Vance incontra Parolin ma non il Pontefice, dissidi su pace e migranti
di Paolo Mastrolilli e Iacopo ScaramuzziAlza lo sguardo ai soffitti affrescati della terza loggia e non trattiene lo stupore: «Oh wow, how beautiful it is…», wow com’è bello. Le guardie svizzere lo precedono a passo solenne con l’uniforme di gala nel palazzo apostolico, lui si avventura tenendo per mano il figlio, dietro c’è la moglie con gli altri due bambini. Il cardinale Parolin lo accoglie con un sorriso largo, si piega a stringere la mano al bambino per salutarlo in inglese, «good morning». J.D.Vance continua a ringraziare. È il momento di cercare convergenze possibili e mettere da parte le incomprensioni del passato.
Un baby catholic in Vaticano
Il vicepresidente degli Stati Uniti si è convertito al cattolicesimo nel 2019 e si presenta in Vaticano da fedele, oltre che come politico. Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca le polemiche con la sua Chiesa non sono mancate. Quando il Papa in persona lo ha ripreso per una frase di Sant’Agostino, usata in modo inopportuno per giustificare la stretta sui migranti, …
Alza lo sguardo ai soffitti affrescati della terza loggia e non trattiene lo stupore: «Oh wow, how beautiful it is…», wow com’è bello. Le guardie svizzere lo precedono a passo solenne con l’uniforme di gala nel palazzo apostolico, lui si avventura tenendo per mano il figlio, dietro c’è la moglie con gli altri due bambini. Il cardinale Parolin lo accoglie con un sorriso largo, si piega a stringere la mano al bambino per salutarlo in inglese, «good morning». J.D.Vance continua a ringraziare. È il momento di cercare convergenze possibili e mettere da parte le incomprensioni del passato.
Un baby catholic in Vaticano
Il vicepresidente degli Stati Uniti si è convertito al cattolicesimo nel 2019 e si presenta in Vaticano da fedele, oltre che come politico. Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca le polemiche con la sua Chiesa non sono mancate. Quando il Papa in persona lo ha ripreso per una frase di Sant’Agostino, usata in modo inopportuno per giustificare la stretta sui migranti, lui ha ammesso di essere un «baby catholic», un cattolico alle prime armi. Quando i vescovi Usa hanno protestato per i tagli a UsAid lui li ha accusati di agire mossi non da ideali ma da interessi economici. L’amministrazione Trump è riuscita a ricompattare Bergoglio e un episcopato piuttosto conservatore e non pregiudizialmente ostile al tycoon.
“Trump vuole la pace”
Ora in Vaticano Vance ha giocato la carta della riconciliazione. Il vicepresidente Usa e il cardinale Parolin, affiancato dall’arcivescovo ministro degli Esteri Paul Richard Gallagher, «hanno parlato della loro comune fede religiosa», ha riferito la Casa Bianca, «del cattolicesimo negli Stati Uniti, della difficile situazione delle comunità cristiane perseguitate in tutto il mondo e dell’impegno del presidente Trump nel ripristinare la pace nel mondo».
Un resoconto con sfumature
Più ombreggiato, e più problematico, il resoconto della Santa Sede. Che riconosce, sì, che nel corso del «cordiale colloquio» è stato espresso «compiacimento per le buone relazioni bilaterali» ed è stato «rinnovato il comune impegno nel proteggere il diritto alla libertà religiosa e di coscienza». Ma poi aggiunge che vi è stato uno «scambio di opinioni» su un ventaglio di questioni sulle quali, notoriamente, la visione del Palazzo apostolico non collima con quella della Casa Bianca, e in particolare «sulla situazione internazionale, specialmente sui Paesi segnati dalla guerra, da tensioni politiche e da difficili situazioni umanitarie, con particolare attenzione ai migranti, ai rifugiati, ai prigionieri».
I nodi del contendere
Decrittare i riferimenti non è difficile. Il Papa ha pubblicamente criticato le politiche migratorie restrittive di Trump, definendole una «disgrazia», i tagli a UsAid colpisce molte iniziative all’estero della Chiesa Usa. E se sia a Roma sia a Washington si lavora per la pace, le soluzioni individuate non sempre coincidono. Per la Santa Sede, come ha spiegato a Repubblica Parolin, in Ucraina è necessario raggiungere una pace «giusta e duratura» non con l’imposizione ma tramite il negoziato. Il Papa e i suoi uomini sono poi in allarme per la situazione dei cristiani a Gaza e in altri luoghi del mondo. Tra Vance e Parolin, conclude la nota vaticana, «si è auspicata una serena collaborazione tra lo Stato e la Chiesa cattolica negli Stati Uniti, di cui è stato riconosciuto il prezioso servizio alle persone più vulnerabili».
Auspici e paletti
L’auspicio, insomma, è la collaborazione. Ma al di là dei sorrisi di ieri, per arrivare a quel punto la Santa Sede si attende un cambio di passo rispetto al passato recente, e ha consegnato questi auspici nelle mani del vicepresidente cattolico. Il quale, oltre all’incontro con Parolin, alla rievocazione della Passione di Gesù, venerdì a San Pietro, e ad una visita privata alla Cappella Sistina, ha sperato di potere incontrare anche il Papa. Francesco in questi giorni è prodigo di sorprese, ha anche ricevuto brevemente i reali inglesi, la cosa era nell’aria. Tanto che l’emittente britannica di SkyNews ha riferito di un incontro «veloce e privato» che sarebbe avvenuto nel pomeriggio a Casa Santa Marta. Evento che però non ha trovato conferma in Vaticano ed è stato smentito dall’entourage di Vance. Il quale è stato accolto con cordialità e rispetto, sì, ma senza nascondere divergenze che non può bastare qualche sorriso ad archiviare.