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Addio alla cannabis light tra i vigneti doc senesi. “È come vietare la salvia”

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Viaggio a Montepulciano dove due giovani imprenditori coltivano canapa esportata nel mondo. Lo stop dal dl Sicurezza
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Montepulciano (Siena) – Le vigne sono già popolate da persone al lavoro. Aprile è il mese in cui le piante che iniziano a germogliare vanno protette da malattie e parassiti. Siamo in zona di Nobile, uno dei grandi Sangiovese toscani, e di Rosso di Cortona, ma qualche campo sfugge al ricchissimo business del vino, anche per i limiti produttivi imposti dai consorzi. Così spuntano macchie di terra appena lavorata in mezzo ad appezzamenti già verdi che valgono oro. Una di queste, quasi 5 ettari, è di due giovani di Montepulciano (Siena) che con altri stanno disegnando una nuova strada, che recupera le tradizioni del passato rurale italiano: la coltivazione di canapa. Nel loro campo in un anno producono 2 tonnellate di fiori della cosiddetta cannabis light.

I fiori in magazzino spediti in Francia

In questi giorni le piantine sono ancora nelle serre, è troppo presto per portarle nel campo. Mattia Olivieri e Alessandro Avignonesi (un cognome che nella zona ha fatto la storia del vino) hann…

Montepulciano (Siena) – Le vigne sono già popolate da persone al lavoro. Aprile è il mese in cui le piante che iniziano a germogliare vanno protette da malattie e parassiti. Siamo in zona di Nobile, uno dei grandi Sangiovese toscani, e di Rosso di Cortona, ma qualche campo sfugge al ricchissimo business del vino, anche per i limiti produttivi imposti dai consorzi. Così spuntano macchie di terra appena lavorata in mezzo ad appezzamenti già verdi che valgono oro. Una di queste, quasi 5 ettari, è di due giovani di Montepulciano (Siena) che con altri stanno disegnando una nuova strada, che recupera le tradizioni del passato rurale italiano: la coltivazione di canapa. Nel loro campo in un anno producono 2 tonnellate di fiori della cosiddetta cannabis light.

I fiori in magazzino spediti in Francia

In questi giorni le piantine sono ancora nelle serre, è troppo presto per portarle nel campo. Mattia Olivieri e Alessandro Avignonesi (un cognome che nella zona ha fatto la storia del vino) hanno 35 e 27 anni e sono al lavoro in un capannone di 650 metri quadrati. Stanno finendo di riempire scatoloni con sacchi da un chilo di fiori di cannabis. “Ne abbiamo circa 250 dell’ultimo raccolto. Li spediamo subito in Francia, per non farceli sequestrare”, raccontano. Il dl Sicurezza, firmato venerdì dal presidente Mattarella, ha vietato la coltivazione, la lavorazione e la vendita dei fiori e una filiera produttiva è destinata a finire in ginocchio. I due imprenditori toscani non fanno eccezione e presto dovranno decidere se e come proseguire la loro attività. Oggi sono una delle punte di diamante nel campo della coltivazione della canapa, per la quantità di prodotto che vendono, soprattutto all’estero, e anche per la qualità, considerata molto buona. Dove nascono grandi vini viene bene anche la marijuana, evidentemente.

Lo stop del governo

Il governo ha deciso di vietare il cbd, cioè il cannabidiolo, un principio attivo che anche secondo l’Oms non è drogante ed è contenuto nei fiori di marijuana light. Si fuma o si usa in tisane e sotto forma di olio per le proprietà rilassanti. Il thc, la sostanza drogante presente nella cannabis, in quella light deve essere sotto il limite di 0,6% proprio per non avere effetti stupefacenti su chi la consuma. Ma al governo italiano non basta, vede un pericolo anche nel cbd, legale praticamente in tutto il mondo.

La storia di Mattia e Alessandro

“Siamo partiti intorno al 2020 — dicono Mattia e Alessandro — All’inizio non è stato facile trovare un terreno. Ci dicevano “fate la droga, non ve lo affitto”. Poi finalmente abbiamo incontrato una persona più aperta mentalmente”. Ci sono voluti un paio d’anni per convincere i vicini sulla natura della pianta coltivata e sulla serietà del lavoro. “Siamo cresciuti velocemente. Oggi coltiviamo 35 mila piante, da maggio a novembre. Il fatturato 2024 è stato di 350 mila euro”. “Area cbd”, questo il nome dell’azienda, ha cinque dipendenti fissi più un’altra ventina stagionali. Dopo l’essiccazione, la gran parte dei fiori viene spedita all’estero. L’Italia è il più grande produttore europeo, il 70% della cannabis light consumata nel continente arriva dal nostro Paese.

"Buttati 50 mila euro”

I due imprenditori avevano progetti di espansione. «Volevamo avviare la coltivazione indoor e abbiamo ottenuto finanziamenti europei per i pannelli fotovoltaici sul tetto». Il dl ha cambiato tutto. Intanto sono stati spediti all’estero i 250 chili di fiori in magazzino. Poi, ovviamente, è in forse la produzione di quest’anno. “Abbiamo già investito 50 mila euro, potremmo perderli”. E dopo? “Aspettiamo di capire cosa fanno anche gli altri produttori. È come se avessero vietato la salvia, il basilico o la camomilla”. Sicuramente ci saranno dei ricorsi contro il dl Sicurezza, anche all’Europa. “Ma questo lavoro non lo lasciamo, piuttosto spostiamo la produzione nel Sud della Francia”, dicono Mattia e Alessandro. La stessa idea frulla in testa, probabilmente, a tanti grandi coltivatori. Per i piccoli il futuro è grigio. Nel settore operano 3 mila aziende per un giro d’affari, con l’indotto, di quasi 2 miliardi. I lavoratori sono 22 mila. Tanti rischiano di rimanere a casa per la crociata contro una sostanza, il cbd, che non è stupefacente ed è assai meno pericolosa di altre del tutto legali. Come alcol e nicotina.

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