A Lampedusa 1.400 arrivi in 48 ore, altri 300 naufraghi salvati dalle ong
di Alessia CanditoMillequattrocentonove persone soccorse davanti a Lampedusa in poco più di quarantotto ore, altre trecento salvate da navi e velieri ong. Alla prima finestra di bel tempo dopo settimane di tempesta il Mediterraneo si è nuovamente riempito di barchini in vetroresina, vecchi gommoni e carrette di legno. Con la nuova ondata di repressione contro i migranti subsahariani in Libia e Tunisia, partire non è una scelta, ma un modo per salvarsi la vita.
Ecco perché qualsiasi mezzo è buono pur di allontanarsi da posti come Tripoli, dove persino l’assistenza medica agli stranieri è considerato un “crimine contro la sicurezza dello Stato”, tanto grave da mettere al bando Unhcr e dieci ong. E non va meglio in Tunisia, dove con cadenza regolare centinaia di persone vengono rastrellate nelle periferie di Sfax per poi essere abbandonate nel deserto al confine con l’Algeria, o vendute alle milizie al confine con la Libia.
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La maggior parte dei barchini, così malandati da essere definiti dall’Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni, “unfit to sail”, non fatti per la navigazione, sono stati recuperati da Finanza, Guardia Costiera o flotta civile mentre, con difficoltà, tentavano di raggiungere l’isola. Solo alcuni sono riusciti a raggiungere autonomamente Lampedusa, uno si è schiantato sugli scogli di Cala Galera e solo grazie alle clementi condizioni del mare quel naufragio non si è trasformato nell’ennesima tragedia. Le quindici persone che viaggiavano su quel guscio, sono riuscite a arrampicarsi sulla scogliera scoscesa senza che onde e gorghi li risucchiassero via. Ma qualcuno che a Lampedusa puntava, sull’isola non è arrivato mai.
Nella giornata di ieri, l’equipaggio di Mediterranea a bordo del veliero Safira ha avvistato un corpo, confuso fra i rottami di una barca che un tempo doveva essere stata gialla. “Era un ragazzo nero della presumibile età compresa tra i 15 e i 25 anni, che indossava un giubbino di colore beige”, spiega il team di soccorso. La barca ha invertito la rotta per tentare il recupero del cadavere, ma improvvisamente è stato inghiottito dai flutti e è scomparso. Per oltre tre ore, l’equipaggio ha continuato a pattugliare la zona alla ricerca di corpi o superstiti, ma la ricerca si è rivelata vana. “Sono state subito allertate le Autorità competenti”, come inutilmente è stato fatto qualche ora dopo quando l’equipaggio ha avvistato un barchino con il motore in avaria proveniente dalla Tunisia con 28 persone stremate a bordo, accompagnate nella notte a Lampedusa.
Life Support di Emergency in tre diversi interventi ne ha salvate 215, fra cui 83 bambini e adolescenti che viaggiavano da soli, 53 donne, alcune delle quali con bimbi molto piccoli e molti ustionati da carburante, che mischiato all’acqua di mare diventa quasi un acido che corrode i corpi di chi viaggia su carrette e gommoni sgonfi che tentano la traversata. Alcuni di loro, hanno raccontato ancora terrorizzati al team di soccorso una volta portati al sicuro a bordo, hanno visto sparire fra le onde quattordici compagni di viaggio, caduti in acqua prima che arrivassero i soccorsi. Tutti avrebbero avuto necessità di sbarcare al più presto per ricevere cure mediche, sostegno psicologico e assistenza, ma solo 44 sono state ritenute dalle autorità tanto vulnerabili da essere trasbordate nella notte su un mezzo della Guardia Costiera davanti a Siracusa. Tutte le altre dovranno proseguire il viaggio, che solo a causa di una forte ondata di maltempo in arrivo non durerà altri quattro giorni ancora. Le autorità che in precedenza avevano individuato Ancona come unico porto sicuro disponibile, in mattinata hanno deciso di spedire la Life Support a Napoli, dove dovrebbe arrivare domani mattina.
A Salerno ha invece calato l’ancora oggi la nave di soccorso basca Aita Mari, con a bordo 108 persone soccorse nei giorni scorsi. “Questa missione numero 15 dell’Aita Mari – spiega l’equipaggio - potrebbe essere l’ultima prima dell’ingresso nel vigore del nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo, una legislazione che mira a criminalizzare e castigare il lavoro delle organizzazioni umanitarie che salvano la vita nel Mediterraneo. Il nuovo quadro normativo, che apre la porta all’esternalizzazione delle frontiere e ai cosiddetti hub in Paesi terzi, sdoganando il modello voluto dal governo di Giorgia Meloni, potrebbe significare una violazione sistematica dei diritti umani delle persone che chiedono protezione internazionale”.