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Robert Harris sul Conclave: “Segreti e trame, l’elezione perfetta per farne un romanzo”

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L’intervista all’autore dell’omonimo romanzo poi film premio Oscar: “Il nuovo Pontefice sarà una figura ancora più importante, un po’ come lo fu il rivoluzionario Giovanni Paolo II. I paralleli tra il mio libro e cosa potrebbe succedere adesso”
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«Prima che diventasse film premio Oscar quest’anno, ebbi l’ispirazione per Conclave proprio con l’elezione di Francesco nel 2013. Senza di lui, non avrei mai scritto quel romanzo».

Perché, Robert Harris?

«Vidi quel buon uomo apparire al balcone di San Pietro, col volto pieno di umiltà, compassione ma anche humour. Mi chiesi: come ci è arrivato lassù?».

E così, nel 2016, a 59 anni, pubblicò quello straordinario romanzo (ed. Mondadori, come il suo ultimo “Precipizio”).

«Sì, perché quel consesso di cardinali mi ricordava il Senato romano. Con tutti quegli uomini anziani, tra intrighi, complotti, alleanze, gossip, maldicenze. È un momento estremamente politico, con progressisti e conservatori che si sfidano, come in ogni istituzione della nostra società. E poi quei voti a scrutinio segreto che si ripetono. Qualcosa di perfetto per un romanzo. Anzi, un dono di Dio!».

«Prima che diventasse film premio Oscar quest’anno, ebbi l’ispirazione per Conclave proprio con l’elezione di Francesco nel 2013. Senza di lui, non avrei mai scritto quel romanzo».

Perché, Robert Harris?

«Vidi quel buon uomo apparire al balcone di San Pietro, col volto pieno di umiltà, compassione ma anche humour. Mi chiesi: come ci è arrivato lassù?».

E così, nel 2016, a 59 anni, pubblicò quello straordinario romanzo (ed. Mondadori, come il suo ultimo “Precipizio”).

«Sì, perché quel consesso di cardinali mi ricordava il Senato romano. Con tutti quegli uomini anziani, tra intrighi, complotti, alleanze, gossip, maldicenze. È un momento estremamente politico, con progressisti e conservatori che si sfidano, come in ogni istituzione della nostra società. E poi quei voti a scrutinio segreto che si ripetono. Qualcosa di perfetto per un romanzo. Anzi, un dono di Dio!».

E il prossimo attesissimo conclave come finirà?

«Ah, non lo so».

Ma lei è uno dei più grandi “veggenti” della politica e della contemporaneità.

«Ma i conclave sono assolutamente imprevedibili, come accadde per esempio anche per l’elezione di Ratzinger, quando Bergoglio si ritirò dalla corsa. È un’altra loro straordinaria bellezza».

Però chi ha letto il suo libro, o ha visto il film, sa come finisce. Senza spoilerare troppo: una catastrofe per i conservatori.

«Beh, come nel mio libro, papa Francesco ha scelto la maggior parte dei cardinali elettori dopo di lui, quindi il Conclave potrebbe essere più liberal dell’ultima volta. Allo stesso tempo, e accade anche nel mio romanzo, anche stavolta ci potrebbe essere un forte candidato africano, anti-gay e arci-conservatore, con i liberal si coalizzano. Vedremo, oggi speculare non ha senso. Ma, vista l’instabilità del mondo di oggi, il nuovo Papa sarà una figura ancora più importante e carismatica, un po’ come lo fu il rivoluzionario Giovanni Paolo II».

Il Vaticano l’aiutò per il suo romanzo?

«Inaspettatamente, sì, molto. Tramite il mio editore, gli chiesi di visitare Santa Marta, la Cappella Sistina, la Cappella Paolina, i Giardini Vaticani. Dissero di sì a tutto. Mi permisero persino di vedere la stanza da letto del Papa e di andare al balcone dove si affacciava. Ma c’erano diecimila fedeli sotto ed ebbi solo il coraggio di sbirciare dalle tende…».

Ha mai incontrato Francesco?

«No, ma il cardinale inglese Cormac Murphy-O’Connor, suo grande amico, aveva amato il protagonista cardinale Jacopo Baldassare Lomeli (alias Ralph Fiennes-Thomas Lawrence nel film), così afflitto da dubbi e tormenti come molti altri personaggi dei miei libri, da Cicerone a Neville Chamberlain. Così, Murphy-O’Connor diede Conclave al Papa, in italiano. Iniziai a sudare: “Chissà cosa penserà di quel finale…”. Alla fine, non seppi più nulla. Forse meglio così».

Che opinione si è fatto di Bergoglio in questi anni?

«È finito sotto il fuoco dei conservatori e non è riuscito a riformare la Chiesa cattolica come voleva, dal ruolo delle donne agli omosessuali. Ma ha stabilizzato la barca dopo le tempeste e gli scandali emersi sotto i due papi precedenti. Rimarrà un emblema straordinario della fede cattolica, per sempre».

Almeno re Carlo è riuscito a incontrare Francesco giusto in tempo, la scorsa settimana.

«Ed è stato molto importante per un sovrano come lui che crede nel dialogo religioso. So che il re i miei libri li legge tutti, incluso Conclave. Piuttosto mi è spiaciuto che l’ultimo leader che Francesco ha accolto in Vaticano sia stato proprio il vicepresidente americano JD Vance. Quello, come alla conferenza di Monaco mesi fa, pensa di dare lezioni sul “declino dei valori cristiani in Europa” persino al Papa».

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