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Il terremoto in Myanmar, parla un imprenditore agricolo italiano: “Manca cibo e elettricità”

Paolo Cerati al lago Inle

 

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Paolo Cerati era in un ristorante con la moglie al lago Inle: “Il Paese è piegato dal sisma e dalla guerra. Siamo controllati”
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All’indomani del sisma che ha messo in ginocchio il Myanmar, Paolo Cerati riesce a parlare al telefono grazie a una rete privata installata nella sua casa a Heho, nello Stato Shan. «È l’unico modo per non rimanere isolati dal mondo. Qui non c’è elettricità da oltre 24 ore, dobbiamo stare attenti a quello che diciamo, perché la situazione è molto delicata. Qui sono paranoici, soprattutto se si parla di politica. Siamo controllati», spiega. Nonostante la tensione in un Paese in guerra, Paolo Cerati, 51 anni di cui 20 già in Myanmar, origini milanesi, decide di affidare a Repubblica la sua testimonianza. La telefonata è un saliscendi di linea che cade e poi ritorna, di vocali su Whatsapp che arrivano dopo decine di minuti. Verso sera, quando a Heho sono già le 22,30 e in Italia è metà pomeriggio, Cerati riesce a rimettere insieme i pezzi di una giornata di paura. «Una mattina da dimenticare per chi come me non aveva mai vissuto un terremoto», racconta.

Alle 12,30 del 28 marzo, il giorno…

All’indomani del sisma che ha messo in ginocchio il Myanmar, Paolo Cerati riesce a parlare al telefono grazie a una rete privata installata nella sua casa a Heho, nello Stato Shan. «È l’unico modo per non rimanere isolati dal mondo. Qui non c’è elettricità da oltre 24 ore, dobbiamo stare attenti a quello che diciamo, perché la situazione è molto delicata. Qui sono paranoici, soprattutto se si parla di politica. Siamo controllati», spiega. Nonostante la tensione in un Paese in guerra, Paolo Cerati, 51 anni di cui 20 già in Myanmar, origini milanesi, decide di affidare a Repubblica la sua testimonianza. La telefonata è un saliscendi di linea che cade e poi ritorna, di vocali su Whatsapp che arrivano dopo decine di minuti. Verso sera, quando a Heho sono già le 22,30 e in Italia è metà pomeriggio, Cerati riesce a rimettere insieme i pezzi di una giornata di paura. «Una mattina da dimenticare per chi come me non aveva mai vissuto un terremoto», racconta.

Alle 12,30 del 28 marzo, il giorno del disastro, era al lago Inle, a quasi 500 chilometri a sud di Sagaing, dove il terremoto ha avuto origine. Cosa stava facendo?

«Ero a pranzo con mia moglie in un ristorante vicino al lago. A un certo punto abbiamo percepito il tremore, tutto ha iniziato a oscillare. Siamo usciti in strada cercando di correre ma era impossibile, perché eravamo sbattuti a destra e a sinistra. È stato pazzesco, non riuscivamo a restare in piedi. Ci siamo aggrappati a un albero. La mia moto posteggiata ha iniziato a ondeggiare, la gente cadeva accanto a me, altri si sono accasciati. Un anziano si è ferito a un ginocchio rotolando per strada».

Ci sono stati crolli nella sua zona?

«Nel posto in cui ci trovavamo noi in quel momento, le case erano quasi tutte a un piano e hanno resistito. Ma abbiamo saputo di 40 vittime e di diversi edifici crollati sotto la furia dell’onda d’urto».

Perché si trova in Myanmar?

«Abito qui dal 2005, ero arrivato per collaborare con una Ong e poi sono rimasto. Mia moglie è birmana. Ho aperto un’azienda agricola che rifornisce diversi hotel e che per fortuna è stata risparmiata. Ma il resto del Myanmar è devastato, ci aspettiamo notizie bruttissime. I parenti di mia moglie sono tutti salvi. Le zone più colpite, come Sagaing, sono quelle dove si sta combattendo la guerra civile e i militari hanno tagliato le comunicazioni, non riusciamo a sapere nulla. La cosa assurda è che stanno continuando i bombardamenti, anche oggi. È una situazione allucinante».

Quali sono le difficoltà nella vostra zona?

«Io sono fortunato perché ho l’elettricità grazie a dei sistemi solari nella mia proprietà ma anche quella poi finisce e stasera, ad esempio, siamo senza luce. Si va a letto presto. Ma c’è chi ha perso la casa, tutto. La gente ha bisogno di acqua per bere, di cibo e altro per sopravvivere».

Qual è stato il momento più brutto durante il terremoto?

«Un hotel vicino a noi ha cominciato a oscillare in una maniera incredibile, allora ho urlato a tutti di spostarsi da sotto quella struttura. Poi sono cominciati a cadere calcinacci e c’era fumo tutto intorno. Abbiamo temuto il peggio ma per fortuna è andata bene, l’hotel è ancora in piedi. E noi siamo vivi».

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