✕

Offerte per le messe, giro di vite di papa Francesco contro i preti che se ne approfittano

Ascolta l'audio

In vigore da Pasqua un decreto del dicastero del Clero che frena la possibilità di cumulare le intenzioni senza avvertire i fedeli o trattenere tutte le donazioni
2 minuti di lettura

Offerte distinte cumulate in una sola messa, fedeli non informati, intenzioni infilate dietro compenso in una semplice liturgia della parola anziché una vera e propria celebrazione eucaristica. Troppi abusi, e l’odore del “commercio del sacro”, hanno convinto il Vaticano a intervenire con un giro di vite normativo che entra in vigore in tutto il mondo a Pasqua, domenica prossima.

Maggiore trasparenza

Il decreto, firmato dal prefetto del dicastero del Clero, il cardinale sudcoreano Lazzaro You Heung sik, e approvato da papa Francesco la domenica delle Palme, aggiorna la “disciplina relativa alle intenzioni delle Sante Messe” e alle offerte collegate, introducendo regole più chiare per garantire trasparenza, correttezza e rispetto della volontà dei fedeli.

Offerte e intenzioni

Al centro dell’intervento normativo vi è l’antica prassi di fare un’offerta al sacerdote per la celebrazione della Messa per una determinata intenzione: l’obiettivo più diffuso è raccomandare a Dio l’anima di una …

Offerte distinte cumulate in una sola messa, fedeli non informati, intenzioni infilate dietro compenso in una semplice liturgia della parola anziché una vera e propria celebrazione eucaristica. Troppi abusi, e l’odore del “commercio del sacro”, hanno convinto il Vaticano a intervenire con un giro di vite normativo che entra in vigore in tutto il mondo a Pasqua, domenica prossima.

Maggiore trasparenza

Il decreto, firmato dal prefetto del dicastero del Clero, il cardinale sudcoreano Lazzaro You Heung sik, e approvato da papa Francesco la domenica delle Palme, aggiorna la “disciplina relativa alle intenzioni delle Sante Messe” e alle offerte collegate, introducendo regole più chiare per garantire trasparenza, correttezza e rispetto della volontà dei fedeli.

Offerte e intenzioni

Al centro dell’intervento normativo vi è l’antica prassi di fare un’offerta al sacerdote per la celebrazione della Messa per una determinata intenzione: l’obiettivo più diffuso è raccomandare a Dio l’anima di una persona defunta, ma l’intenzione può essere anche per persone vive, per un sacerdote, per il Papa o per un Sinodo, e ancora per un anniversario di matrimonio o di ordinazione, per i cristiani perseguitati, per la pace e la giustizia e via dicendo. Vi è anche l’intenzione passe-partout “per qualunque necessità”.

“Non è un prezzo di vendita”

L’offerta è un modo del fedele di “unirsi più strettamente al Sacrificio Eucaristico aggiungendovi un sacrificio proprio e collaborando alle necessità della Chiesa e, in particolare, contribuendo al mantenimento dei suoi sacri ministri”, ricorda il nuovo decreto vaticano, e non deve diventare mai come un dono in occasione del servizio (occasione servitii) compiuto dal sacerdote, e non deve mai essere concepita “come “prezzo di vendita” per qualcosa di santo”, perché in tal caso “diventerebbe un atto simoniaco”.

Il nodo del calo delle vocazioni

Se nel corso dei secoli, proprio per evitare tale eventualità, la normativa era piuttosto rigida, “in tempi più recenti sono, tuttavia, emerse situazioni e richieste, che hanno suggerito di adattare alcuni particolari della disciplina, creando un’eccezione alla legge universale”. Il motivo principale è stata “la carenza di clero in grado di soddisfare le richieste di Messe”: pochi preti, soprattutto in Occidente, hanno cioè creato le condizioni per cumulare le intenzioni, e le corrispettive offerte, in messe cosiddette “collettive”. Una prassi disciplinata da un decreto del 1991 dello stesso dicastero vaticano – allora congregazione per il Clero – che ha però aperto la porta a una certa rilassatezza morale. Da qui ad abusi e utilizzo improprio del denaro dei fedeli il passo è stato breve.

Giro di vite

Ora il Vaticano interviene con un nuovo decreto per rendere “anche più esplicita” la normativa “nell’esclusione di talune prassi che, abusivamente, si sono verificate in vari luoghi”. Dallo stesso decreto traspare, in controluce, quali sono stati gli abusi più ricorrenti. Il dicastero del Clero infatti ribadisce che è possibile “accettare più offerte da offerenti distinti” in una sola messa “qualora - e soltanto qualora - tutti gli offerenti ne siano stati informati e liberamente abbiano acconsentito”. Non si può dunque procedere all’insaputa di tutti gli offerenti.

Non solo: nel caso di una messa cumulativa, “al celebrante è lecito tenere per sé l’offerta di una sola intenzione”, e non tutte le offerte. Per evitare ancor meglio ogni arricchimento personale, il Vescovo può disporre esplicitamente che le altre offerte siano destinate “alle parrocchie in stato di necessità della propria o di altre diocesi, specialmente nei paesi di missione”. Infine se un fedele ha fatto un’offerta per una messa, l’intenzione non può ridursi al “semplice ricordo nel corso di una celebrazione della Parola o in alcuni momenti della celebrazione eucaristica”, perché è l’intera messa ad essere offerta per determinate intenzioni, e il sacerdote che non rispettasse questa prassi può andare incontro a “misure disciplinari e/o penali”.

Tariffari vietati

Il decreto ricorda, peraltro, che il diritto canonico stabilisce che il sacerdote non deve domandare nulla per l’amministrazione dei sacramenti, “evitando sempre che i più bisognosi siano privati dell’aiuto dei sacramenti a motivo della povertà”. E’ il caso, più volte stigmatizzato da papa Francesco nel corso del pontificato, dei “tariffari” esposti in alcune parrocchie per battesimi o matrimoni.

Leggi i commenti