Il regista Andrea Segre: “La mia Venezia stravolta dagli affitti brevi. Serve un limite per legge”
di Viola GiannoliAndrea Segre, regista, gira l’Europa con Berlinguer — La grande ambizione, ma ieri a Padova c’erano 250 persone a vedere il suo film del 2021 Welcome Venice dove Pietro e Alvise si scontrano in mezzo alla metamorfosi di Venezia, tra turismo e affitti brevi.
Dopo quattro anni, resta attuale.
«Quando l’ho immaginato, a Venezia, dove sono in parte cresciuto, l’impatto degli affitti brevi era già evidente, entrava nelle case, tra le famiglie: c’erano amici che mollavano il lavoro per fare i check-in, altri che affittavano stanze, altri ancora che affrontavano il trauma di lasciare la laguna per la terraferma per i prezzi insostenibili. La sharing economy già conviveva con il far west del business immobiliare. I produttori pensarono che il film nascesse da una mia preoccupazione per Venezia, non c’era ancora la percezione di un problema che avrebbe riguardato presto ogni città».
Cos’è cambiato dopo il film?
«Ho iniziato a incontrare urbanisti, architetti, attivisti per la casa e ho cap…
Andrea Segre, regista, gira l’Europa con Berlinguer — La grande ambizione, ma ieri a Padova c’erano 250 persone a vedere il suo film del 2021 Welcome Venice dove Pietro e Alvise si scontrano in mezzo alla metamorfosi di Venezia, tra turismo e affitti brevi.
Dopo quattro anni, resta attuale.
«Quando l’ho immaginato, a Venezia, dove sono in parte cresciuto, l’impatto degli affitti brevi era già evidente, entrava nelle case, tra le famiglie: c’erano amici che mollavano il lavoro per fare i check-in, altri che affittavano stanze, altri ancora che affrontavano il trauma di lasciare la laguna per la terraferma per i prezzi insostenibili. La sharing economy già conviveva con il far west del business immobiliare. I produttori pensarono che il film nascesse da una mia preoccupazione per Venezia, non c’era ancora la percezione di un problema che avrebbe riguardato presto ogni città».
Cos’è cambiato dopo il film?
«Ho iniziato a incontrare urbanisti, architetti, attivisti per la casa e ho capito che quella trasformazione era stata possibile perché non c’era alcuna regola. Con la campagna “Alta tensione abitativa” lanciammo una proposta di legge per un tetto agli affitti brevi: è ancora ferma in commissione. Intanto si sono mosse Bologna, la Toscana, ma manca una norma nazionale».
Nella sensibilità comune qualcosa è cambiato?
«Mi viene in mente un paragone: se nel ‘72 dicevi “mio figlio è stato assunto al petrolchimico”, ti facevano una festa; se lo dici ora ti fanno le condoglianze. Sugli affitti brevi c’è stato lo stesso passaggio culturale: se spiegavi che da due alloggi eri passato a gestirne 38 ti dicevano “wow”; adesso ti dicono “mi stai levando casa”».