✕

La Libia espelle Unhcr, Msf e altre dieci ong: “Sono un pericolo per la sicurezza nazionale”

Ascolta l'audio

Le organizzazioni sono state obbligate a sospendere immediatamente le attività, chiudere gli uffici e allontanarsi dal Paese perché “responsabili di attività ostili mirate a favorire l’ingresso e il radicamento dei migranti”
3 minuti di lettura

L’agenzia delle Nazioni Unite UNHCR e dieci ong sono state definite un “pericolo per la sicurezza nazionale della Libia” e obbligate a sospendere immediatamente le attività, chiudere gli uffici e allontanarsi dal Paese.

Colpite dall’ordinanza dell’Agenzia della Sicurezza interna di Tripoli sono fra le più note organizzazioni umanitarie al mondo: Medici senza Frontiere, Intersos, Acted, Terre des Hommes Italia, Cesvi, International Rescue Committee, il Consiglio norvegese per i rifugiati e il suo omologo danese, International Medical Corps, e CARE Germania-Lussemburgo.

Per Tripoli, che ha comunicato la sospensione delle attività delle ong con una nota ufficiale pubblicata su tutte le principali testate del Paese, sono responsabili di “attività ostili” mirate a favorire l’ingresso e il radicamento dei migranti africani in Libia, all’origine - sostengono - “dell’instabilità politica ed economica del Paese”.

L’agenzia delle Nazioni Unite UNHCR e dieci ong sono state definite un “pericolo per la sicurezza nazionale della Libia” e obbligate a sospendere immediatamente le attività, chiudere gli uffici e allontanarsi dal Paese.

Colpite dall’ordinanza dell’Agenzia della Sicurezza interna di Tripoli sono fra le più note organizzazioni umanitarie al mondo: Medici senza Frontiere, Intersos, Acted, Terre des Hommes Italia, Cesvi, International Rescue Committee, il Consiglio norvegese per i rifugiati e il suo omologo danese, International Medical Corps, e CARE Germania-Lussemburgo.

Per Tripoli, che ha comunicato la sospensione delle attività delle ong con una nota ufficiale pubblicata su tutte le principali testate del Paese, sono responsabili di “attività ostili” mirate a favorire l’ingresso e il radicamento dei migranti africani in Libia, all’origine - sostengono - “dell’instabilità politica ed economica del Paese”.

In Libia le cure mediche ai migranti sono “atto ostile”

Un esempio? Il protocollo firmato daIl’International Rescue Committee (Irc) e ministero della Salute libico per la fornitura di attrezzature e formazione al personale sanitario pubblico, secondo l’Asi servito anche per prestare assistenza ai migranti. Una colpa, per le autorità libiche che ritengono le cure mediche uno strumento per “alimentare un modello di insediamento strutturato e duraturo di queste popolazioni sul territorio libico”. Accusa simile viene fatta all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, obbligato a non operare nel Paese per aver offerto cure mediche ai migranti, stipulando un contratto con alcune cliniche private. Negli ospedali pubblici, ai migranti nessuno fornisce assistenza.

Msf: “Ci hanno obbligato a sospendere le attività”

Anche Msf è stata costretta a fermarsi. Dalla metà di marzo – spiegano dall’organizzazione umanitaria – l’Autorità per la sicurezza interna libica ha convocato e interrogato il personale delle organizzazioni non governative in Libia che si occupano di persone migranti e di rifugiati, nonché lo staff delle cliniche mediche private che sono partner in questa attività. “I trasferimenti dei pazienti verso queste strutture sanitarie per ricevere cure mediche – denuncia l’organizzazione umanitaria– sono stati interrotti in seguito agli ordini dell'Asi”. A altre ong si contesta persino la distribuzione di acqua, cibo, medicine, vestiti. Per la Libia sono “crimini contro la sicurezza dello Stato”.

“Piano di destabilizzazione del Paese”

Per le autorità di Tripoli sono tutte azioni che rispondono a un unico “piano” mirato a cambiare “ la composizione demografica del Paese”, con l’effetto di “creare una società frammentata, segnata da disomogeneità culturali e religiose, potenzialmente esplosive” e incoraggiare “valori contrari all’identità libica, come il cristianesimo, l’ateismo, la promozione dell’omosessualità e della decadenza morale”. Se questo dovesse succedere – è la minaccia per nulla velata delle autorità – “i risultati degli scontri sarebbero sanguinosi e gravi, data la diffusa disponibilità di armi”.

Il precedente in Tunisia

L’iniziativa ricalca in toni e metodi la campagna contro i migranti subsahariani lanciata dal presidente tunisino Kais Saied, che nel febbraio 2023 li ha pubblicamente bollati come persone non grate perche “strumento” di una campagna mirata a “cambiare l’identità araba del Paese”.

Per quanti, anche da anni, vivessero in Tunisia ha significato l’inizio di una vera e propria persecuzione, che oggi passa anche per regolari deportazioni nel deserto, dove i migranti vengono abbandonati senza acqua, senza cibo e senza telefono o venduti alle milizie libiche. Lì, ha svelato un rapporto di recente presentato al Parlamento Ue, la vita di un uomo vale meno di 12 euro.

Le accuse a Italia e Unione europea

Ma Tripoli va oltre e punta il dito contro Unione Europea e Italia. Per la Libia, il “tentativo di destabilizzazione del Paese” attraverso “l’insediamento di migranti africani” è una strategia pianificata. “Non è un segreto per nessuno che questo progetto non è nuovo. L'Ue ha già tentato di raggiungere un accordo con le autorità libiche del precedente regime attraverso la mediazione italiana per stabilire un meccanismo di risoluzione temporaneo, con l'impegno di fornire copertura finanziaria a questo progetto”.

Il nuovo regime – afferma Tripoli, che da anni riceve sostegno finanziario da Bruxelles in generale e da Roma in particolare – si sarebbe mostrato indisponibile, dunque “hanno optato per un diverso metodo ancora più pericoloso, tentando di realizzare il medesimo obiettivo attraverso finiti progetti di sviluppo e sostegno per lo Stato libico”.

Insorgono le ong

Nel mondo delle ong, incluse quelle che in Libia non hanno progetti in atto, e della flotta civile, c’è preoccupazione. “L’attacco all’azione umanitaria è prova del fallimento delle politiche esterne dell’UE in materia di migrazione e dei rapporti con i Paesi sull'altra riva del Mediterraneo, che l'Europa tratta come scatoloni da riempire con le persone migranti che non vuole accogliere, e mostra ancora una volta la debolezza delle relazioni internazionali con la Libia, come provato dallo scandaloso rimpatrio con volo di stato del boia Almasry”, attacca Giorgia Linardi, portavoce di SeaWatch Italia, che in passato ha lavorato a lungo in Libia. “Questo sviluppo presupporrebbe una immediata e drastica revisione degli accordi con la Libia. Intanto, a pagarne il prezzo sono sempre le persone migranti intrappolate nel Paese: il restringimento dello spazio umanitario rappresenta una pericoloso gioco diplomatico e di propaganda sulla loro pelle”.

Chiede lo stop agli accordi con Tripoli anche Open Arms. “La criminalizzazione dell'assistenza umanitaria, ultimo baluardo di sostegno per migliaia di migranti e rifugiati, e che si somma a politiche libiche già non rispettose dei diritti umani – spiega l’advocacy officer Valentina Brinis - dovrebbe spingere l'Europa a condannare nettamente la decisione e l'Italia, coinvolta negli accordi con il governo libico, a sospendere quanto prima il memorandum”.

Leggi i commenti