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Un papa pronto al sacrificio di sé, tra la gente e per la gente. Fino all’ultimo respiro

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Le ultimissime apparizioni pubbliche di Francesco, la sua sofferenza, sono una delle eredità che lascia al mondo. Da militante e soldato di Cristo, come il “suo” Ignazio di Loyola
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C’è qualcosa di estremamente vitale e insieme c’è il segno d’un congedo nel comparire di Papa Bergoglio nella Basilica di San Pietro prima della veglia di Pasqua, poi nella piazza sulla sua autovettura bianca in mezzo alla folla che l’applaudiva, entusiasta di rivederlo. E infine alla Loggia delle benedizioni per l’Urbi et Orbi. Senza poi aggiungere l’incontro con il vicepresidente americano Vance.

Tutte manifestazioni di una militanza a qualsiasi costo, da parte di un papa che porta il nome di pace di Francesco ma che è anche stato un membro autorevole dell’ordine dei Gesuiti istituito da un soldato, Ignazio di Loyola. La pace e la militanza sono stati due aspetti che il Papa, venuto dal cono Sud dell’America, ha sempre portato con sé. Quei gesti che sembravano il ritorno, seppure in uno stato di salute complesso, erano invece l’ultimo sforzo d’un uomo che era consumato dalla sua missione di fratellanza.

Un soldato di Cristo, e insieme un poeta, uno scrittore, un comunicatore,…

C’è qualcosa di estremamente vitale e insieme c’è il segno d’un congedo nel comparire di Papa Bergoglio nella Basilica di San Pietro prima della veglia di Pasqua, poi nella piazza sulla sua autovettura bianca in mezzo alla folla che l’applaudiva, entusiasta di rivederlo. E infine alla Loggia delle benedizioni per l’Urbi et Orbi. Senza poi aggiungere l’incontro con il vicepresidente americano Vance.

Tutte manifestazioni di una militanza a qualsiasi costo, da parte di un papa che porta il nome di pace di Francesco ma che è anche stato un membro autorevole dell’ordine dei Gesuiti istituito da un soldato, Ignazio di Loyola. La pace e la militanza sono stati due aspetti che il Papa, venuto dal cono Sud dell’America, ha sempre portato con sé. Quei gesti che sembravano il ritorno, seppure in uno stato di salute complesso, erano invece l’ultimo sforzo d’un uomo che era consumato dalla sua missione di fratellanza.

Un soldato di Cristo, e insieme un poeta, uno scrittore, un comunicatore, una persona dotata d’una inarrestabile umanità. Gentile e fermo, fino all’ultimo nell’apparire là dove il suo magistero di Vescovo di Roma gli imponeva la partecipazione. Non è stato tanto, e non solo, il desiderio di comunicare, ma quella spinta alla presenza che lo ha accomunato a un papa precedente, quel Karol Wojtyla che quanto a militanza non era certamente da meno di Francesco.

Ma tipica di Bergoglio era l’afflato della speranza, ultima a morire, la più umile delle virtù teologali, e quel desiderio di portare una presenza fisica, per quanto difficile e dolorosa, come ha fatto con i carcerati di Roma. Sono il testimone della speranza: è questo il messaggio estremo di Francesco. Insieme a: non vi lascio soli, ci sono, eccomi qui.

Un gesto ancora una volta di generosità verso la sua Chiesa, ma anche verso l’umanità. Un messaggio che arriva dritto al cuore di tutti insieme con la notizia inattesa della sua scomparsa. Dopo un papa teologo, Benedetto XVI, un papa attivista della pace e della giustizia, un papa che non viveva nelle stanze vaticane ma in una dimora da ospite temporaneo.

Sono tanti anche in questo congedo ultimo i segni e i simboli che Bergoglio ha diffuso intorno a sé, pensieri e atti semplici come quando nei suoi viaggi di Pontefice partiva con la borsa che aveva all’arrivo da Buenos Aires, gonfia di carte e documenti. Combattente dunque fino all’ultimo, un uomo che non voleva morire nel letto di un ospedale, ma sul campo, come è sempre stato per i membri della Compagnia di Gesù: ad maiorem dei gloria, ma senza dimenticare che Dio vive in ogni creatura sia un essere umano, un animale, un fiore o un albero. Un Papa per il nuovo millennio.

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