Paragon, i server in Italia. “Si può sapere chi spiava”
di Tommaso Ciriaco , Giuliano FoschiniRoma – L’Italia potrebbe sapere chi ha spiato il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato. «Ciascun cliente ha i database del software», quindi è possibile risalire a chi ha dato il via libera alle intercettazioni sulle singole utenze senza passare da noi. È quello che, in sintesi, hanno spiegato i legali di Paragon, la società di software house israeliana nella loro audizione al Copasir, ricostruendo i passaggi che hanno portato all’acquisizione del software in Italia.
Paragon, hanno spiegato, non ha mai venduto il suo software ad attori “non statali”. All’estero come in Italia. La sospensione del contratto è arrivata dopo le notizie di stampa che raccontavano l’uso «fuori dalla policy» nei confronti, cioè, di attivisti e di giornalisti. Un…
Roma – L’Italia potrebbe sapere chi ha spiato il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato. «Ciascun cliente ha i database del software», quindi è possibile risalire a chi ha dato il via libera alle intercettazioni sulle singole utenze senza passare da noi. È quello che, in sintesi, hanno spiegato i legali di Paragon, la società di software house israeliana nella loro audizione al Copasir, ricostruendo i passaggi che hanno portato all’acquisizione del software in Italia.
Paragon, hanno spiegato, non ha mai venduto il suo software ad attori “non statali”. All’estero come in Italia. La sospensione del contratto è arrivata dopo le notizie di stampa che raccontavano l’uso «fuori dalla policy» nei confronti, cioè, di attivisti e di giornalisti. Una sospensione che per il momento resta tale: il contratto è sospeso almeno fino al termine di quella che l’azienda ha chiamato una “due diligence” ma che in realtà è una vera indagine che il Copasir sta compiendo e che si concluderà nelle prossime settimane con la relazione al parlamento.
La questione gira attorno alle intercettazioni effettuate sugli attivisti di Mediterranea e sul giornalista Francesco Cancellato, direttore di Fanpage. Se infatti – come Repubblica aveva raccontato – è provato che sono state effettuate, con tutte le autorizzazioni del caso, intercettazioni preventive, in un lavoro di contrasto sull’immigrazione clandestina, su Luca Casarini e altri esponenti dell’Ong, resta il caso Cancellato.
Governo e Servizi hanno negato di aver mai ascoltato il direttore di Fanpage. Paragon ieri ha escluso che possano averlo fatto agenzie private perché il software non era e non poteva essere loro in uso. Chi allora? È una domanda che si stanno ponendo anche le procure che indagano sulla vicenda Paragon. La direzione nazionale antimafia ha preso il coordinamento delle indagini nate dalle denunce degli “spiati” in tutta Italia (Roma, Napoli, Bologna, Palermo e Venezia). Ci sono state già diverse riunioni nelle quali si è fatto un punto e ci si è divisi i compiti su come muoversi. Da quanto risulta a Repubblica, sono in attesa di ricevere alcuni elementi e, a stretto giro, si procederà con delle richieste di rogatorie per ottenere i dati da Paragon. Potrebbero però non essere necessarie.
In un primo momento si era detto che i server della società fossero soltanto all’estero (è uno dei motivi per cui le procure non avrebbero potuto utilizzare il software) e, dunque, da fuori Italia devono arrivare le informazioni per ricostruire una vicenda complessa. In realtà la società ha spiegato che la risposta può arrivare anche dall’Italia: i database vengono dati anche a chi acquista il servizio (costosissimo: 30 milioni di euro vale il contratto firmato con i Servizi ha scritto Il Fatto quotidiano) e dunque per sapere chi ha spiato Francesco Cancellato potrebbe bastare chiedere alla nostra intelligence. Non è scontato però che la risposta possa arrivare. Perché i Servizi hanno sempre negato che Cancellato sia stato un target. E, proprio al Copasir, sono state sollevate una serie di distinguo tra le attività fatte sul telefono di Cancellato e quelle di Casarini e gli altri di Mediterranea.
Su tutto questo proverà a fare un po’ di chiarezza anche il Comitato per la sicurezza che nel giro di due settimane dovrebbe consegnare al Parlamento la relazione in cui si fa il punto sulle audizioni e si indicano anche le strade da intraprendere per regolamentare un sistema – quello dei captatori informatici – che invece al momento è assai deregolamentato. È l’obiettivo che si è posto anche Giovanni Melillo, il numero uno della Dna, non a caso, ha assunto il coordinamento delle diverse indagini.