Tra una foto e l’altra passano trentotto anni e un mondo intero. La prima immortala la partita a scopa dell’Italia ’82, con l’aereo presidenziale che si fa circolo di paese, e un Paese intero che vola con i campioni del mondo. La seconda sembra il fotogramma di un torneo televisivo di Texas hold’em, con i giovani azzurri che si contendono le fiches. A rendere il tutto grottesco è il fatto che indossino la maglia dell’Under 21. Nella prima, assieme a Sandro Pertini, Enzo Bearzot e Dino Zoff, c’è Franco Causio, il Barone, veterano della spedizione spagnola. «Di quell’immagine si è detto tutto. A guardarla oggi, mi provoca sentimenti contrastanti. Da un lato, felicità. Toccavo il cielo con un dito, e non perché ero in quota. Dall’altro, nostalgia. Due degli uomini che sedevano a quel tavolo non ci sono più».
Della seconda foto, che dice?
«Ho 76 anni, sono pensionato. Non mi faccio nemmeno più le domande. Fatico a capire questo calcio, e più in generale questi giorni. Giudico poco. Di…
Tra una foto e l’altra passano trentotto anni e un mondo intero. La prima immortala la partita a scopa dell’Italia ’82, con l’aereo presidenziale che si fa circolo di paese, e un Paese intero che vola con i campioni del mondo. La seconda sembra il fotogramma di un torneo televisivo di Texas hold’em, con i giovani azzurri che si contendono le fiches. A rendere il tutto grottesco è il fatto che indossino la maglia dell’Under 21. Nella prima, assieme a Sandro Pertini, Enzo Bearzot e Dino Zoff, c’è Franco Causio, il Barone, veterano della spedizione spagnola. «Di quell’immagine si è detto tutto. A guardarla oggi, mi provoca sentimenti contrastanti. Da un lato, felicità. Toccavo il cielo con un dito, e non perché ero in quota. Dall’altro, nostalgia. Due degli uomini che sedevano a quel tavolo non ci sono più».
Della seconda foto, che dice?
«Ho 76 anni, sono pensionato. Non mi faccio nemmeno più le domande. Fatico a capire questo calcio, e più in generale questi giorni. Giudico poco. Di fronte a un’immagine simile, però, dico che qualcosa è andato storto».
Cosa?
«È complicato entrare nella testa dei giovani di oggi, dei calciatori soprattutto. Hanno soldi in tasca che noi allo loro età non avevamo. E i soldi cambiano tutto: ambizioni, valori, rapporti fra persone. Chi più ha più vuole».
Ai suoi tempi, prima del Mondiale ’82, c’è stato lo scandalo Calcioscommesse.
«Era una vicenda diversa, per gli importi in ballo e per le modalità. Una brutta storia, certo, ma confinata in un gruppo ristretto di calciatori. Oggi l’impressione è che il malcostume del gioco sia diffuso, e riguardi anche giocatori di grandi club. Noi avevamo gli anticorpi».
Come ve li facevate?
«Giocavo alla Juventus. Quando si parla di stile Juve, ci si riferisce a una cosa che chi non l’ha vissuta fatica a capire. Non era solo l’orologio sul polsino dell’Avvocato Agnelli. C’erano valori forti, severità nei comportamenti. La chiamerei eleganza morale. Ma per me Torino è stata solo una tappa di un lungo percorso».
Dov’è cominciata?
«A casa, con papà, a Lecce. Poi sui campi della mia città con Attilio Adamo, il mio primo maestro. Al tempo, gli allenatori li chiamavamo così: maestri, non mister. Insegnavano cos’è giusto e cosa sbagliato. Da giovane ho incontrato Bearzot, per tornare alla foto in aereo. Era educatore, prima che ct. Quando mi parlava, anche a trent’anni, mi tremavano le gambe. Oggi rischi di essere mandato a quel paese da ragazzini di 12 anni».
Lei cosa ne sa?
«Mio figlio allena le giovanili di un piccolo club qui a Udine, l’Asd Ancona. Sono fiero di lui. Prova a insegnare il rispetto per gli altri e per se stessi, roba che non si compra al supermercato. Il pallone, in provincia, può ancora essere un veicolo per portare valori».
E il grande calcio?
«Ho giocato con Zico, Cruyff, Platini. Al tempo, per essere considerato un campione, dovevi esserlo anche fuori dal campo. Oggi contano i soldi. Le scommesse sono una conseguenza».
Come se ne esce?
«Dopo famiglie e club, il ruolo più importante lo hanno le istituzioni. Servono regole certe e punizioni giuste. Speriamo che chi governa il calcio non sprechi l’occasione per cambiare le cose».