Egitto e Bangladesh, come fortemente voleva il governo italiano. E poi Tunisia, Marocco, Colombia (probabilmente per venire incontro alle richieste della Spagna), India e Kosovo.
C’è una prima bozza della lista dei Paesi sicuri che la Commissione europea sta stilando e che verrà poi sottoposta per l’analisi e l’eventuale approvazione a tutti gli Stati membri.
È una lista di appena sette Paesi, contro i diciannove che con un decreto legge dell’ottobre del 2024 l’esecutivo Meloni ha dichiarato sicuri e dunque verso i quali sono possibili i rimpatri ma pure l’applicazione delle procedure accelerate di frontiera, come quelle che sarebbero dovuto avvenire, se non fosse arrivato il no motivato dei giudici di Roma, nei centri per migranti in Albania.
Rispetto all’elenco italiano mancano Albania (che dal 2020 ha aperto i negoziati per entrare in Europa), Algeria, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d'Avorio, Gambia, Georgia, Ghana, Macedonia del Nord, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia e Sri Lanka.
Promessa da Ursula von der Leyen entro giugno, la lista segue la direttiva sui rimpatri varata a marzo dalla Commissione europea. L'obiettivo è rafforzare il concetto di Paese d'origine sicuro dando linee guida uniformi ai Ventisette per sostenere soluzioni innovative come il modello Italia-Albania e la possibile creazione di hub dedicati alla gestione dei rimpatri.
La sua versione definitiva potrebbe però arrivare dopo la sentenza della Corte di giustizia europea chiamata a dirimere proprio una delle questioni principali che riguardano la sicurezza dei Paesi e cioè se questi possano dirsi tali anche se sussistono discriminazioni verso alcune categorie di persone (donne, minoranze, Lgbtq+).
L’elenco, una volta definito, sarà sottoposto agli Stati membri. E da tutti questi dovrebbe essere approvata in blocco. Ci aveva già provato dieci anni fa la Commissione Ue sotto la presidenza di Jean Claude Junker, ma non se ne fece mai nulla.
Nei Paesi indicati come sicuri «la situazione giuridica e politica» dovrà essere tale da «caratterizzare un regime democratico che garantisca alla popolazione una protezione duratura contro persecuzioni e violazioni gravi». E la Ue dovrà indicare le fonti giuridiche e informative su cui ha basato la valutazione e dovrà definire espressamente eventuali categorie di persone che, comunque, in quel Paese possono essere a rischio. Sono i paletti che ha fissato a Lussemburgo l’avvocato generale Richard de La Tour nella causa davanti alla Corte di giustizia europea chiamata ad esaminare i ricorsi del governo italiano, della Cassazione, di diversi tribunali e di alcuni dei migranti, provenienti da Paesi che l’Italia ritiene sicuri, rinchiusi in Albania per 48 ore e poi liberati e riportati in Italia su decisione dei giudici. Giudici che potranno comunque valutare la legittimità dell’atto legislativo e al cui vaglio andrà comunque sottoposta la legittimità delle singole procedure di richiesta di protezione internazionale.
Fratelli d’Italia intanto rivendica il risultato e attacca “le sinistre” e “le toghe politicizzate”: “Contesteranno anche la lista dell'Ue per non convalidare i trattenimenti dei migranti in Albania?”, afferma la responsabile del dipartimento Immigrazione Sara Kelany.