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Meta addestrerà l’IA in Europa con post e foto dei suoi iscritti

(reuters)

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Elaborerà le informazioni pubbliche dei cittadini che utilizzano Facebook, Instagram e WhatsApp Ma si potrà dire di no
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Roma – Dopo aver portato anche in Europa la sua intelligenza artificiale, Meta raccoglie i frutti. Anzi, i dati. A partire da questa settimana i cittadini europei che utilizzano Facebook, Instagram e Messenger — tutte app controllate dalla multinazionale guidata da Mark Zuckerberg — riceveranno una notifica direttamente all’interno delle app e via e-mail. La comunicazione spiegherà che il colosso di Menlo Park intende utilizzare i dati pubblici degli utenti per “migliorare” la Meta AI, che a marzo scorso — diversi mesi dopo il lancio negli Stati Uniti — è stata integrata nelle app di Meta per la messaggistica istantanea: Instagram, Messenger di Facebook e WhatsApp.

Tutte queste piattaforme, ora, prevedono la possibilità di conversare con la Meta AI con un linguaggio naturale, in modo analogo a quanto avviene su altri popolari chatbot basati su IA generativa, come ChatGpt di OpenAI e Gemini di Google. Se questa tecnologia è capace di esprimersi in modo simile a un essere umano, lo si…

Roma – Dopo aver portato anche in Europa la sua intelligenza artificiale, Meta raccoglie i frutti. Anzi, i dati. A partire da questa settimana i cittadini europei che utilizzano Facebook, Instagram e Messenger — tutte app controllate dalla multinazionale guidata da Mark Zuckerberg — riceveranno una notifica direttamente all’interno delle app e via e-mail. La comunicazione spiegherà che il colosso di Menlo Park intende utilizzare i dati pubblici degli utenti per “migliorare” la Meta AI, che a marzo scorso — diversi mesi dopo il lancio negli Stati Uniti — è stata integrata nelle app di Meta per la messaggistica istantanea: Instagram, Messenger di Facebook e WhatsApp.

Tutte queste piattaforme, ora, prevedono la possibilità di conversare con la Meta AI con un linguaggio naturale, in modo analogo a quanto avviene su altri popolari chatbot basati su IA generativa, come ChatGpt di OpenAI e Gemini di Google. Se questa tecnologia è capace di esprimersi in modo simile a un essere umano, lo si deve al suo “addestramento” su enormi quantità di contenuti prodotti da persone in carne e ossa. Ecco perché i dati degli utenti di Meta — che nel mondo sono oltre 3,3 miliardi — risultano così appetibili. Il gigante tech statunitense inizierà a raccogliere i dati pubblici degli utenti europei il prossimo 27 maggio, fatta eccezione per le chat di WhatsApp e per i contenuti pubblicati e condivisi sulle piattaforme Meta da chi ha meno di 18 anni. È importante sottolineare che per “dati pubblici” si intendono solo i post visibili a chiunque, dunque accessibili anche a persone esterne alla propria cerchia di contatti. Tale impostazione può essere facilmente modificata su ciascuna app. Su Facebook per esempio è possibile scegliere se rendere un contenuto pubblico, visibile solo agli amici o esclusivamente all’utente che lo ha pubblicato.

Un’eccezione riguarda alcuni elementi dell’account, la cui natura “pubblica” non può essere modificata: la foto profilo e il nome dell’utente, per esempio, così come l’immagine di “copertina” su Facebook. Sono considerati pubblici, inoltre, anche i post pubblicati al di fuori del profilo come i messaggi lasciati nei gruppi. Oltre a post e commenti pubblici presenti sulle piattaforme, Meta potrebbe utilizzare anche le chat private tra utenti e Meta AI. Questa procedura non è una novità: sia OpenAI sia Google, per esempio, impiegano le conversazioni su ChatGpt o Gemini per migliorare i loro modelli di intelligenza artificiale, ma offrono agli utenti la possibilità di non partecipare attraverso specifici pulsanti nelle impostazioni.

Chi desidera evitare in ogni caso la raccolta dei propri dati da parte di Meta, invece, dovrà appellarsi al GDPR e presentare un’obiezione tramite un apposito modulo online, il cui link sarà incluso da Meta nella comunicazione ufficiale riguardante i nuovi termini di servizio. L’accettazione dell’opposizione non è automatica ma soggetta alla valutazione di Meta e può portare al rigetto per vari motivi, come per esempio la mancanza di una spiegazione dell’impatto che il trattamento dei dati ha sull’utente. O perché la raccolta è necessaria per motivi legali.

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