Rivolta al sinodo italiano: salta il testo finale su donne, gay e trasparenza. Assemblea riconvocata
di Iacopo ScaramuzziÈ una rivolta. Espressa con afflato fraterno e riferimenti evangelici, ma quella andata in scena in questi giorni all’ombra di San Pietro è più di una semplice contestazione. Alla seconda assemblea del cammino sinodale delle Chiese in Italia, iniziata lunedì e conclusa oggi in Vaticano, gli oltre mille delegati, tra di essi più della metà laici, hanno respinto il testo che era stato predisposto dagli uffici, e che doveva rappresentare la sintesi finale di quattro anni di lavoro, e hanno obbligato la Conferenza episcopale italiana a un cambio di programma: il documento è stato accantonato, verrà riscritto da cima a fondo e presentato a una nuova, non prevista, assemblea sinodale convocata per fine ottobre. Sconvocata l’assemblea di maggio della Cei, i vescovi interverranno con l’assemblea di novembre. Il sinodo non sarà un parlamento, come dice il Papa, ma nella Chiesa italiana ha preso forma una sorta di inedita rivolta democratica.
Gay, donne, abusi, trasparenza
Che ha preso per bers…
È una rivolta. Espressa con afflato fraterno e riferimenti evangelici, ma quella andata in scena in questi giorni all’ombra di San Pietro è più di una semplice contestazione. Alla seconda assemblea del cammino sinodale delle Chiese in Italia, iniziata lunedì e conclusa oggi in Vaticano, gli oltre mille delegati, tra di essi più della metà laici, hanno respinto il testo che era stato predisposto dagli uffici, e che doveva rappresentare la sintesi finale di quattro anni di lavoro, e hanno obbligato la Conferenza episcopale italiana a un cambio di programma: il documento è stato accantonato, verrà riscritto da cima a fondo e presentato a una nuova, non prevista, assemblea sinodale convocata per fine ottobre. Sconvocata l’assemblea di maggio della Cei, i vescovi interverranno con l’assemblea di novembre. Il sinodo non sarà un parlamento, come dice il Papa, ma nella Chiesa italiana ha preso forma una sorta di inedita rivolta democratica.
Gay, donne, abusi, trasparenza
Che ha preso per bersaglio un documento, composto di cinquanta “proposizioni” – che non è stato pubblicato – considerato generico, sbiadito, privo di nervo. “Ci siamo riuniti per quattro anni, abbiamo discusso, studiato, ci siamo confrontati, abbiamo fatto proposte, e nel testo non c’era niente di tutto questo”, dice un membro del cammino sinodale. In Cei hanno spiegato che l’inevitabile lavoro di sintesi, nonché la varietà di posizioni emerse, ha portato ad asciugare un documento iniziale, che era più ricco e sfaccettato. I delegati, però, non hanno ritrovato quasi nessuna delle questioni sollevate, temi non di rado controversi ma concreti e dettagliati. C’era il riconoscimento al ruolo delle donne nella Chiesa, ma nessun riferimento alla possibilità di nuovi ministeri femminili, ad esempio al diaconato. Accompagnamento delle persone omosessuali, ma nulla di più (e per qualcuno “accompagnamento” è un termine ambiguo), e nessuna menzione dell’acronimo lgbtq+ (che pure si era affacciato al sinodo mondiale). Poco o nulla sugli abusi sessuali. C’era il tema della trasparenza economica, i bilanci, e la “accountability”, ma tutto lasciato in carica alle singole diocesi. Poco e nulla per quanto riguarda la Cei, molto “si dovrebbe”, “si potrebbe”. E quanto ai temi sociali – il lavoro, i migranti, l’ecologia, la pace – una riverniciatura lessicale di bergoglismo senza tradurre in pratica le sollecitazioni, molto precise, formulate in questi anni dallo stesso Bergoglio. “Un testo che sembrava scritto 40 anni fa”, taglia netto un membro del sinodo.
“Come gli orsacchiotti al luna park”
E infatti martedì mattina è andata in scena una prima rivolta. Si sono iscritti a parlare 150 padri e madri sinodali, sono riusciti a parlare solo una cinquantina di loro, e hanno ricoperto il documento di critiche. Monsignor Erio Castellucci, fine teologo e presidente del comitato di presidenza, tra i vescovi che hanno più spinto per far decollare il sinodo italiano, ha commentato con humor: “Sembravamo gli orsacchiotti usati come bersaglio al luna park”. L’arcivescovo ha deciso di voltare pagina: se inizialmente era prevista la possibilità di presentare solo un numero limitato di emendamenti, Castellucci ha deciso che sarebbero stati accolti tutti gli emendamenti. E’ stata una valanga.
La valanga di emendamenti
L’assemblea sinodale è composta da 1008 persone, solo 168 vescovi (sette sono cardinali), 252 sacerdoti, 34 religiosi, 17 diaconi e ben 530 laici (di cui 253 uomini e 277 donne). Martedì pomeriggio e mercoledì mattina i gruppi di lavoro si sono rimessi all’opera, ma è emerso presto che il testo era inemendabile. Molte delle proposizioni sarebbero state probabilmente bocciate a maggioranza – e la presidenza del sinodo si era impegnata a pubblicare sia il testo finale che i relativi voti, paragrafo per paragrafo, come avviene anche al sinodo mondiale da quando c’è papa Francesco. Da qui la decisione di cambiare tutto.
Zuppi: “Faremo tesoro delle difficoltà”
"Faremo tesoro delle difficoltà", ha dichiarato in conferenza stampa il cardinale Matteo Zuppi, "una certa delusione c'è, non nei confronti dell'assemblea dove invece c'è stato un grande senso di libertà e di senso ecclesiale", "delusione perché è chiaro che avremmo voluto rispettare il calendario che ci eravamo dati". "Ma poi ci siamo accorti che non basta fissare il calendario", questa "è la bellezza della vita e di una Chiesa che è viva. Si cammina".
Appuntamento al 25 ottobre
"L’Assemblea di martedì mattina e le moltissime proposte di emendamento avanzate dai 28 gruppi richiedono un ripensamento globale del testo e non solo l’aggiustamento di alcune sue parti”, afferma in una nota diffusa oggi monsignor Castellucci, che con il suo consueto senso di spirito spiega: “In questi giorni ho ricevuto attestati di vicinanza da parte di alcuni di voi che, incontrandomi, sorridevano a labbra strette e mi davano una pacca sulla spalla, come si fa quando si porgono le condoglianze. Ringrazio per queste attenzioni, rassicurando comunque che il mio stato d’animo è di prevalente gratitudine a questa assemblea, in tutte le sue componenti: è stata definita da alcuni un’assemblea “ribelle”, ma è stata piuttosto un’assemblea viva: critica, leale, appassionata per la Chiesa e la sua missione". Una mozione approvata a stragrande maggioranza (favorevoli 835; contrari 12; astenuti 7) stabilisce che “l’Assemblea fissa un nuovo appuntamento per la votazione del Documento contenente le Proposizioni per sabato 25 ottobre”.
Lo scossone di Bergoglio
E dire che il sinodo italiano era partito con riluttanza. Papa Francesco aveva dato uno scossone quando, a Firenze nel 2015, aveva chiesto alla Cei di avviare “in modo sinodale” un approfondimento della propria esortazione apostolica Evangelii Gaudium, la mappa programmatica di una Chiesa “in uscita”, “in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione”. E non era successo niente. Personalità vicine a papa Francesco, come i gesuiti Antonio Spadaro e Bartolomeo Sorge, hanno tenuto il punto. E, tra timidezze e ritrosie, si sono fatti avanti i primi vescovi, che hanno manifestato il desiderio di un sinodo per la Chiesa italiana. Fino alla decisione, presa nel 2021, di avviare finalmente un cammino sinodale italiano. Che per lunghi mesi è sembrato più un esercizio retorico che un laboratorio di idee. Ma tra le fedeli e i fedeli, tra i teologi, nonché tra di versi vescovi, si è fatta pian piano strada l’idea che non era tempo perso, che era l’occasione per portare a galla nodi profondi, questioni controverse, temi di difficile soluzione.
Il precedente del sinodo mondiale
E del resto in Italia cala il numero di fedeli, i giovani si allontanano dalla Chiesa, le persone omosessuali continuano a essere emarginate, le donne poco valorizzate, qua e là emergono modelli alternativi di gestione delle parrocchie e delle diocesi, tante strutture sono ormai obsolete, si impongono drammi come quello degli abusi sessuali sui minori. Una prima assemblea sinodale, a novembre scorso, ha fatto emergere una presa di consapevolezza, che però è rimasta sottotraccia, sommersa dai bei discorsi ufficiali. A ottobre scorso, nel frattempo, papa Francesco ha concluso l’ultima assemblea del sinodo mondiale accettando il documento finale, frutto di lunghissime discussioni tra i padri e le madri sinodali, come testo magisteriale: secondo il Pontefice non c’era bisogno di aggiungere altro, bastava quello che aveva stabilito l’assemblea. E anche tra i partecipanti al sinodo italiano c’è chi si è detto: e perché noi no? E così è nata la rivolta.