Sinodo, mons. Castellucci: “Ascoltare e cambiare idea, ce lo insegna il Papa”
di Iacopo ScaramuzziAll’assemblea sinodale italiana si è sentita «l’aria di papa Francesco». Ne è convinto monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola Carpi, vicepresidente della Cei e presidente del comitato nazionale del cammino sinodale.
Ha raccontato che qualcuno le ha dato una pacca sulla spalla a mo’ di condoglianze, ma il suo discorso finale è stato accolto da una standing ovation: com’è andata?
«Il primo giorno una cinquantina di membri dell’assemblea sono intervenuti in modo molto critico nei confronti del documento, come se riducesse in modo inaccettabile la ricchezza del percorso fatto in questi anni. Era chiaro dagli applausi che molti condividevano questi interventi. Siccome io sono il responsabile di questo cammino, alcuni vescovi scherzosamente si sono avvicinati dicendomi: coraggio, siamo con te! Ma in realtà non mi sono mai sentito né in lutto e nemmeno triste perché ho visto subito un’assemblea che dentro le critiche voleva costruire».
Un’assemblea definita da alcuni rib…
All’assemblea sinodale italiana si è sentita «l’aria di papa Francesco». Ne è convinto monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola Carpi, vicepresidente della Cei e presidente del comitato nazionale del cammino sinodale.
Ha raccontato che qualcuno le ha dato una pacca sulla spalla a mo’ di condoglianze, ma il suo discorso finale è stato accolto da una standing ovation: com’è andata?
«Il primo giorno una cinquantina di membri dell’assemblea sono intervenuti in modo molto critico nei confronti del documento, come se riducesse in modo inaccettabile la ricchezza del percorso fatto in questi anni. Era chiaro dagli applausi che molti condividevano questi interventi. Siccome io sono il responsabile di questo cammino, alcuni vescovi scherzosamente si sono avvicinati dicendomi: coraggio, siamo con te! Ma in realtà non mi sono mai sentito né in lutto e nemmeno triste perché ho visto subito un’assemblea che dentro le critiche voleva costruire».
Un’assemblea definita da alcuni ribelle, ma che ha mostrato una Chiesa vivace…
«…intelligente, costruttiva, creativa: un’assemblea che ha costruito. Gli emendamenti arrivati, forse più di trecento, sono stati pensati, votati, discussi con intento costruttivo. Il testo non è bocciato ma rinviato a ottobre, dovrà essere ripresentato in forma molto più ampia, recuperando la ricchezza di questi quattro anni».
Progressisti contro conservatori, laici contro vescovi?
«No: ci sono posizioni diverse, e ci sono temi che vanno approfonditi. Si è cominciato a confrontarsi e questo è positivo».
Quanto ha influito la “sinodalità” di papa Francesco?
«Sicuramente lo stile che il Papa ha impresso, il fatto di avere individuato la sinodalità come compito della Chiesa per il terzo millennio, il fatto di avere riformato radicalmente l’istituto dei sinodi in modo che prendano avvio da una consultazione del popolo di Dio, tutto questo ha influito. Si sente l’aria di papa Francesco».
Lei ha notato che la Chiesa “non è composta da guide che tirano dritto come se avessero sempre ragione, cosa purtroppo molto diffusa oggi nelle tendenze sovraniste e dittatoriali”
«Oggi a tanti livelli le guide delle comunità, nazionale o locali, sono portate a affermare le loro idee nonostante tutto. Se la Chiesa facesse così non obbedirebbe allo Spirito, che soffia attraverso l’insieme dei fedeli».
Cosa si porta a casa dopo queste giornate intense?
«Un po’ di fatica personale — solo mercoledì le ore di riunione sono state diciassette — ma soprattutto gioia per avere visto una Chiesa che ha voglia di essere creativa nella società: non di tirare i remi in barca, o di essere aggressiva, o di scomparire tra le pieghe del mondo e delle sue mentalità a volte inaccettabili, ma di essere un segno creativo della presenza del Signore e del suo Vangelo».