Graziano Mesina, i sequestri e la grazia: ritratto del bandito e di una Sardegna che non c’è più
di Brunella GiovaraUomo di sicuro successo nel suo settore (delinquenza, più o meno organizzata) Graziano Mesina si trova ora a giocare il finale di partita, cercando di uscirne vivo e soprattutto di non perdere il nome, la fama, la gloria al nero che si è costruito fin da bambino.
“Su banditeddu”, uomo di parola e di onore, mito della Sardegna rurale del tempo che fu, che oggi relega giustamente i personaggi della sua categoria a folclore, resti del passato, più o meno come i nuraghi. Su quel mito ha sempre campato benissimo. Non che abbia avuto una vita facile, avendo passato gran parte della vita in carceri e supercarceri – vista la naturale tendenza all’evasione – come Macomer, Nuoro, Viterbo, Spoleto, Sassari, Lecce. E Novara, Vercelli, Cuneo, Fossombrone, Voghera. Infine, Opera, la massima sicurezza di Milano, dove se ne stava in cella singola, e fino a pochi anni fa in quella accanto c’era il milanese Vallanzasca, altro relitto del passato, attualmente trasferito in una Rsa per problemi gravi, ne…
Uomo di sicuro successo nel suo settore (delinquenza, più o meno organizzata) Graziano Mesina si trova ora a giocare il finale di partita, cercando di uscirne vivo e soprattutto di non perdere il nome, la fama, la gloria al nero che si è costruito fin da bambino.
“Su banditeddu”, uomo di parola e di onore, mito della Sardegna rurale del tempo che fu, che oggi relega giustamente i personaggi della sua categoria a folclore, resti del passato, più o meno come i nuraghi. Su quel mito ha sempre campato benissimo. Non che abbia avuto una vita facile, avendo passato gran parte della vita in carceri e supercarceri – vista la naturale tendenza all’evasione – come Macomer, Nuoro, Viterbo, Spoleto, Sassari, Lecce. E Novara, Vercelli, Cuneo, Fossombrone, Voghera. Infine, Opera, la massima sicurezza di Milano, dove se ne stava in cella singola, e fino a pochi anni fa in quella accanto c’era il milanese Vallanzasca, altro relitto del passato, attualmente trasferito in una Rsa per problemi gravi, neurocognitivi, insomma non è più il bel René che molte ancora ricordano.
E il Mesina giovane e adulto, non ancora vecchio come adesso è, aveva un suo fascino selvatico, che ancora si sentiva andando dalle sue parti, unito a un certo fastidio per voler sempre e comunque ricondurre la Sardegna a quel passato povero e illegale. I servi pastori, i banditi, le pecore. Non c’era ancora la Costa Smeralda, che pure ha avuto un posto d’onore nella sua carriera, ed era il tempo del sequestro Kassam. I sardi avevano rapito il bambino, e gli avevano pure tagliato un orecchio, ma erano altri sardi da lui, che forse conosceva, forse no. Lo Stato decise di ingaggiarlo, uomini dei servizi segreti lo istruirono per bene mentre si trovava al confino a Marzanotto, in provincia di Asti. Fateh Kassam in persona, gli chiese aiuto, e lui riuscì incredibilmente a far liberare il bambino.
Ma come poteva rinunciare alla personale ribalta (infatti una sera apparve d’incanto in diretta sul Tg1, assieme al giornalista inviato sul posto), e fu lui ad annunciare la svolta. Che successo, sicuramente ci fu una qualche ricompensa, che poi sprecò negli anni a venire, quando il Ros dei carabinieri lo arrestò per traffico d’armi, il generale Delfino in persona lo presentò come vinto, in una passerella da telecamere, lui che avanzava in manette, ebbe appena il tempo di gridare “io sono Mesina!” (e altre cose confuse), ma era destinato alla galera, ancora una volta. Ha avuto la grazia, su sua richiesta peraltro, firmata dall’allora presidente Ciampi. Non ne ha fatto buon uso, nella caparbia sua volontà di essere sempre protagonista, più nel male che nel bene.
Qualcosa del genere era successo a un altro bandito famoso, che fece una pessima fine e si chiamava Salvatore Giuliano. Essere qualcuno, e famoso, costi quel che costi. Mesina non è morto ammazzato come quell’altro, ed è sempre sopravvissuto agli eventi - grazie ai molti buoni rapporti con i servizi segreti - e persino alle pericolose frequentazioni che si facevano nelle carceri, una volta, come i Nar, e i terroristi rossi che allora riempivano le carceri di massima sicurezza, resistenti o più o meno pentiti o sulla via della dissociazione. E ha pure fatto la guida turistica, nella Orgosolo già piena di turisti desiderosi del brivido, vantandosi della propria carriera e infine cercando altra vita, e quindi evadendo ancora una volta dagli obblighi. Catturato dopo molte battute dei Cacciatori di Sardegna, su per il Supramonte che per lui era casa, poi arrestato in una villetta di Desulo dal Ros dei carabinieri, e trasferito a Badu ‘e Carros, poi a Opera, che è la morte civile. Ne esce ora, perché troppo malato. Ne esce un mito, ancora, ed è quello che ha sempre voluto, e vuole ancora, e fino alla morte.