Roma – Se il governo italiano vuole sapere chi abbia usato un software militare per spiare il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, non deve far altro che utilizzare gli strumenti e le capacità di cui già dispone per scoprirlo.
Dopo tecnici e responsabili legali della società israeliana Paragon Solutions, che la scorsa settimana hanno spiegato come tutti i clienti, Italia inclusa, abbiano accesso ai database che permettono di risalire alle liste dei target spiati e ai log sulle attività, anche gli esperti di CitizenLab dell’Università di Toronto finiscono per mettere l’esecutivo con le spalle al muro.
“Alla luce di quello che sappiamo su Paragon - ha spiegato il ricercatore senior John Scott-Railton - crediamo che il governo italiano abbia la capacità di individuare le tracce dello sp…
Roma – Se il governo italiano vuole sapere chi abbia usato un software militare per spiare il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, non deve far altro che utilizzare gli strumenti e le capacità di cui già dispone per scoprirlo.
Dopo tecnici e responsabili legali della società israeliana Paragon Solutions, che la scorsa settimana hanno spiegato come tutti i clienti, Italia inclusa, abbiano accesso ai database che permettono di risalire alle liste dei target spiati e ai log sulle attività, anche gli esperti di CitizenLab dell’Università di Toronto finiscono per mettere l’esecutivo con le spalle al muro.
“Alla luce di quello che sappiamo su Paragon - ha spiegato il ricercatore senior John Scott-Railton - crediamo che il governo italiano abbia la capacità di individuare le tracce dello spyware Graphite in ogni dispositivo in uso in Italia e dire chiaramente e velocemente se questa tecnologia sia stata usata contro Francesco Cancellato”.
Dopo l’audizione del sottosegretario Mantovano, che al Copasir ha riferito che l’attività sugli attivisti di Mediterranea sarebbe stata portata avanti, almeno sulla carta, legittimamente, per il governo Meloni Cancellato rimane problema insuperabile.
A norma di legge, come giornalista non può essere in nessun caso sottoposto a intercettazioni preventive. Aisi e Aise, le due agenzie di intelligence italiane che hanno ammesso di aver in passato usato Paragon, hanno sempre negato di averlo fra i propri target. E allora chi lo ha spiato?
“Non posso dire nulla di cosa sia successo in commissione ”, dice Scott-Railton. Tuttavia, è noto che i clienti hanno accesso a server e database. “Uno Stato come l'Italia è quindi nella condizione di rispondere a questa domanda. Se Roma non è stata, il passo successivo è chiedere a Paragon o interrogare formalmente altri governi”
Messaggi che le cinque procure, che con il coordinamento della Dna stanno indagando sulla campagna di spionaggio, hanno ascoltato con attenzione. E che potrebbero ispirare le prossime mosse. Le opposizioni intanto attaccano:”perché a Palazzo Chigi quando sentono la parola “Paragon” impallidiscono e balbettano? Di cosa hanno paura?”, attacca Nicolq Fratoianni, “perché l’esecutivo non dice la verità?”, chiede Faraone di IV.
“Noi speriamo che il governo italiano faccia una comunicazione chiara: 'siamo stati noi o non siamo stati noi'", dice Scott-Railton, da tempo a capo di un team che studia, individua e spesso blocca spyware e captatori informatici fin troppo spesso usati per monitorare giornalisti, attivisti e oppositori politici. “Veleno per le democrazie”, commenta.
Sul caso italiano, fa intendere, continueranno a lavorare. Anche perché, quanto già emerso potrebbe essere solo una parte delle attività di spionaggio e i target potrebbero essere molti di più. L’inoculazione di spyware generalmente è solo l’ultima fase di una campagne che iniziano da lontano, spesso con operazioni di monitoraggio e compromissione di account di reti sociali e software di messaggistica. Esattamente quello che sembra sia successo al giovane cappellano di bordo di Mediterranea, don Mattia Ferrari, l’8 febbraio 2024 avvertito da Apple su “un’attività ostile da parte di un’entità di natura governativa” nei suoi confronti.