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Femminicidi, ecco perché le ragazze continuano a essere in pericolo

(ansa)

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Il commento della scrittrice e politologa. La rete alimenta la violenza di genere e troppi maschi restano prigionieri di vecchi retaggi
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A quante di noi è accaduto di essere seguite per strada? A quante un fidanzato ha detto che non potevano uscire con le amiche o vestirsi come volevano? A quante è capitato di essere minacciate da un ragazzo che non si rassegnava per la fine di una relazione? Quante di noi, almeno una volta nella vita, hanno convissuto con la paura? Negli anni ho incontrato molte donne che hanno avuto questo tipo di esperienze. La prima, in ordine di tempo, purtroppo sono io.

Quando ero ragazzina questi comportamenti venivano considerati normali, parte integrante dei rapporti tra maschi e femmine. La legge allora non ci proteggeva: fino al 1996 lo stupro era considerato reato contro la morale e non contro la persona. Nessuna aveva mai sentito parlare di femminicidio. Lo stalking accadeva di continuo ma non c’erano le parole per dirlo.

Oggi il Codice penale è cambiato ma le nostre ragazze sono ancora in pericolo. Sara Campanella, studentessa di Messina, è stata uccisa in strada da un collega che la pe…

A quante di noi è accaduto di essere seguite per strada? A quante un fidanzato ha detto che non potevano uscire con le amiche o vestirsi come volevano? A quante è capitato di essere minacciate da un ragazzo che non si rassegnava per la fine di una relazione? Quante di noi, almeno una volta nella vita, hanno convissuto con la paura? Negli anni ho incontrato molte donne che hanno avuto questo tipo di esperienze. La prima, in ordine di tempo, purtroppo sono io.

Quando ero ragazzina questi comportamenti venivano considerati normali, parte integrante dei rapporti tra maschi e femmine. La legge allora non ci proteggeva: fino al 1996 lo stupro era considerato reato contro la morale e non contro la persona. Nessuna aveva mai sentito parlare di femminicidio. Lo stalking accadeva di continuo ma non c’erano le parole per dirlo.

Oggi il Codice penale è cambiato ma le nostre ragazze sono ancora in pericolo. Sara Campanella, studentessa di Messina, è stata uccisa in strada da un collega che la perseguitava da anni. Ilaria Sula, studentessa di Roma, è stata accoltellata dal fidanzato che ha buttato il corpo in una scarpata. A volte dicono che noi donne ci lamentiamo per niente: «Del resto, la parità è stata raggiunta da tempo». Altre volte ci accusano di avere le manie di persecuzione: «In fondo, ogni anno, si contano più omicidi che femminicidi». Ho solo una cosa da dire a chi ci rimprovera di fare le vittime: vergognatevi tutti. Scriverei volentieri di altro se voi la smetteste di ammazzarci.

Ancora oggi molti uomini considerano le donne oggetti sessuali; le relazioni sentimentali un modo per esercitare potere; e la gelosia, anche morbosa, un segno d’amore. La rete diffonde odio contro le donne. Esistono chat con 70mila iscritti dove gli utenti si scambiano consigli su come stuprarci e restare impuniti. La misoginia di Stato è una pratica adottata ormai anche in Occidente, negli Stati Uniti come in Ungheria.

Ad Andrew Tate, accusato di stupro e sfruttamento della prostituzione in Romania, è stato permesso di vivere in Florida. Trump e Musk lo considerano una risorsa preziosa per consolidare il loro consenso tra i giovani. Tate ha un profilo su X con più di dieci milioni di follower dal quale diffonde messaggi di odio: «Le donne sono tutte prostitute, è colpa loro se vengono stuprate, se una donna ti tradisce devi picchiarla».

Sara Campanella aveva scritto sui social che si amava troppo per stare con chiunque. Questa in inglese si chiama agency e cioè la capacità di una donna di decidere autonomamente della propria vita sessuale e sentimentale. Di fronte a questa indipendenza, i maschi si sentono persi. Credono di essere vittime del femminismo che ha insegnato alle ragazze ad essere libere nella scelta del proprio partner. Oggi, soprattutto nel mondo anglosassone, c’è una crescente consapevolezza di quanto la rete alimenti la violenza di genere. La radicalizzazione di molti giovani avviene nella manosfera, dove i maschi vengono spinti a vendicarsi delle donne che li rifiutano e li costringono a rimanere celibi. La violenza, per chi segue questa ideologia, è l’unico modo per annullare ogni progresso e tornare ai ruoli di genere tradizionali.

I femminicidi di Sara e Ilaria ci riguardano tutti, non solo chi le conosceva e voleva loro bene. Non si tratta di vicende isolate e sicuramente non dipendono dall’etnia degli assassini, come invece ha detto il ministro Nordio. La violenza di genere non ha passaporto e non appartiene a una particolare etnia, religione o classe sociale. È un fenomeno trasversale e globale.

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