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Una vita da Ghibli: la mania social di essere un cartoon

Giorgia Meloni in stile Ghibli

 

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Boom di immagini create con l’IA e ispirate allo stile del regista Miyazaki. E ChatGpt va in tilt: “Le richieste sono troppe”
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C’eravamo tanto “ghiblizzati”. Un contagio rapidissimo, trasversale: con l’effetto — tipicamente social — di sentirsi travolti da una moda istantanea, un gioco a cui partecipa chiunque. O quasi. E io? Un nuovo aggiornamento con generatore di immagini di ChatGpt, il programma di intelligenza artificiale con cui milioni di utenti hanno preso confidenza a ogni angolo di mondo, ha consentito nei giorni scorsi di creare illustrazioni calcate sullo stile del maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki. E così si è scatenata una corsa a trasformare selfie e foto di famiglia in facce e faccette da manga, occhi grandi e tenerezza. Perfino Giorgia Meloni, sul profilo Instagram ufficiale di Fratelli d’Italia, è apparsa sorridente nei panni del personaggio di un anime sovranista («Grazie Italia») e un po’ tronfio («Noi siamo l’eco del futuro»).

C’eravamo tanto “ghiblizzati”. Un contagio rapidissimo, trasversale: con l’effetto — tipicamente social — di sentirsi travolti da una moda istantanea, un gioco a cui partecipa chiunque. O quasi. E io? Un nuovo aggiornamento con generatore di immagini di ChatGpt, il programma di intelligenza artificiale con cui milioni di utenti hanno preso confidenza a ogni angolo di mondo, ha consentito nei giorni scorsi di creare illustrazioni calcate sullo stile del maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki. E così si è scatenata una corsa a trasformare selfie e foto di famiglia in facce e faccette da manga, occhi grandi e tenerezza. Perfino Giorgia Meloni, sul profilo Instagram ufficiale di Fratelli d’Italia, è apparsa sorridente nei panni del personaggio di un anime sovranista («Grazie Italia») e un po’ tronfio («Noi siamo l’eco del futuro»).

Parenti, amici, ex, gente sconosciuta e vip: per un paio di giorni, è stato difficile non imbattersi in divertite condivisioni di questa piccola magia. Con qualche effetto collaterale e aspetti inquietanti: per divulgare la notizia dell’arresto di una trafficante di Fentanyl, i profili social ufficiali della Casa Bianca hanno insensatamente postato, accanto alla foto della donna in manette, la versione disegnata in stile Miyazaki. Qualcuno si è divertito a tradurre in stile Ghibli anche il famigerato incontro-scontro fra Trump e Zelensky, come uno straniante cartone animato. Qualcun altro ha ghiblizzato anche istantanee di eventi storici.

Tutto — vita privata, vita pubblica, oggetti e soggetti d’amore e d’odio — per quarantott’ore o poco più è passato da questo make up digitale di massa. Per vedere l’effetto che fa. Con una leggerezza e una disinvoltura che nelle ultime ore ha trovato però una porta sbarrata. Da un lato il sovraccarico («richieste bibliche»), dall’altro una tardiva prudenza: «Non sono in grado di elaborare questa richiesta — risponde da ultimo il chatbot se sollecitato al riguardo — poiché viola le nostre politiche sui contenuti». D’altro canto un drappello di diffidenti, tra fan di Miyazaki o utenti social sensibili alla questione del diritto d’autore, aveva subito additato i rischi di questo uso sfrontato e imprudente dei frutti dell’ingegno altrui.

Da una vecchia intervista è spuntato un virgolettato di Miyazaki che definiva l’applicazione sregolata dell’intelligenza artificiale «un vero affronto alla vita». Ma il maestro parlò in astratto e non in riferimento al saccheggio da parte di ChatGpt. Certo la stizza dello Studio Ghibli deve avere raggiunto i programmatori e avere fatto scattare un lucchetto cautelativo che è la vera grande posta in gioco negli sviluppi presenti e futuri di OpenAI. Al momento l’intelligenza non umana mette le mani avanti anche se le chiedi di trasformare una fotografia in una illustrazione disneyana: «Posso darti consigli su come modificarla con strumenti di grafica!». Per ora, dunque, nessuno sbarco collettivo a Topolinia. Il copyright è tuttavia solo un dettaglio nella fluviale e imprevedibile infiltrazione delle applicazioni dell’intelligenza artificiale nella nostra quotidianità: questa patina ludica attenua o quasi nasconde il groviglio delle implicazioni e delle ricadute.

Ghiblizzare la vita è una scenografica illusione, un “filtro” fra i filtri con cui trucchiamo noi stessi o i nostri alter ego e avatar che alimentiamo online. Fa lampeggiare le tinte pastello della vita disegnata bene e occulta quelle più scialbe o livide della vita disegnata male, o vissuta come è. Ci fa credere che il talento si condivide, anzi si ruba. Nessun gattobus zampetta a velocità ragguardevole davanti alle fermate effettive dei mezzi pubblici, né può rendersi invisibile, le nonnine e i piloti con la faccia di animale, i maghi, le scogliere, il vento, i ladri, gli aironi, le città incantate, le streghe giovani e gentili sono parte di un regno immaginario che si può imitare, plagiare, scimmiottare ma la cui chiave non è comunque — anche quando sembra il contrario — appannaggio di un software. È nella testa chiusa e volitiva di un essere umano nato a Tokyo durante l’ultima guerra, slanciato tenacemente oltre il visibile perché convinto, come accade ai sognatori, che la realtà non è solo quella che si vede.

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