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Trentini, le lettere per lui e la sua libertà

07-02-2025 .Bologna.Esposizione sulla facciata di Palazzo d'Accursio di uno striscione a sostegno della campagna per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneziano.scomparso in Venezuela lo scorso 15 novembre dopo essere stato fermato a un posto di blocco. Partecipano il sindaco Matteo Lepore, F.Tosi e A.Fanti presidente e direttrice Cefa onlus.Foto Gianluca Perticoni / Eikon 

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Scrittori, intellettuali, artisti hanno deciso di scrivere ad Alberto. Oggi Repubblica pubblica le prime cinque
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Chi parla di te spezza una catena. Non sei solo

Caro Alberto, non so dove sei, non so come stai. So solo che ci sei. E questo, per me, basta a scriverti.

C’è chi dice che le parole non servano a nulla, in certi momenti. Ma io ci credo, ci credo davvero, alle parole. Quelle giuste, dette con il cuore pieno e la voce rotta, possono attraversare pareti, sbarre, silenzi. Possono entrare dove nessuno riesce, possono dirti che sei visto, che sei pensato. Che non sei solo.

Tu non mi conosci. Ma io, come tanti, ti porto addosso come si porta una ferita che non si rimargina. Ho letto di te, della passione per il tuo lavoro, della tua scelta di stare dalla parte dei più deboli. E mi sono chiesto: ma da dove viene questo ragazzo? Chi gli ha insegnato la bellezza della giustizia? Chi gli ha dato quella dolcezza negli occhi?

Sono coloro che ogni giorno lottano per sapere la verità su di te e che non accettano silenzi. Forse lo sai già, o forse no. Ma ci sono tante persone che hanno imparato il tuo…

Chi parla di te spezza una catena. Non sei solo

Caro Alberto, non so dove sei, non so come stai. So solo che ci sei. E questo, per me, basta a scriverti.

C’è chi dice che le parole non servano a nulla, in certi momenti. Ma io ci credo, ci credo davvero, alle parole. Quelle giuste, dette con il cuore pieno e la voce rotta, possono attraversare pareti, sbarre, silenzi. Possono entrare dove nessuno riesce, possono dirti che sei visto, che sei pensato. Che non sei solo.

Tu non mi conosci. Ma io, come tanti, ti porto addosso come si porta una ferita che non si rimargina. Ho letto di te, della passione per il tuo lavoro, della tua scelta di stare dalla parte dei più deboli. E mi sono chiesto: ma da dove viene questo ragazzo? Chi gli ha insegnato la bellezza della giustizia? Chi gli ha dato quella dolcezza negli occhi?

Sono coloro che ogni giorno lottano per sapere la verità su di te e che non accettano silenzi. Forse lo sai già, o forse no. Ma ci sono tante persone che hanno imparato il tuo nome, e non lo dimenticheranno. Ogni voce che parla di te è un pezzo di catena che si spezza. Ogni sguardo rivolto verso di te è un’ombra in meno nella cella in cui ti tengono. Ogni volta che una madre o un padre abbracciano un figlio e pensano a te, tu esisti ancora, forte, vivo, necessario.

Tieni duro, ragazzo. Noi siamo con te. Con tutto il mio affetto. (Maurizio De Giovanni)

La speranza non delude e adesso anima questa battaglia

Caro Alberto, da cinque mesi ormai ti aspettiamo, e speriamo. La speranza è un motore potentissimo che ci spinge avanti anche quando tutto sembra in stallo. È la speranza che tiene in piedi la tua stupenda mamma Armanda e il tuo papà Ezio, aiutandoli a prefigurare il momento in cui potranno riabbracciarti. E sempre la speranza ha spinto tante persone che non ti conoscevano a mobilitarsi nel tuo nome, con appelli, manifestazioni e digiuni.

“La speranza non delude!” è anche l’esortazione scelta da Papa Francesco per l’anno giubilare: una frase di san Paolo nella lettera ai Romani che oggi con slancio ripetiamo in questa lettera per te.

Tu però forse un poco ti arrabbieresti della “preferenza” che ti accordiamo… Perché nella tua visione pura e integra dei rapporti umani, credi che tutti dovrebbero godere delle stesse garanzie di libertà, dignità e giustizia. Dello stesso rispetto e degli stessi diritti.

E allora io ti dico che hai proprio ragione, caro Alberto! Ti vogliamo libero ma non da solo. Vogliamo liberi tutti coloro che come te combattono per l’uguaglianza delle persone e per un benessere che solo se condiviso porta vero progresso.

Ti spettiamo, Alberto, e ti promettiamo che la nostra continuerà ad essere un’attesa tenace, operosa e rumorosa. (Don Luigi Ciotti)

Il nostro Paese ha bisogno di esempi da seguire

Lettera per il prigioniero Alberto Trentini. Le scrivo per una forma di condivisione. Sono stato e sono volontario di interventi umanitari in qualche guerra e sul mare dei naufragi. Chi sceglie di sporgersi dal finestrino, contro il cartello dell’indifferenza che raccomanda di non farlo, mette in conto la propria vulnerabilità di inerme. Lei lo ha scelto come professione di vita, battendo piste difficili senza salvacondotto. Consideri questa sua prigionia abusiva, senza le elementari garanzie, un’occasione per confermare le sue convinzioni. La sua resistenza serve alla comunità che è andato ad aiutare e serve al nostro paese bisognoso di esempi da seguire.

Riceverà probabilmente la corrispondenza tutta in una volta, quando si sturerà l’ingorgo di ostacoli che la tengono in ostaggio. Non stia a rispondermi. La risposta è in ciò che continuerà a fare.

Arrivederci all’aria aperta. (Erri De Luca)

Il coraggio vive negli occhi di tua madre

Caro Alberto, sono Ottavia, Ottavia Piccolo. Da anni vivo al Lido di Venezia — il tuo Lido di Venezia — e in questi ultimi mesi ho preso parte alle manifestazioni che chiedono “Alberto libero”. Ho conosciuto così Armanda, tua madre, e tuo padre Ezio. Anch’io ho un figlio, poco più grande di te e so quanta ansia ci prenda quando un figlio sta poco bene o lo vediamo anche solo un po’ pallido. Tua madre soffre a saperti lontano, in una situazione che non sappiamo come si sia creata né a che scopo, e sprona tutti noi, amici e associazioni, a tenere viva sul tuo caso l’attenzione, a sollecitare chi con il proprio peso politico può strappare una decisione in tuo favore dopo oltre 150 giorni di silenzio totale. Lo fa con costanza e determinazione, con dignità e rigore, senza cedimenti, senza retorica. Ha gli occhi lucidi, ma sorride. Io la sento allo stesso tempo come un’eroina e come una sorella. Ci diciamo cose da madri. Ma quanto mi piacerebbe fare di più — non so che cosa — , Alberto, per te che sei finito senza ragione in questo gorgo disumano e per lei che merita di uscire da questo incubo che da cinque mesi non le dà un minuto di pace. Se c’è qualcuno, tra i potenti, che questo di più può farlo, lo faccia. (Ottavia Piccolo)

Quella libertà che resta un valore senza prezzo

Caro Alberto Trentini,

sono tra i tantissimi italiani che sarebbero felici di parlarti, di sapere che stai bene e che presto potrai tornare a casa. Anche se in Italia sei diventato un “caso”, ti penso prima di tutto come una persona. Un cooperante internazionale, uno che gira il mondo perché è il mondo che gli interessa. Uno che viaggia, incontra, conosce, si sente coinvolto nella vita degli altri. Uno con il quale vale la pena parlare. La libertà è un poco come la salute, ti rendi conto del suo valore, della sua importanza, della sua luce benefica, solo quando la perdi. Sapere della tua detenzione senza processo, e con accuse che ancora non trovano forma, non sono leggibili, ha dato pena a tanti di noi, qui in Italia, perché l’immedesimazione con un prigioniero, e ancora di più con un prigioniero per ragioni intangibili, è un sentimento spontaneo. Ci si sente prigionieri insieme a te, e finalmente si ragiona sulla libertà con maledetta concretezza, e con benedetta urgenza. Forse siamo troppo abituati alla libertà. La consideriamo una condizione normale, scontata. Non lo è, e nessuno meglio di te può saperlo. Ti aspettiamo. Quando tutto sarà finito, scoprirai che qui hai tanti amici che immaginano la tua libertà come un pezzo della loro. (Michele Serra)

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