Suor Geneviève, l’amica del papa: “Da sua enfant terrible, spero in uno come lui”
di Romina MarcecaAlle 18 nella comunità delle Piccole sorelle di Gesù, nel Tuscolano, la cena è già terminata. La “petite” suor Geneviève Jeanningros, 83 anni, minuta e gentile, è a metà di una delle giornate più faticose. La suora dei giostrai e degli ultimi, che ha portato tante volte al Papa prostitute, trans, poveri e ha vissuto per anni in un caravan nel luna park di Ostia, ha lo zaino in spalla per il prossimo appuntamento in piazza San Pietro. Bergoglio è andato due volte a trovarla per conoscere la condizione di chi vive ai margini: nel 2015 e l’anno scorso. «È stato un colpo durissimo apprendere della morte di papa Francesco», srotola l’emozione con la erre delle sue origini francesi. Ieri è stata tra le prime a arrivare in San Pietro davanti al feretro del Pontefice. La loro amicizia è iniziata nel 2005: lei gli consegnò in Vaticano una lettera di fuoco dopo il ritrovamento delle ossa della zia suor Leonie Duquet, uccisa dalla dittatura argentina e gettata in mare con altre sorelle da un aer…
Alle 18 nella comunità delle Piccole sorelle di Gesù, nel Tuscolano, la cena è già terminata. La “petite” suor Geneviève Jeanningros, 83 anni, minuta e gentile, è a metà di una delle giornate più faticose. La suora dei giostrai e degli ultimi, che ha portato tante volte al Papa prostitute, trans, poveri e ha vissuto per anni in un caravan nel luna park di Ostia, ha lo zaino in spalla per il prossimo appuntamento in piazza San Pietro. Bergoglio è andato due volte a trovarla per conoscere la condizione di chi vive ai margini: nel 2015 e l’anno scorso. «È stato un colpo durissimo apprendere della morte di papa Francesco», srotola l’emozione con la erre delle sue origini francesi. Ieri è stata tra le prime a arrivare in San Pietro davanti al feretro del Pontefice. La loro amicizia è iniziata nel 2005: lei gli consegnò in Vaticano una lettera di fuoco dopo il ritrovamento delle ossa della zia suor Leonie Duquet, uccisa dalla dittatura argentina e gettata in mare con altre sorelle da un aereo della Marina militare negli anni Settanta. Il Papa la chiamava “l’enfant terrible”.
Le lacrime che ha versato a San Pietro hanno commosso l’Italia.
«È stata una grande emozione stare accanto a lui. Sono ore particolari, sono momenti dolorosi. Preferisco parlarne poco e viverli nel silenzio».
Come ha reagito alla notizia della morte del Papa?
«Non me l’aspettavo, a Pasqua ero in piazza San Pietro anch’io. Secondo me ha voluto finire il suo percorso così, in mezzo alla gente. Perché lui amava le persone».
Quando l’ha visto l’ultima volta?
«Il nostro ultimo incontro risale al mercoledì prima del ricovero, all’udienza del 12 febbraio. Abbiamo parlato, ci siamo detti che ci volevamo bene. Due giorni dopo era al Gemelli».
Dove va con lo zaino in spalla?
«Ritorno accanto a papa Francesco. Alle 19 reciteremo il rosario, sabato andrò ai funerali. Non posso mancare».
Quando gli ha scritto di sua zia, nel 2005 lei era infuriata perché non c’era nessuna rappresentanza della curia ai funerali.
«Sì, è vero. Bergoglio era cardinale a Buenos Aires. Poi tutto è cambiato, siamo diventati amici».
Che papa si aspetta adesso?
«La mia è una speranza, vorrei arrivasse un altro Bergoglio».