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Accoltellato a Frascati, il papà: “In tanti vanno in giro con le lame e Lorenz lotta per la vita”

I parenti di Lorenz davanti alla terapia intensiva di Tor Vergata 

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Il genitore della vittima davanti alla terapia intensiva di Roma: “Mio figlio era uscito con gli amici, voleva solo divertirsi. Chiedo giustizia ma la mia priorità è che si salvi”
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Michele scuote la testa: «A Frascati, a Roma, dappertutto, i ragazzini vanno in giro col coltello. Questa è la verità. E mio figlio è stato quasi ammazzato in una serata in cui stava andando a divertirsi». Lorenz, 16 anni, da meno di 24 ore lotta per la vita dietro la porta gialla della terapia intensiva dell’ospedale Tor Vergata di Roma. La sedia della sala d’attesa è troppo piccola per contenere la disperazione di un padre. Michele si alza, ritorna, i parenti cercano di dargli conforto come possono ma lui resta a capo chino. Aspetta notizie dai medici e trattiene le lacrime: «Mio figlio è molto grave, non sappiamo se ce la farà». Michele ha 60 anni, non lavora già da tempo per un problema di salute. La sua voce è flebile, la moglie è accanto a lui in silenzio. Alle loro spalle il biglietto a forma di cuore di due amiche di Lorenz: «Ti vogliamo bene, sei forte, siamo tutti con te».

Cosa sa della serata di sabato?

«Pochissimo. Lorenz è uscito di casa intorno alle 20. Era a piedi, è …

Michele scuote la testa: «A Frascati, a Roma, dappertutto, i ragazzini vanno in giro col coltello. Questa è la verità. E mio figlio è stato quasi ammazzato in una serata in cui stava andando a divertirsi». Lorenz, 16 anni, da meno di 24 ore lotta per la vita dietro la porta gialla della terapia intensiva dell’ospedale Tor Vergata di Roma. La sedia della sala d’attesa è troppo piccola per contenere la disperazione di un padre. Michele si alza, ritorna, i parenti cercano di dargli conforto come possono ma lui resta a capo chino. Aspetta notizie dai medici e trattiene le lacrime: «Mio figlio è molto grave, non sappiamo se ce la farà». Michele ha 60 anni, non lavora già da tempo per un problema di salute. La sua voce è flebile, la moglie è accanto a lui in silenzio. Alle loro spalle il biglietto a forma di cuore di due amiche di Lorenz: «Ti vogliamo bene, sei forte, siamo tutti con te».

Cosa sa della serata di sabato?

«Pochissimo. Lorenz è uscito di casa intorno alle 20. Era a piedi, è andato in piazza con alcuni amici. Nemmeno 45 minuti dopo mi hanno chiamato. Era gravissimo perché era stato accoltellato».

Sa che hanno arrestato chi ha accoltellato suo figlio?

«È il minimo. Voglio giustizia per Lorenz. Lui non è salvo, per me la priorità è che ce la faccia. Mio figlio è così giovane».

C’erano state delle liti precedenti tra suo figlio e il ragazzino che l’ha colpito?

«Non so niente, ma penso proprio di no».

Il disegno di due amiche per Lorenz 

Ma perché si conoscono?

«Vanno nella stessa scuola, mio figlio frequenta l’istituto di marketing e finanza. Quel ragazzino è anche più piccolo di lui. Spero che Lorenz riesca a finire gli studi. La priorità ora è che si salvi, è il mio chiodo fisso».

Cosa le hanno raccontato gli amici che erano con Lorenz?

«Mio figlio nemmeno si era accorto di essere stato accoltellato. Ha continuato a camminare, poi si è accasciato sul marciapiede. Una donna ha cercato di rianimarlo mentre arrivava l’ambulanza. Ha perso tantissimo sangue, i medici stanno cercando di capire quanto tempo è passato dal momento in cui è stato ferito fino a quando sono arrivati i soccorsi, per valutare eventuali danni cerebrali. La situazione è gravissima e io spero che i medici mi chiamino al più presto».

Ha visto Lorenz?

«Sì, è immobile su un letto, gli occhi chiusi, pieno di tubi, il viso è così gonfio che non lo riconosco. Come faccio a essere positivo? Tutti mi dicono che devo essere ottimista, ma non è facile per niente. Quello sul letto non è il mio Lorenz. Purtroppo non devo essere forte io, deve esserlo lui per salvarsi».

Ma cosa succede a questi ragazzi, perché tutta questa violenza?

«Non è normale, non si può uscire di casa con un coltello addosso. E non era un coltellino, era una lama lunga da cucina. Non si può sentire. Io adesso devo pensare alla salute di mio figlio».

Riesce a darsi una spiegazione di quanto è successo?

«No, penso solo che Lorenz è uscito in una sera di marzo e non è più tornato a casa».

Sa di questa storia del giubbotto?

«Non so nulla, ancora è troppo presto. Ma qualunque sia il motivo quello che è accaduto è fuori dal mondo. È tutto sbagliato».

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