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Albania, forse domattina il trasferimento di quaranta migranti da Brindisi

(ansa)

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Il 31 marzo il ministro Piantedosi aveva dato per ‘imminente’ l’operazione ma qualcosa la sta rallentando. Tra l’altro gli agenti reclamano i compensi delle precedenti operazioni
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Gjader – Una missione top secret. La fase due del trasferimento dei migranti in Albania, prevista dalla Puglia in queste ore, forse già domani mattina, sta avvenendo nel segno dell’oscurità. O della “opacità”, come la definisce la deputata del Pd Rachele Scarpa, che ha visitato per due volte il centro di Gjader in compagnia degli avvocati e dei mediatori del tavolo asilo e immigrazione ma non è riuscita a ottenere nessuna certezza.

Oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che “a brevissimo è previsto il trasferimento dei primi quaranta stranieri irregolari al fine del loro successivo allontanamento verso i Paesi di origine”. Aveva annunciato tempi imminenti, però, già il 31 marzo: “Una settimana, al massimo dieci gior…

Gjader – Una missione top secret. La fase due del trasferimento dei migranti in Albania, prevista dalla Puglia in queste ore, forse già domani mattina, sta avvenendo nel segno dell’oscurità. O della “opacità”, come la definisce la deputata del Pd Rachele Scarpa, che ha visitato per due volte il centro di Gjader in compagnia degli avvocati e dei mediatori del tavolo asilo e immigrazione ma non è riuscita a ottenere nessuna certezza.

Oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che “a brevissimo è previsto il trasferimento dei primi quaranta stranieri irregolari al fine del loro successivo allontanamento verso i Paesi di origine”. Aveva annunciato tempi imminenti, però, già il 31 marzo: “Una settimana, al massimo dieci giorni”. La decade è già trascorsa ma qualcosa sta rallentando la pianificazione. Probabilmente l’attesa delle “determinazioni della corte di giustizia europea”, come sembra suggerire lo stesso titolare del Viminale. Oppure altri intoppi, la resistenza dei migranti da trasferire o la necessità di sterilizzare i ricorsi che i legali quasi sicuramente presenteranno e che potrebbero portare a nuovi giudizi. Insomma, dopo tre viaggi a vuoto, il governo non vuole andare incontro a un altro flop proprio mentre gli italiani si preparano alle festività pasquali.

A Shëngjin non si vedono neanche gli Iveco Daily della polizia e gli altri mezzi mobili della guardia di finanza e dei carabinieri, solitamente parcheggiati all’esterno dell’hotel Rafaelo, dove alloggia il personale impiegato nella missione con una maggiorazione di stipendio di cento euro in più al giorno. Soldi che però tardano ad arrivare. “Noi chiediamo che siano saldate le missioni precedentemente svolte”, dice Pietro Colapietro, della Cgil. Il personale della Medihospes, la cooperativa che si occupa della gestione di Gjader e dell’hotspot di Shëngjin, però, è rientrato in servizio da diversi giorni. E tra stasera e domani arriverà un nuovo contingente delle forze dell’ordine. La previsione è che a trasportare i migranti domani mattina dal porto di Brindisi sarà la nave della marina militare “Libra”, la stessa dei primi due trasferimenti, che sarà poi ceduta dal governo italiano all’Albania grazie a un protocollo d’intesa sottoscritto pochi giorni fa a Durazzo. A bordo, però, non ci sarà nessuno dei 46 ospiti del centro di permanenza e rimpatrio brindisino di Restinco, come ha fatto sapere il presidente del comitato permanente della protezione civile pugliese Maurizio Bruno dopo aver visitato la struttura. I candidati alla nuova rappresentazione voluta alla vigilia delle Palme dal governo Meloni, liberamente ispirata alle plateali espulsioni messe in scena negli Stati Uniti da Donald Trump, arriveranno forse dai cpr di Ponte Galeria, a Roma, o da Trapani. E arriveranno in pullman sulla banchina di Brindisi, pronti per l’imbarco e scortati da ottanta agenti, due per ogni migrante.

Restano però i dubbi degli esponenti di associazioni come Francesco Ferri, di Action Aid, e l’avvocato Gennaro Santoro, che hanno tempestato i funzionari della polizia che gestiscono il centro di Gjader di domande su come saranno garantite l’assistenza sanitaria e legale, su come è previsto che avvengano i rimpatri, se in aereo da Tirana o dall’Italia dopo mesi di permanenza di Albania, su come sono stati selezionati i migranti da espellere. Ma mentre già si lavora all’ampliamento del centro di permanenza e rimpatrio, attualmente di soli 48 posti, il caso dei due “italian migration center” è ormai entrato in pieno nella campagna elettorale dell’Albania, dove a maggio si vota per il rinnovo del parlamento. Gjin Gjoni, del Partito democratico di centrodestra, all’opposizione, soffia sul fuoco della rabbia dei residenti di Lezhe, il capoluogo nel cui comprensorio ricadono i centri di Gjader e di Shëngjin: “La città pretende turisti e investimenti, ma il premier Edi Rama porta gli emigranti africani espulsi dall’Italia! L’obiettivo finale è trasformare Lezhe nella Lampedusa dei Balcani”.

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