Milano – Prada fa shopping, e con un assegno da 1,25 miliardi si compra Versace. Insieme al gruppo della Medusa, nasce un polo di marchi italiani che, a fine 2024, avrebbe fatturato 6,3 miliardi di euro con un utile operativo di 1,26 miliardi. «Siamo lieti di accogliere Versace nel gruppo Prada — ha commentato Patrizio Bertelli, che del gruppo è presidente e ad — e di avviare un nuovo capitolo per un marchio con cui condividiamo un impegno costante verso la creatività la cura del prodotto e un forte patrimonio culturale».
Un’operazione che segna un cambio di passo nella strategia del gruppo, e che è stata giudicata coraggiosa dagli analisti, dato che il momento dei mercati e anche del comparto del lusso non è dei migliori.
Nessuna sovrapposizione tra marchi
«Tra Vers…
Milano – Prada fa shopping, e con un assegno da 1,25 miliardi si compra Versace. Insieme al gruppo della Medusa, nasce un polo di marchi italiani che, a fine 2024, avrebbe fatturato 6,3 miliardi di euro con un utile operativo di 1,26 miliardi. «Siamo lieti di accogliere Versace nel gruppo Prada — ha commentato Patrizio Bertelli, che del gruppo è presidente e ad — e di avviare un nuovo capitolo per un marchio con cui condividiamo un impegno costante verso la creatività la cura del prodotto e un forte patrimonio culturale».
Un’operazione che segna un cambio di passo nella strategia del gruppo, e che è stata giudicata coraggiosa dagli analisti, dato che il momento dei mercati e anche del comparto del lusso non è dei migliori.
Nessuna sovrapposizione tra marchi
«Tra Versace e gli altri marchi del gruppo non ci sono sovrapposizioni — spiega Lorenzo Bertelli, erede della maison e uno dei grandi sostenitori dell’acquisizione — siamo entusiasti di lavorare con un marchio che ha un dna diverso, e che vogliamo riportare al successo in un percorso di evoluzione, come quello fatto con Miu Miu, e in cui vediamo un grandissimo potenziale». La trasformazione sarà un processo lungo, che parte dai negozi (con una spinta sulle boutique a scapito degli outlet), dal prodotto (dove Prada ha un grande savoir faire industriale che va dall’abbigliamento alla maglieria, dalle scarpe alle borse) e dalla creatività, affidata a Dario Vitale, che fino a dicembre era il braccio destro di Miuccia Prada in Miu Miu. «Mia madre non sarà coinvolta nella creatività — spiega Lorenzo — ma sarà impegnata in questo progetto nel suo ruolo di azionista di riferimento». Del resto l’estetica di Miuccia Prada è molto diversa da quella di Versace, e questa diversità è un valore che il gruppo intende preservare. «Quando Dario Vitale ci ha detto che voleva andare da Versace abbiamo provato a trattenerlo — precisa l’ad Andrea Guerra — e ora siamo felici di accoglierlo insieme ai tanti talenti creativi che il gruppo possiede. Questo è un progetto che si basa sulle sinergie che riusciremo a realizzare incrementando i fatturati di tutti i marchi, non sul taglio dei costi o delle efficienze che potremmo realizzare insieme. Questo è un business di persone e talenti».
Confermati i partner
Anche l’ad di Versace, Emmanuel Gintzburger, rimarrà in questa prima fase al suo posto. Come confermati sono i partner italiani di Versace nelle licenze ovvero, EssilorLuxottica per gli occhiali e EuroItalia per i profumi. Quanto ai numeri, il prezzo pagato da Prada per una griffe che dovrebbe chiudere il 2025 con ricavi in calo a 815 milioni di dollari, e con i conti in rosso, secondo gli analisti è comunque interessante: corrisponde a 1,3 volte il fatturato e punta sul grande potenziale di un marchio che ha una notorietà internazionale, e che rappresenta appena il 13% del fatturato del nuovo gruppo che lo accoglie. Prada, che vive un momento d’oro anche grazie all’exploit di Miu Miu che ha triplicato il fatturato in tre anni superando quota 1,2 miliardi, ha in cassa metà delle risorse (600 milioni a fine anno) ma ha comunque chiesto a Intesa Sanpaolo e Bnp Paribas, prestiti fino a 1,5 miliardi, per finanziare oltre l’acquisizione anche il rilancio della maison. L’americana Capri Holding, che nel 2018 aveva rilevato Versace per 1,83 miliardi di euro, ha perso soldi (incassando 580 milioni in meno del prezzo pagato 7 anni fa), non è riuscita a compiere il rilancio sperato, ma ieri si è detta comunque felice di consegnare la Medusa in ottime mani. «Siamo convinti che Prada sia l’azienda perfetta — ha detto ieri l’ad di Capri John Idol — per guidare ulteriormente Versace nella sua prossima era di crescita e successo».
Il marchio Versace torna italiano
Festeggia il venditore, il compratore e anche il Paese. «Un marchio storico del made in Italy torna italiano — afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso — rappresenta un segnale forte al mercato e consolida la leadership del nostro Paese nel settore della moda».