Lacrime e preghiere in piazza San Pietro: “È stato il pontefice degli ultimi”
di Maria Novella De LucaCittà del Vaticano – Sotto uno di quei cieli di Roma che non si dimenticano e un tramonto struggente, l’immenso popolo di Francesco ha salutato recitando il rosario in piazza San Pietro il proprio amatissimo papa che «entra nella Gerusalemme celeste».
È quando il drappo cremisi del balcone dal quale si affacciano i pontefici viene rimosso che molti si fanno il segno della croce. Bergoglio, il papa argentino, il papa delle periferie e degli ultimi, non c’è più, il suo cuore ha smesso di battere proprio nel lunedì dell’Angelo. «Francesco che quando parlava si faceva capire e capiva i problemi nostri», dicono commossi Francesco e Salvatore, napoletani, adesso iniziano i giorni del lutto, del conclave, delle fumate nere, delle diplomazie e delle trame e poi della successione.
Quanto è piena di simboli la morte di papa Francesco dentro e fuori le colonne di Piazza San Pietro dove una folla incessante entra ed esce dalla porta santa, c’è il mondo intero che attraversa la basilica nel Gi…
Città del Vaticano – Sotto uno di quei cieli di Roma che non si dimenticano e un tramonto struggente, l’immenso popolo di Francesco ha salutato recitando il rosario in piazza San Pietro il proprio amatissimo papa che «entra nella Gerusalemme celeste».
È quando il drappo cremisi del balcone dal quale si affacciano i pontefici viene rimosso che molti si fanno il segno della croce. Bergoglio, il papa argentino, il papa delle periferie e degli ultimi, non c’è più, il suo cuore ha smesso di battere proprio nel lunedì dell’Angelo. «Francesco che quando parlava si faceva capire e capiva i problemi nostri», dicono commossi Francesco e Salvatore, napoletani, adesso iniziano i giorni del lutto, del conclave, delle fumate nere, delle diplomazie e delle trame e poi della successione.
Quanto è piena di simboli la morte di papa Francesco dentro e fuori le colonne di Piazza San Pietro dove una folla incessante entra ed esce dalla porta santa, c’è il mondo intero che attraversa la basilica nel Giubileo della Speranza e piange il pontefice argentino che odiava la guerra e difendeva i più poveri. Voci, ricordi, testimonianze, ognuno racconta il “proprio”, papa Francesco. Come Yewon Kim, 22 anni, sudcoreana, che nel 2015 incontrò Bergoglio durante il suo viaggio apostolico in Asia, «è incredibile, ero un bambina, mi avvicinai con dei fiori e lui mi diede la benedizione, non dovevo essere qui oggi, ma volevo far veder San Pietro alla mia amica Charlotte».
Il papa che stava riformando la Chiesa, che aveva squarciato il velo «sull’orrore della pedofilia, sulle troppe ricchezze del clero, che aveva aperto alle donne, infatti mia figlia, eccola qui, oggi fa la chierichetta», ricorda Loredana di Lecco, «adesso il timore è che si torni indietro, i suoi nemici vorranno la restaurazione».
Ave Maria e Padre Nostro: è una donna infatti ad aprire il rosario mentre il tramonto romano regala gli ultimi bagliori rosa e i pellegrini turisti fanno il pieno di selfie, è suor Raffaella Petrini, la suora che Francesco volle nominare dal suo letto di ospedale “governatrice” del Vaticano, ruolo mai fino ad allora coperto al femminile. Bergoglio, Messi, Maradona, anche cambiando l’ordine dei cognomi il risultato è lo stesso per Alan e Leandra Catalano, argentini di Buenos Aires di origine italiana. «Abbiamo il cuore infranto, è stato un grande papa, ha fatto molto per l’Argentina anche durante la dittatura, per noi è un eroe nazionale, come Messi, com’era Maradona».
Certamente a Bergoglio, grande tifoso del San Lorenzo e della nazionale argentina, non sarebbe dispiaciuto il paragone calcistico, era un papa che «amava l’ironia e scherzava,» ricorda Claudia Caroleo, insegnante di sostegno di Siena. «Francesco ha rotto gli schemi, ha dato la priorità alle persone fragili, all’inclusione di tutti, io lavoro con bambini che hanno problemi ma anche infinite possibilità e per Bergoglio i più piccoli erano la speranza. È un momento triste, ma anche di gioia, perché Francesco è stato il papa dell’allegria, dell’ironia. Quante emozioni però, questa morte che arriva a Pasqua, alla vigilia della resurrezione di Gesù».
Simboli che si accavallano a simboli, così come il clima da scampagnata si somma alle campane che a mezzogiorno suonano a morte, lunghi infiniti rintocchi, suor Giovanna, trentacinque anni, ordine missionario delle Saveriane, si inginocchia, al lato della piazza. Sorride, come fosse abituata alla domanda: «Perché sono diventata suora? Perché non potevo fare altrimenti. Sono tornata dal Congo per la Pasqua, gestisco un asilo, ho incontrato papa Bergoglio alla sala Nervi, in una giornata dedicata alle missioni. Mi guardò negli occhi e mi disse che noi portavamo Dio tra gli ultimi». Il papa della semplicità, il papa che a sorpresa visitava le parrocchie delle banlieu romane, viveva frugalmente e non aveva mai voluto abitare in Vaticano. Francesco Panetta ha 28 anni, vive a Napoli, è commosso, non lo nasconde. «Ho lo stesso nome del papa e sono un cattolico osservante. Era una persona umile, capiva la fatica delle famiglia, della gente povera, delle periferie. E noi a Napoli questi problemi ce li abbiamo tutti, lui era uno di noi. Poi era argentino e noi l’Argentina la amiamo, non c’è nemmeno bisogno di spiegare il perché». No, infatti, è la cifra di questa incredibile pasquetta, di dolore sì, ma dove il ricordo di Bergoglio è più legato alla gioia.
Agnese è arrivata in bicicletta: «Io sono agnostica, ma questo papa lo stimavo. Perché era un pacifista. Mica c’è bisogno di essere cattolici per stimare un grande uomo di fede». È vero, Francesco è stato un pontefice amato dai laici, nonostante su temi come i diritti delle persone Lgbtq+ sia rimasto ancorato alla tradizione conservatrice. Adriana Scigliano ha 53 anni ed è nata in Argentina. «Vivo a Roma da sempre, però il papa di Buenos Aires mi parlava al cuore, alle mie origini. Era semplice, umile, si capivano le sue parole, piaceva ai giovani, più vicino a Wojtyla che a Ratzinger, spero che la Chiesa non torni indietro. La gente lo amava, è pazzesco pensare che il giorno di Pasqua fosse in questa piazza, tra di noi e adesso è in cielo. Per questo reciterò il rosario».
È il filo che lega le parole: povertà, umiltà, vicinanza, semplicità, ironia. «Speriamo che arrivi un nuovo Francesco, un altro papa riformista», aggiunge Clelia Romanelli, che ha 60 anni, insegna religione e ha gli occhi rossi. «La Chiesa stava cambiando ma Bergoglio aveva troppi nemici, a cominciare dai potenti della terra, per finire alle gerarchie vaticane. Vi ricordate quanto l’hanno criticato perché non ha voluto lasciare Santa Marta? O per la sua volontà di rendere trasparente la banca vaticana? Ricordo la sua visita nella parrocchia del mio quartiere, in periferia, a Roma Nord. Si è fermato all’oratorio, scherzava, dava conforto. Che tristezza nel cuore». Ognuno ha un ricordo privato e sembra incredibile in una folla così densa che parla tutte le lingue del mondo. Francesco, uno di noi. «Era un rivoluzionario, così come era rivoluzionario San Francesco». Il rosario finisce, è sera. «La morte - ricorda il cardinal Gambetti - non è una porta che si chiude ma l’entrata nella Gerusalemme celeste». E allora, dicono in molti, semplicemente, «ciao Francesco».