Michele Vitacca è il capo del dipartimento pneumologico dell’Istituto Maugeri. A Brescia si occupa di riabilitazione respiratoria.
Cosa ci dicono le immagini da San Pietro sulle condizioni del Papa?
«Il mio giudizio è in chiaroscuro. Sicuramente c’è la sorpresa positiva, non aspettavamo che si presentasse già in pubblico. Il suo aspetto non mi è sembrato diverso, è rimasto robusto, e per certe patologie si tratta di un fattore protettivo: la malnutrizione per chi ha i problemi come i suoi non va bene. Sembrano poi ottimi stato cognitivo e comunicativo, ma i segni dei problemi ci sono: usa ancora l’ossigeno e quando parla è affaticato».
Perché la sua voce è debole?
«Perché per parlare si deve sviluppare un certo volume di aria, che viene mossa dal diaframma verso le cor…
Michele Vitacca è il capo del dipartimento pneumologico dell’Istituto Maugeri. A Brescia si occupa di riabilitazione respiratoria.
Cosa ci dicono le immagini da San Pietro sulle condizioni del Papa?
«Il mio giudizio è in chiaroscuro. Sicuramente c’è la sorpresa positiva, non aspettavamo che si presentasse già in pubblico. Il suo aspetto non mi è sembrato diverso, è rimasto robusto, e per certe patologie si tratta di un fattore protettivo: la malnutrizione per chi ha i problemi come i suoi non va bene. Sembrano poi ottimi stato cognitivo e comunicativo, ma i segni dei problemi ci sono: usa ancora l’ossigeno e quando parla è affaticato».
Perché la sua voce è debole?
«Perché per parlare si deve sviluppare un certo volume di aria, che viene mossa dal diaframma verso le corde vocali. Lui ha problemi cronici ai bronchi, magari con ingombro catarrale, e tutto questo riduce il flusso di aria alle corde vocali. Ogni nuovo atto respiratorio, e di deglutizione, fa bruciare più ossigeno».
Il Papa usa il nasello, come mai?
«Di giorno ha le cannule nasali con uno “stroller”, cioè un contenitore di ossigeno liquido con il quale le persone possono andare in giro. Si tratta di una specie di zainetto, lui lo aveva sulla carrozzina. È il classico ossigeno liquido, usato da tanti nostri pazienti. Poi quasi sicuramente ha ricevuto a casa l’ossigeno ad alti flussi, quello che gli davano nella fase subacuta, cioè un sostegno più importante. Lo usa di notte, che è la fase più critica perché stando supini la capacità di volume polmonare si riduce e chi ha i suoi problemi diventa più ipossico e probabilmente fa anche piccole apnee».
Potrà smettere di usare l’ossigeno?
«È abbastanza difficile dirlo. Io sono un po’ pessimista, nel senso che si è cronicizzato e piccoli flussi dovrà mantenerli nel tempo. Sarebbe già un bel passo se riuscisse a togliere il sostegno con i naselli di giorno. Di notte è più difficile, bisogna aspettare mesi per capire se eliminare il sostegno».
Nel video sembra che il Papa abbia problemi a muovere le braccia. Quale può essere il motivo?
«Sì, appariva un po’ rigido. Come se facesse fatica a sollevare le braccia. Non c’è un nesso con i problemi respiratori. Sembra una questione di debolezza e visto che è stato settimane a letto potrebbe esserci una po’ di blocco dei muscoli sulle spalle. Ma è solo un’ipotesi».
Quanta fisioterapia fa il Papa?
«In un paziente come lui, il minimo è un’ora e mezzo la mattina e un’ora e mezzo il pomeriggio. Probabilmente ora fa assistenza alla deambulazione, lo alzano per fargli fare un po’ di passi. Poi fa esercizi respiratori e di pulizia delle via aeree, delle secrezioni. Gli avranno portato a casa la “macchina per la tosse”, cioè dei boccagli che vibrando aspirano il catarro».