Ipotizzato, vagheggiato, dato per già avvenuto, smentito, sfumato, alla fine l’incontro tra papa Francesco e J.D.Vance si è fatto, e nel giorno più solenne e improbabile, domenica di Pasqua. Jorge Mario Bergoglio ha ricevuto il vice di Trump per un “breve incontro privato” nella sua residenza a Casa Santa Marta, mentre a poche decine di metri, in piazza San Pietro, si concludeva la messa di Pasqua. Una cordialità che non cancella le divergenze tra Bergoglio e la Casa Bianca, come emerso chiaramente dal messaggio urbi et orbi del Papa, alla città e al mondo, che di lì a poco sarebbe risuonato in piazza San Pietro.
“Auguri nel giorno di Pasqua”
Il corteo di auto blindate statunitensi è entrato in Vaticano poco prima delle 11.30. Vance, completo blu e cravatta gialla, la spilletta Usa sulla giacca, era da solo, questa volta non lo ha accompagnato la famiglia, ed è stato accolto alla porta di Santa…
Ipotizzato, vagheggiato, dato per già avvenuto, smentito, sfumato, alla fine l’incontro tra papa Francesco e J.D.Vance si è fatto, e nel giorno più solenne e improbabile, domenica di Pasqua. Jorge Mario Bergoglio ha ricevuto il vice di Trump per un “breve incontro privato” nella sua residenza a Casa Santa Marta, mentre a poche decine di metri, in piazza San Pietro, si concludeva la messa di Pasqua. Una cordialità che non cancella le divergenze tra Bergoglio e la Casa Bianca, come emerso chiaramente dal messaggio urbi et orbi del Papa, alla città e al mondo, che di lì a poco sarebbe risuonato in piazza San Pietro.
“Auguri nel giorno di Pasqua”
Il corteo di auto blindate statunitensi è entrato in Vaticano poco prima delle 11.30. Vance, completo blu e cravatta gialla, la spilletta Usa sulla giacca, era da solo, questa volta non lo ha accompagnato la famiglia, ed è stato accolto alla porta di Santa Marta da monsignor Leonardo Sapienza. “L’incontro, durato alcuni minuti, ha dato modo di scambiarsi gli auguri nel giorno di Pasqua”, ha confermato la sala stampa vaticana. Con il Papa e Vance erano presenti solo i due traduttori ufficiali. Pochi minuti dopo la mezzogiorno Bergoglio era già affacciato dal loggione centrale di San Pietro.
L’incontro e i suoi dubbi
L’incontro con il Papa veniva dato fin dall’inizio per possibile sia dal Vaticano che dagli Stati Uniti, ma nessuno lo dava per certo. I dubbi, nel corso delle ore, si sono infittiti. J.D.Vance è stato in Vaticano sia venerdì pomeriggio, per la rievocazione della Passione di Gesù in San Pietro, sia sabato mattina, per un incontro con il cardinale Pietro Parolin, ma non ha incontrato Francesco. L’emittente britannica SkyNews ieri ha riferito di un incontro “breve e privato” che è stato però smentito dall’entourage del vicepresidente Usa. Oltretevere, dove anche i suoi collaboratori vengono presi di sorpresa dal Papa, si scommetteva sul fatto che se Francesco avesse deciso di ricevere Vance – nonostante non fosse un Capo di Stato “pari grado” ma un vicepresidente – sarebbe stato sabato, e non nel giorno di Pasqua, già impegnativo per un Pontefice convalescente. Ma come dice un suo collaboratore, appunto, “le cose nascono dal suo desiderio di fare sorprese che sorprendono anche noi”.
Dialogo nella distanza
E così oggi il Papa ha ricevuto Vance. E’ chiaro che per Francesco la distanza da un leader politico non è mai stata ragione sufficiente per evitare un incontro. E’ altrettanto chiaro che il vice di Trump è arrivato in Vaticano con un ramoscello d’ulivo in mano, da fedele oltre che da politico, desideroso, come emerso anche nell’incontro con i vertici della Segreteria di Stato, di trovare convergenze e punti di collaborazione. Un dialogo, insomma, capace di lasciare alle spalle le differenze emerse nei mesi scorsi quando Bergoglio ha criticato apertamente le politiche migratorie di Trump o i vescovi a stelle e strisce hanno criticato la Casa Bianca per i tagli a UsAid che colpiscono molti progetti della Chiesa nei paesi poveri.
La lezione dell’urbi et orbi
Il dialogo, però, non nasconde le divergenze. E solo pochi minuti dopo avere incontrato Vance il Papa ha accompagnato con una benedizione dal loggione di San Pietro un messaggio urbi et orbi, che marca una serie di distanze dalle politiche di Trump. Non era quello l’obiettivo, ovviamente, il Papa si rivolge, appunto, alla città e al mondo, ma in questo mondo ci sono anche gli Stati Uniti. Francesco ha condannato il “disprezzo” che c’è nel mondo “verso i più deboli, gli emarginati, i migranti”, stigmatizzato “il crescente clima di antisemitismo” e la “drammatica e ignobile situazione umanitaria” nella Striscia di Gaza, fatto appello per una pace “giusta e duratura” per la “martoriata Ucraina” e sferzato i politici a “non cedere alla logica della paura che chiude, ma a usare le risorse a disposizione per aiutare i bisognosi, combattere la fame e favorire iniziative che promuovano lo sviluppo”. Auspici che Francesco, c’è da giurarlo, sarebbe felice che Donald Trump facesse propri.
I regali alla famiglia Vance
Papa Francesco aveva fatto preparare dei doni per la famiglia del vicepresidente Usa: tre uova di Pasqua ai figli. Per Vance una cravatta vaticana e dei rosari. "So che non si sente bene, ma è bello vederla in salute", ha detto Vance al Papa, "grazie per avermi ricevuto". Dopo l'incontro col Pontefice, Vance si è unito alla sua famiglia per la Messa di Pasqua nella basilica Papa di San Paolo fuori le mura. I Vance hanno quindi visitato la tomba dell'apostolo San Paolo.