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Vita sul pianeta a 124 anni luce, Battiston: “Ma se esiste, avrà forme diverse da quella terrestre”

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“Lì temperature simili alla Terra, resta straordinario che vediamo questi dettagli a miliardi di chilometri di distanza. Sembra fantascienza”
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Professor Battiston, come è possibile “vedere” una molecola a 124 anni luce di distanza?

«È certamente la parte più affascinate di questa avventura scientifica. I pianeti spesso hanno una atmosfera, ma non brillano di luce propria. Quando passano nelle vicinanze della propria stella, la luce di quest’ultima passa attraverso quell’alone di atmosfera: come se noi guardassimo da lontano la Terra che passa davanti al Sole. L’atmosfera terrestre è un guscio di appena 100 chilometri sui 6300 di diametro e però ‘filtra’ la luce solare: i suoi atomi ne assorbono alcune frequenze specifiche. Facendo il confronto tra la luce della stella prima che ci passi davanti il pianeta e durante il passaggio, si può risalire alla composizione chimica dell’atmosfera».

Però qui si parla di u…

Professor Battiston, come è possibile “vedere” una molecola a 124 anni luce di distanza?

«È certamente la parte più affascinate di questa avventura scientifica. I pianeti spesso hanno una atmosfera, ma non brillano di luce propria. Quando passano nelle vicinanze della propria stella, la luce di quest’ultima passa attraverso quell’alone di atmosfera: come se noi guardassimo da lontano la Terra che passa davanti al Sole. L’atmosfera terrestre è un guscio di appena 100 chilometri sui 6300 di diametro e però ‘filtra’ la luce solare: i suoi atomi ne assorbono alcune frequenze specifiche. Facendo il confronto tra la luce della stella prima che ci passi davanti il pianeta e durante il passaggio, si può risalire alla composizione chimica dell’atmosfera».

Però qui si parla di un fenomeno avvenuto a un milione di miliardi di chilometri…

«E infatti c’è voluto il James Webb, il più potente telescopio che abbiamo».

Ma K2-18b è effettivamente visibile? O quello che si vede è il suo passaggio tra noi e la sua stella?

«Per gli esopianeti è l’oscuramento della loro stella a segnalarne la presenza. In questo caso, K2-18b impiega 33 giorni a compiere una rivoluzione completa».

Ci sono le condizioni ideali per la vita?

«La sua stella è più piccola e meno calda del Sole. Ma il pianeta le orbita molto più vicino. Il risultato è che l’intervallo di temperature massime e minime è analogo a quello della Terra. Osservazioni precedenti avevano indicato presenza di metano, vapore acqueo e anidride carbonica nell’atmosfera, il che ha fatto pensare alla possibile esistenza di acqua liquida».

Quindi ci sarebbero tutti gli ingredienti?

«Noi cerchiamo altrove la vita così come la conosciamo sulla Terra. Ma è tutto da dimostrare che in un altro contesto le condizioni terrestri portino allo stesso risultato. L’idea di un gemello della Terra è una fantasia antropocentrica. Se mai esiste, la vita nell’Universo avrà forme diverse da quella terrestre».

Questo annuncio è “la cosa più vicina alla scoperta di vita aliena” come dicono gli autori dello studio?

«È un indizio interessante. Però molecole con uno o due atomi di zolfo possono anche essere prodotte da eruzioni vulcaniche e accumulate in assenza di acqua in atmosfera. Sulla Terra le producono i batteri, ma su un pianeta con tanti vulcani e poca acqua… Resta straordinario il fatto che vediamo questi dettagli su un oggetto che sta a 120 anni luce dalla Terra. È quasi fantascienza».

Anni fa si cercava di captare segnali elettromagnetici inviati da eventuali civiltà aliene. Era la strada sbagliata?

«Guardiamo cosa è successo sulla Terra: la vita è comparsa quasi subito, tra i 3 e i 4 miliardi di anni fa. Ma noi esseri umani siamo stati in grado di controllare le onde elettromagnetiche solo nell’ultimo secolo della nostra storia: di vita ce ne può essere tantissima ma incapace di comunicare per miliardi di anni».

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