Conflitti, migranti, esclusioni: Via Crucis, le meditazioni del Papa per un “mondo a pezzi”
di Iacopo ScaramuzziI conflitti di cui “non si vede la fine”, i pregiudizi, l’indifferenza, l’egoismo, l’immigrato che “giace alle frontiere” e la persona esclusa da una “economia che uccide”, i calcoli e gli algoritmi, le “logiche fredde” e gli “interessi implacabili”: così papa Francesco descrive la realtà, nelle meditazioni che ha scritto per la Via Crucis al Colosseo di questa sera, un “mondo a pezzi” che ha profondo bisogno di “lacrime sincere” e “conversione”.
Il rito al Colosseo
È altamente improbabile che Francesco, ancora convalescente, partecipi al rito che si svolge in mondovisione a partire dalle 21.15. A presiedere la Via Crucis sarà il cardinale vicario per la diocesi di Roma, Baldassarre Reina, e a portare la croce lungo le quattordici stazioni della via dolorosa saranno famiglie, giovani, ma anche volontari del Giubileo, persone con disabilità e alcuni immigrati.
L’economia che uccide
Nel testo delle meditazioni che ha composto personalmente, e che come ogni anno verranno lette dagli…
I conflitti di cui “non si vede la fine”, i pregiudizi, l’indifferenza, l’egoismo, l’immigrato che “giace alle frontiere” e la persona esclusa da una “economia che uccide”, i calcoli e gli algoritmi, le “logiche fredde” e gli “interessi implacabili”: così papa Francesco descrive la realtà, nelle meditazioni che ha scritto per la Via Crucis al Colosseo di questa sera, un “mondo a pezzi” che ha profondo bisogno di “lacrime sincere” e “conversione”.
Il rito al Colosseo
È altamente improbabile che Francesco, ancora convalescente, partecipi al rito che si svolge in mondovisione a partire dalle 21.15. A presiedere la Via Crucis sarà il cardinale vicario per la diocesi di Roma, Baldassarre Reina, e a portare la croce lungo le quattordici stazioni della via dolorosa saranno famiglie, giovani, ma anche volontari del Giubileo, persone con disabilità e alcuni immigrati.
L’economia che uccide
Nel testo delle meditazioni che ha composto personalmente, e che come ogni anno verranno lette dagli speaker, Francesco adotta un tono raccolto, quasi intimistico. Rivolgendosi a Gesù lungo il percorso della sua passione, il Papa tocca, senza mai riferimenti precisi all’attualità, diverse forme di dolore presenti nel mondo attuale. Gesù, scrive, è presente “in ogni sorella e in ogni fratello esposti a giudizi e pregiudizi” (prima stazione). Pesa più “l’egoismo della croce”, “l’indifferenza della condivisione”, (seconda stazione) scrive il Papa, che prega poi “per coloro che si sentono falliti”, vittime di “un’economia che uccide”, e ancora per “chi giace alle frontiere e sente finito il suo viaggio” (terza stazione).
Ferite e esclusioni
Il Papa si sofferma sulla figura di Maria, che “attende e rimane” accanto a Gesù (quarta stazione) e prega Dio di fermare gli uomini “quando le persone diventano i numeri”, quando le notizie non commuovono più, quando si va per la propria strada “senza guardare in faccia nessuno” (quinta stazione), così come di risvegliare chi ha il cuore “distaccato”, compie gesti che “dividono” o scelte che “feriscono” ed “escludono” (sesta stazione).
“Lacrime sincere”
“Abbiamo costruito un mondo che funziona così: un mondo di calcoli e algoritmi, di logiche fredde e interessi implacabili”, scrive il Papa, ricordando che la “economia divina” è un’altra (settima stazione). “La nostra convivenza ferita, o Signore, in questo mondo a pezzi, ha bisogno di lacrime sincere, non di circostanza. Altrimenti si avvera quanto predissero gli apocalittici: non generiamo più nulla e poi tutto crolla” (ottava stazione).
La Chiesa lacerata
Francesco evoca, ancora, i “conflitti” di cui “non si vede la fine” e la tecnologia che “illude di onnipotenza”, invocando Dio affinché ricordi all’umanità: “Noi siamo argilla nelle tue mani” (nona stazione). Il Papa dedica una preghiera specifica alla Chiesa, che può apparire come “una veste lacerata”, dove i discepoli sono “divisi”, affinché Dio le doni “pace e unità” (decima stazione).
Visitare i carcerati
Francesco chiede a Dio, ancora, il coraggio di affrontare “leggi o decisioni ingiuste” (undicesima stazione), ricorda che “il mondo intero cerca un nuovo inizio” (dodicesima stazione), ricorda il dettame evangelico di dare da mangiare agli affamati, visitare i carcerati – come il Papa ha fatto ieri a Regina Coeli – e ospitare i forestieri (tredicesima stazione) e infine rivolge una preghiera: “Gesù, che sembri dormire nel mondo in tempesta, portaci tutti nella pace del sabato. Allora la creazione intera ci apparirà molto bella e buona, destinata alla risurrezione. E sarà pace sul tuo popolo e fra tutte le nazioni”.
Preghiera con San Francesco
Il Papa rivolge un’ultima invocazione a Dio facendo proprie le parole di San Francesco: “Dammi fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà”.