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Cono, orto e figli gladiatori. Vance salta il Colosseo ma è rivolta di turisti per i cancelli chiusi

(ansa)

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Oggi l’ultimo giorno in Italia del vicepresidente americano: messa nella basilica di San Paolo Fuori le Mura e poi una gita a Villa Adriana a Tivoli
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ROMA – Alle 18.30 la radiolina del commissario per la sicurezza in piazza gracchia: «Arriva solo la moglie, lui non c’è». Alla fine JD Vance, il vicepresidente degli Stati Uniti d’America, dà buca al Colosseo. Invece del codazzo di trentotto auto blindate in giro per Roma sotto il ronzio incessante di un elicottero, ai Fori Imperiali ne passano solo sei. In una c’è Usha Chilukuri. E mentre lei si gode, accompagnata dalla direttrice Alfonsina Russo, il tour privato nel Parco archeologico che ha fatto infuriare decine di turisti, il marito se ne resta a Villa Taverna. Un po’ di relax, «altri impegni», dopo aver sbrigato gli affari istituzionali con il segretario di Stato vaticano Parolin, la visita guidata naso all’insù sotto le volte affrescate della Cappella Sistina, il pranzo nella residenza dell’ambasciatore Usa in cui alloggia e un pomeriggio imprevisto da vacanze romane.

Via l’abito, via la cravatta rossa, meglio i jeans, il cappellino con la visiera, la giacca-felpa verde scuro …

ROMA – Alle 18.30 la radiolina del commissario per la sicurezza in piazza gracchia: «Arriva solo la moglie, lui non c’è». Alla fine JD Vance, il vicepresidente degli Stati Uniti d’America, dà buca al Colosseo. Invece del codazzo di trentotto auto blindate in giro per Roma sotto il ronzio incessante di un elicottero, ai Fori Imperiali ne passano solo sei. In una c’è Usha Chilukuri. E mentre lei si gode, accompagnata dalla direttrice Alfonsina Russo, il tour privato nel Parco archeologico che ha fatto infuriare decine di turisti, il marito se ne resta a Villa Taverna. Un po’ di relax, «altri impegni», dopo aver sbrigato gli affari istituzionali con il segretario di Stato vaticano Parolin, la visita guidata naso all’insù sotto le volte affrescate della Cappella Sistina, il pranzo nella residenza dell’ambasciatore Usa in cui alloggia e un pomeriggio imprevisto da vacanze romane.

Via l’abito, via la cravatta rossa, meglio i jeans, il cappellino con la visiera, la giacca-felpa verde scuro Patagonia, gli occhiali da sole infilati nella camicia bianca, le sneakers Allbirds grigie ai piedi per la passeggiata con tutta la famiglia. Prima tappa: l’acquisto di armature e spade da gladiatore che i figli Ewan e Vivek hanno sguainato in giro per Roma. Poi la sosta alle “Sicilianedde”, gelateria dei Parioli, foto di rito con il proprietario Enzo Mavica, coppetta con pistacchio di Bronte, mango dell’Etna, stracciatella e panna per Vance e la moglie, coni al fior di latte e cioccolato per i figli. E via ancora in corteo d’auto verso Trastevere per una camminata nell’orto botanico.

A quel punto tutti li aspettavano per il tour delle 18 al Colosseo ma Vance ha ripiegato su Villa Taverna e non si è presentato, al contrario della moglie Usha, tutta in bianco.

Per quella visita privata a metà, il cancellone del Colosseo è stato chiuso alle 17: chi era dentro era dentro, chi era fuori era fuori. I dipendenti sono scappati via senza poter dare troppe spiegazioni. E chi aveva prenotato s’è ritrovato a bocca asciutta, costretto a girare i tacchi, seppur col rimborso. Un centinaio di turisti almeno, tra il deluso e l’inferocito.

In verità sul sito ufficiale del Colosseo l’annuncio della chiusura anticipata c’era dal 16 aprile e, ha fatto sapere il Parco archeologico, «ai visitatori che avevano prenotato era stata inviata una mail di cancellazione ed erano stati informati tutti i tour operator partner del Parco e le associazioni delle guide turistiche».

Fatto sta che lì fuori nessuno ne sapeva nulla. E quindi, intorno alle 17.40, dopo un’ora d’inutile attesa, è successo che gruppi di giapponesi, famiglie di spagnoli, coppie d’inglesi, amici italiani, cinesi, francesi, tedeschi, hanno rotto gli indugi, scavalcato le recinzioni esterne e col biglietto in mano tentato un’improbabile incursione autonoma, finendo muso a muso con le guardie giurate. C’è chi se l’è presa con i dipendenti, chi con la direzione, chi, soprattutto, con Vance. «Vergogna», «è uno scandalo» e giù insulti e improperi. Venti minuti di caos. Alla fine la maggioranza s’è arresa, gli altri allontanati anche un po’ bruscamente dall’ingresso. Un paio di lavoratori del Parco, usciti per ultimi, hanno provato a spiegare il disagio: «I’m so sorry», «Ci dispiace», «Manco ci piace Trump». Ad andarsene per ultimi due americani: «Se annulliamo il voto per Vance possiamo entrare?».

Oggi, per Pasqua, lui e la second lady andranno a messa a San Paolo Fuori le Mura, poi la visita a Villa Adriana a Tivoli, l’ultima tappa delle loro vacanze romane. Questo almeno dice il programma ufficiale, sempre che Vance non dia buca.

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