Lo stupratore di Mestre, Massimiliano Mulas, non è mai stato definito socialmente pericoloso dai giudici: né da quelli che lo hanno condannato né da quelli che hanno firmato la sua scarcerazione. A dirlo è il suo avvocato, Ignazio Ballai, che lo segue da sei anni, anche in questa nuova inchiesta che lo vede indagato per la violenza sessuale su una bambina di 11 anni. Ballai ora punta all’infermità mentale del suo assistito.
La perizia psichiatrica
“Penso di chiedere un nuovo interrogatorio al giudice – ha detto ancora il legale di Mulas – da fare a maggio. In quella sede potrei portare anche la richiesta di perizia psichiatrica. Come legale intendo avere il massimo rispetto per la vittima”, aggiunge l’avvocato. E, a chi indignato ha chiesto di sapere per quale motivo un uomo di tale pericolosità fosse libero, ha risposto che “ha finito di scontare nel 2021 l’ultima condanna nel carcere di Lanusei, Nuoro, e ne è uscito pienamente libero. È tornato a Tempio Pausania, a casa della madre, e, dopo un po’, se n’è andato. Nessuno ha mai scritto che fosse socialmente pericoloso”.
La violenza di Mestre
Il 10 aprile scorso, Mulas ha violentato una ragazzina di 11 anni a Mestre (Venezia), mentre la piccola stava rientrando a casa. Il 45enne, originario di Tempio Pausania, l’aveva seguita per strada, forse fin dall’uscita dalla palestra, mentre lei era al cellulare con una coetanea. L’amica era ancora in linea quando la ragazzina è stata aggredita e spinta in casa da Mulas, già noto alle forze dell’ordine per abusi sessuali su altre donne. Dopo la violenza, l’uomo ha anche tentato di rapinarla e poi è fuggito. In poche ore, però, è stato preso dai carabinieri. A tradirlo è stato il suo marsupio, dimenticato a casa della ragazzina: dentro c’erano i suoi documenti. Ed è bastato inserire le generalità dell’uomo nelle banche dati per scoprire i suoi molti precedenti.
I precedenti
Mulas è indagato anche in Piemonte per due casi simili avvenuti nel Cuneese: un tentativo di violenza a novembre dello scorso anno a Cervere e un’altra violenza pochi giorni fa nel Saviglianese, entrambe le volte su vittime minorenni.
Nel 2006, sempre in Veneto, il 45enne sardo era già stato condannato a otto anni per aver aggredito due studentesse nel Padovano. Da quegli episodi erano emerse le stesse modalità: aveva bloccato le sue vittime all’ingresso delle loro case e aveva abusato di loro. Nel 2006 aveva appena finito di scontare una condanna a quattro anni e mezzo per rapina e violenza sessuale su una turista in vacanza in Trentino. Mentre a qualche anno fa risale un’altra violenza che gli è stata contestata a Perugia.
Zaia: “In galera a vita”
“So che in uno stato di diritto queste cose non si possono dire”, ma per Luca Zaia il caso dell'aggressione sessuale su una bimba di 11 anni a Mestre è davvero troppo, “si è andati troppo oltre e ora si deve modificare la legge perché l'aggressore deve restare in galera tutta la vita”. È un appello al governo quello che lancia oggi il presidente del Veneto dopo “una tragedia immane, una storia che ci ha letteralmente scioccati: pare un film, la prima volta che ho letto la notizia ho pensato '11 anni, si saranno sbagliati' sull'età”. Invece era proprio così: un “recidivo seriale violenta una bimba. Se dovessimo usare dei termini andremmo oltre quelli che non si possono neanche dire”.
Il Pd: reati ripugnanti
La vicenda della violenza sessuale su una bambina di 11 anni “dimostra l'esistenza di buchi nel sistema che non possiamo permetterci rimangano tali. È inconcepibile infatti che un individuo dalla evidente pericolosità sociale fosse a piede libero malgrado i gravissimi precedenti. Il miglior modo per reagire a questo dramma è dimostrare la massima coesione istituzionale che consenta di agire immediatamente su più fronti: quello di un potenziamento della rete di prevenzione e protezione, di presidi efficaci che scongiurino a monte la reiterazione di questo tipo di reati odiosi e giustamente definiti dal patriarca di Venezia come ripugnanti". La presa di posizione è dei consiglieri regionali del pd del Veneto.