L’impegno per la pace vista come un «elemento centrale della vita religiosa. E non come uno degli elementi». L’attenzione per gli ultimi e in particolare per la parrocchia di Gaza che «ha rappresentato, in un certo senso, tutto ciò che è stato al centro del suo pontificato»: ovvero la vicinanza agli ultimi e la ricerca della pace.
Le parole che gli venivano dal cuore e che gli consentivano di «superare il protocollo, di pensare fuori dalla scatola, di costruire ponti», come nel caso dell’incontro di Abu Dhabi sul dialogo interreligioso nel 2019 o della preghiera per la pace in Vaticano con il presidente palestinese Mahmoud Abbas e di quello israeliano Shimon Peres nel 2014. Così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha voluto ricordare papa Francesco alla vigilia della messa che si terrà oggi nella chiesa del Santo sepolcro e della sua partenza per Roma, subito dopo. Pizzaballa ha parlato ad alcuni dei media internazionali che fanno base nella Cit…
L’impegno per la pace vista come un «elemento centrale della vita religiosa. E non come uno degli elementi». L’attenzione per gli ultimi e in particolare per la parrocchia di Gaza che «ha rappresentato, in un certo senso, tutto ciò che è stato al centro del suo pontificato»: ovvero la vicinanza agli ultimi e la ricerca della pace.
Le parole che gli venivano dal cuore e che gli consentivano di «superare il protocollo, di pensare fuori dalla scatola, di costruire ponti», come nel caso dell’incontro di Abu Dhabi sul dialogo interreligioso nel 2019 o della preghiera per la pace in Vaticano con il presidente palestinese Mahmoud Abbas e di quello israeliano Shimon Peres nel 2014. Così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha voluto ricordare papa Francesco alla vigilia della messa che si terrà oggi nella chiesa del Santo sepolcro e della sua partenza per Roma, subito dopo. Pizzaballa ha parlato ad alcuni dei media internazionali che fanno base nella Città Santa.
«Era molto vicino alla parrocchia di Gaza, li chiamava costantemente. Per un po’ li chiamava ogni sera alle 19, era diventata una cosa regolare per la comunità, era anche confortante per loro, e lui lo sapeva», ha spiegato, sottolineando che la vicinanza di Francesco non era soltanto spirituale, ma anche concreta. «Lo ha dimostrato quando abbiamo portato a Gaza i camion di aiuti”, ha detto. Dietro alle due missioni c’era stata un’intensa azione diplomatica da parte del patriarcato: azione di cui Francesco era stato costantemente tenuto informato e che aveva supportato.
Pizzaballa ha voluto sottolineare che l’attenzione per la parrocchia della Chiesa della Sacra famiglia — che ospita 500 persone all’interno del suo compound fra cattolici e ortodossi — non diminuirà con la morte del Pontefice: «Noi credenti — ha detto rispondendo alla domanda di uno dei giornalisti — crediamo in un messaggio che le telecamere non possono riprendere: questo messaggio è la preghiera. Papa Francesco pregherà da lassù per i suoi amici di Gaza in maniera ancora più forte. Non saranno soli: non li abbandoneremo mai».
Il cardinale, 60 anni, è a Gerusalemme dal 1990: francescano, ha ricoperto per 12 anni il ruolo di Custode di Terra Santa, ovvero di responsabile delle centinaia di frati chiamati a preservare e tenere in vita i luoghi santi del Cristianesimo sparsi in tutto il Medio Oriente. Dal 2020, dopo un periodo da amministratore apostolico della sede vacante, è stato nominato da Francesco Patriarca dei latini. Nel 2023 è stato elevato cardinale: fra i 135 elettori del conclave è considerato un “papabile”. Anche per questo ieri non ha voluto rispondere a domande su quello che potrebbe accadere durante il Conclave, limitandosi a dire che i cardinali “porteranno le loro voci da parti diverse del mondo” e che “tutte dovranno essere ascoltate”. “La sfida della Chiesa — ha spiegato — resta una: come tradurre l’evangelizzazione nei vari contesti culturali rimanendo uniti”.
Pizzaballa sarà a Roma oggi: pronto a confrontarsi con gli altri cardinali. Come lui, in buona parte espressione della Chiesa di Francesco. “Il Papa ci lascia un’eredità importante: l’attenzione ai poveri e agli ultimi, la pace, il dialogo fra le culture, le religioni e le chiese. Ma parte importante del suo messaggio è sempre stata quella di lavorare per la giustizia, senza però prendere parte al conflitto”, ha detto. Parole che riflettono il livello altissimo di pressione in cui il Patriarca ha operato negli ultimi 19 mesi, con lo Stato di Israele e le comunità ebree della diaspora che hanno reagito con crescente fastidio agli appelli di Francesco alla pace. L’ultimo, il Pontefice lo ha lanciato poche ore prima di morire da piazza San Pietro.