Il papa sorride dalla foto esposta su un pannello rosso porpora nel porticato della basilica di Santa Maria Maggiore, attorno girasoli, orchidee e margherite. Il viso disteso di qualche anno fa e lo sguardo gentile di Francesco dietro gli occhiali accolgono i pellegrini che arrivano da ogni parte del mondo. Un assalto composto alla basilica mariana dove papa Francesco ha deciso di farsi seppellire, come specificato nel suo testamento: “Chiedo che la mia tomba sia preparata nel loculo della navata laterale tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza della suddetta Basilica Papale”.
Era il suo luogo dell’anima, qui trovava il coraggio, la pace, la forza nei momenti più importanti che hanno solcato il suo pontificato. L’ultima volta è stato il 12 aprile, le sue preghiere accanto all’immagine a cui era devoto: Maria salus populi romani. I pellegrini sanno che tra queste mura trovano lo spirito del Papa e qui, oggi, arrivano per pregare sul punto esatto dove sarà seppellito. E c’è chi si …
Il papa sorride dalla foto esposta su un pannello rosso porpora nel porticato della basilica di Santa Maria Maggiore, attorno girasoli, orchidee e margherite. Il viso disteso di qualche anno fa e lo sguardo gentile di Francesco dietro gli occhiali accolgono i pellegrini che arrivano da ogni parte del mondo. Un assalto composto alla basilica mariana dove papa Francesco ha deciso di farsi seppellire, come specificato nel suo testamento: “Chiedo che la mia tomba sia preparata nel loculo della navata laterale tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza della suddetta Basilica Papale”.
Era il suo luogo dell’anima, qui trovava il coraggio, la pace, la forza nei momenti più importanti che hanno solcato il suo pontificato. L’ultima volta è stato il 12 aprile, le sue preghiere accanto all’immagine a cui era devoto: Maria salus populi romani. I pellegrini sanno che tra queste mura trovano lo spirito del Papa e qui, oggi, arrivano per pregare sul punto esatto dove sarà seppellito. E c’è chi si fotografa davanti alla porta dietro alla quale sarà realizzata la tomba.
“Era un po’ casa sua la basilica”, dice Adriana Bruno mentre scende i gradini della loggia. Abita a pochi passi da piazza dell’Esquilino con il compagno Antonello Faretta: “Quando stava per arrivare la voce si spargeva nel quartiere, le strade venivano chiuse, noi eravamo contenti, non era un disagio. Ci sentivamo come se vivessimo vicino a una piccola San Pietro. Non potevamo che essere qui oggi, dove lui amava stare e dove lui resterà per sempre”.
La basilica cara a papa Bergoglio gli rende omaggio con semplicità. Sul pannello commemorativo c’è un cartello bianco con lo stemma papale, il nome in latino, Franciscus, l’anno di nascita e quello di morte. Accanto un leggio con un libro dalle pagine bianche dove lasciare un messaggio, una preghiera, un ringraziamento. E la fila, lunghissima, con famiglie, gruppi di pellegrini, tanti bambini arrivati anche dal Brasile, dal Messico, dal Giappone, si forma sin dalla mattina e non scoraggia il sole a picco sull’Esquilino.
“Ti voglio bene Papa Francesco e so che in cielo adesso sei contento”, scrive Lucia, 7 anni, di Saragozza. “Grazie per avere parlato della gente di Gaza. Speriamo che le tue preghiere siano ascoltate e si realizzino”, è il messaggio di cinque ragazze palestinesi. Una turista tedesca piange dopo avere sorpassato la porta santa: “E’ qui che vedevo il papa in televisione quando è arrivato dopo le dimissioni dal Gemelli, amava questa basilica, non potevo mancare”.
Il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete coadiutore di Santa Maria Maggiore, esce sul sagrato, è in mezzo alla gente. Ricorda: “Veniva qui per essere guardato dalla Madonna”. Stringe le mani al coordinatore della federazione nazionale dei consoli in Italia, Gennaro Famiglietti e la moglie Rosy.
Dentro la basilica c’è chi si ferma dove verrà seppellito il papa, fa il segno della croce, chiude gli occhi. A decine percorrono la navata sinistra, si fermano davanti a una porta chiusa, sopra l’iscrizione sul marmo dedicata a “Paulus V”, pontefice massimo. “Sarà a terra, dietro quel portone in legno”, scruta Sara Presentato arrivata da Bagheria, provincia di Palermo, indicando il loculo della navata. Proprio dietro quella porta, vicino alla cappella della salus populi romani, i lavori sono stati già fatti in gran segreto. Sara è col marito Giuseppe Di Salvo: “Stavamo per andare alla stazione per tornare in Sicilia ma abbiamo voluto vedere la basilica di Francesco. Qui si respira la sua presenza. La tristezza è sapere che è morto mentre il mondo è ancora in guerra”.
Mentre le lingue del mondo si mischiano nelle preghiere sussurrate in ginocchio sotto il tetto dorato della basilica, un prete aggiorna il team che si occupa della sicurezza di quanto avverrà nelle prossime ore. La fibrillazione è nell’aria. Al microfono dall’altare un prete invita al silenzio, troppo brusio.Un gruppo di oltre 40 adolescenti, che con don Marco Sala è arrivato da Nerviano in provincia di Milano proprio nel giorno in cui il Papa è morto, rivolge un Padre nostro alla madonna circondata dall’oro nella cappella paolina.
Nessuno dei pellegrini dimentica l’amore di Papa Francesco per gli ultimi. Leonardo e Thais Osorio, con i figli Lara e Cassio, hanno festeggiato la Pasqua nella capitale. Sono in fila per lasciare la loro frase al papa. Sono partiti dalla loro terra, il Brasile. “Il nostro Paese è molto legato a Francesco che amava l'umiltà, il popolo, nella sua basilica ci sentiamo ancora più vicini a lui”, dice Leonardo Osorio.
Filì La Ferrera e il marito Giuseppe Gambino a Roma hanno trascorso tutta la settimana santa, mentre ammirano il baldacchino che sovrasta l’altare raccontano: “Tutto il viaggio è stata una grazia, l’avevamo programmato mesi fa. Il giorno di Pasqua a San Pietro, non so come, siamo arrivati in prima fila mentre il pontefice arrivava con la sua papamobile. L’abbiamo quasi toccato, trovarci nel luogo che lui ha scelto per riposare in eterno la riteniamo un’altra grazia”.
Turi ha 13 anni, è nato dieci giorni dopo la nomina di papa Bergoglio. Per la prima volta è venuto a Roma da Cerda, in provincia di Palermo, con la nonna Stefania Rasa. Sperava di vedere “il Santo Padre e invece lui è morto”. Piange Turi: “Mi piaceva perché non voleva vivere nella ricchezza ma nella semplicità”. Abbraccia la nonna che lo consola: “Ti ho portato in questa basilica perché questo è il luogo dove il papa era felice di stare. Sorridi, lui adesso sta bene”.