno più solo i migranti soccorsi in mare, ma anche quelli in attesa di espulsione già rinchiusi nei dieci cpr attivi in Italia. È così che il governo spera, per la terza volta, di salvare l’operazione Albania e ripopolare i centri di trattenimento desolatamente da mesi vuoti. Col via libera di Edi Rama incassato da Giorgia Meloni, l’esecutivo interviene stavolta con un decreto (due soli articoli) che ritocca la legge di ratifica dell’accordo tra i due Paesi promettendo di trasferire in Albania gli irregolari già reclusi a Torino, Trapani o Roma.

«Il centro albanese per i rimpatri — spiega il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi — va a rafforzare la rete dei nostri centri regionali». Come, insomma, se Gjader fosse città italiana. Nulla di strano né di nuovo, secondo il ministro: «Già adesso molto spesso un cittadino trattenuto a Milano viene trasferito a Caltanissetta». Anzi, aggiunge Piantedosi, «il cpr a Macomer, Sardegna, è più lontano di quello in Albania. E Gjader per noi è un centro assimilabile in tutto e per tutto a uno che si trova sul territorio nazionale».

A sollevare il dubbio che le cose non stiano così è il Tavolo Asilo e Immigrazione: «La possibilità di aprire delle strutture di detenzione amministrativa per stranieri espulsi al di fuori del territorio europeo è scelta di assai dubbia legittimità». Il perché lo spiega da +Europa Riccardo Magi: «È un progetto che va sbattere contro la direttiva Ue sui rimpatri». A oggi la norma prevede che un migrante possa essere trasferito in un Paese terzo solo se è d’accordo. Altrimenti, sostiene la segretaria del Pd Elly Schlein, «è una forzatura che cozza con le leggi vigenti». E che il centro di Gjader non sia territorio italiano ma albanese sotto giurisdizione italiana lo dice, ad esempio, il trattato firmato da Meloni e Rama.

Per Piantedosi però il provvedimento del governo non vìola nessuna norma. «Non solo il tribunale e il questore che decidono per l’Albania sono di Roma — spiega — C’è stato anche un contatto con l’Unione europea che non ha ritenuto il decreto lesivo». Il ministro non esclude che «ricorsi e cavilli giuridici» potrebbero farlo naufragare. «Noi — aggiunge — lo applicheremo convinti che sia sostenibile da un punto di vista giuridico. Poi vedremo».

I centri «non funzioneranno», attacca il leader del M5s Giuseppe Conte. «Insistono — accusa da Avs Nicola Fratoianni — nella loro azione disumana, inefficace, inutile». E Matteo Renzi di Iv taglia corto: «Se errare è umano, perseverare no, non lo è».

Non sono però solo gli appigli legali a ricompattare le opposizioni. Di mezzo ci sono anche gli spazi e i soldi. Con il nuovo decreto, della mega struttura d’Albania verranno riattivati 49 posti già funzionanti come cpr (a lavori finiti saranno 144). Gli altri 880, dice Piantedosi, «non perdono le loro funzioni» ma resteranno vuoti in attesa della sentenza della Corte di giustizia europea sui Paesi sicuri prevista per maggio («Siamo fiduciosi», ci tiene a dire due volte il ministro) e del Patto europeo su migrazione e asilo che estenderà le procedure accelerate di frontiera dal giugno 2026. Inutilizzato resterà pure l’hotspot di Shengjin che nell’economia del piano Albania servirebbe all’identificazione e allo screening dei migranti.

Sarà la direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere a decidere sul trasferimento dei migranti da espellere. E il trasbordo non comporterà né una nuova convalida del trattenimento (scongiurando così un intervento dei giudici che hanno annullato tutti i fermi) né una revisione del decreto di espulsione. Una data per la ripresa dei viaggi ancora non c’è, «al più presto» assicura Piantedosi, e saranno in aereo o in nave, a seconda della logistica e della distanza dei cpr da Gjader. I rimpatri avverranno «sui charter direttamente dall’Albania in caso di accordo con il Paese di origine» o con un nuovo obbligato passaggio in Italia. Secondo Piantedosi però «non ci saranno costi aggiuntivi». Impossibile, anzi «ridicolo sostenerlo», dice Schlein: «Sarà il cpr più caro della storia».

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