Non succedeva dai tempi di papa Sisto!», scherza il cardinale Matteo Zuppi. E in effetti non accade spesso che la Conferenza episcopale italiana cancelli un’assemblea. È successo per la morte di Giovanni Paolo II e per la pandemia. Quella di maggio prossimo è stata sconvocata per un evento altrettanto straordinario: i vescovi avrebbero dovuto vidimare il documento approvato dall’assemblea sinodale, ma ieri padri e madri sinodali – un migliaio, oltre la metà laici – si sono rifiutati di votare il testo perché troppo generico, arido, vuoto. «Sembrava scritto 40 anni fa», taglia corto un partecipante.
Due interpretazioni
Non sarà la rivoluzione ma la cosa ha dell’eclatante. E ha due letture, una procedurale e l’altra più politica. La prima: gli innumerevoli contributi arrivati dalle 226 diocesi italiane sono stati riassunti in 46 mila battute e 50 proposizioni. I delegati arrivati in Vaticano non ci hanno ritrovato le tante questioni emerse in quattro anni di discussioni. Non che fossero…
Non succedeva dai tempi di papa Sisto!», scherza il cardinale Matteo Zuppi. E in effetti non accade spesso che la Conferenza episcopale italiana cancelli un’assemblea. È successo per la morte di Giovanni Paolo II e per la pandemia. Quella di maggio prossimo è stata sconvocata per un evento altrettanto straordinario: i vescovi avrebbero dovuto vidimare il documento approvato dall’assemblea sinodale, ma ieri padri e madri sinodali – un migliaio, oltre la metà laici – si sono rifiutati di votare il testo perché troppo generico, arido, vuoto. «Sembrava scritto 40 anni fa», taglia corto un partecipante.
Due interpretazioni
Non sarà la rivoluzione ma la cosa ha dell’eclatante. E ha due letture, una procedurale e l’altra più politica. La prima: gli innumerevoli contributi arrivati dalle 226 diocesi italiane sono stati riassunti in 46 mila battute e 50 proposizioni. I delegati arrivati in Vaticano non ci hanno ritrovato le tante questioni emerse in quattro anni di discussioni. Non che fossero tutti d’accordo, anzi, ma c’era troppo poco su omosessualità, ruolo delle donne, corresponsabilità nella gestione delle parrocchie, trasparenza di bilanci, abusi sessuali. Poco o niente sulla Cei, tanti «bisognerebbe», «è auspicabile», e sui temi sociali poco più di una riverniciatura bergogliana.
Come orsacchiotti al luna park
Una cinquantina di delegati hanno preso la parola per stroncare il documento, la presidenza ha aperto agli emendamenti ma si è capito presto che il testo sarebbe stato comunque bocciato. Monsignor Erio Castellucci si è preso la colpa: «Eravamo come gli orsacchiotti usati da bersaglio al luna park». È uno dei vescovi che più si è speso per fare decollare il sinodo e ha fatto proprio il malumore dell’assemblea. Mercoledì una riunione straordinaria del consiglio episcopale permanente ha deciso, all’unanimità, di riaprire le danze: voto annullato, nuovo testo da votare a fine ottobre, assemblea di maggio sconvocata. Standing ovation in aula, delegati in lacrime.
Sollecitazioni e riluttanze
Inimmaginabile fino a poco tempo fa. Perché – ed è la lettura più politica – il cammino sinodale italiano è stato convocato dopo molte sollecitazioni di papa Francesco e molte riluttanze. In quattro anni i fedeli, i teologi, ma gli stessi vescovi hanno scoperto un modo nuovo di essere Chiesa. Si può discutere, anche animatamente, non ci sono temi tabù. Il testo sterilizzava tutto. «Anni fa», dice un veterano, «alla fine avremmo abbozzato e votato». Questa volta no. —