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Conclave, dai migranti al ruolo della Curia: i temi sul tavolo tra alleanze e dissenso

(reuters)

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Quali sono i dossier che segneranno l’elezione del prossimo pontefice
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I tradizionalisti che si oppongono all’apertura alle donne, l’intesa con i cinesi che non piace a molti asiatici, le decisioni che Francesco voleva condivise e che alcuni vorrebbero di nuovo accentrare, il nodo dei rapporti con il mondo musulmano osteggiato da parte dell’Africa. E poi c’è la questione degli abusi contro i quali tutti si schierano, almeno in teoria. Quali sono i dossier che segneranno le linee di faglia al prossimo Conclave.

Omosessuali, nordeuropei più progressisti sugli lgbtq collegio spaccato

L’uno ha autorizzato la benedizione delle coppie gay perché Dio non può non «dire bene» dell’amore, l’altro la considera una «blasfemia» perché «Dio li creò maschio e femmina». Creati entrambi cardinali da Francesco, entrambi sono stati a capo dell’ex Santo Uffizio, l’uno, Victor Manuel Fernandez, in carica fino alla morte del Pontefice, l’altro, Gerhard Ludwig Müller, prepensionato da Bergoglio, che lo aveva ereditato da Benedetto XVI. Per il teologo eterodosso Matthew F…

I tradizionalisti che si oppongono all’apertura alle donne, l’intesa con i cinesi che non piace a molti asiatici, le decisioni che Francesco voleva condivise e che alcuni vorrebbero di nuovo accentrare, il nodo dei rapporti con il mondo musulmano osteggiato da parte dell’Africa. E poi c’è la questione degli abusi contro i quali tutti si schierano, almeno in teoria. Quali sono i dossier che segneranno le linee di faglia al prossimo Conclave.

Omosessuali, nordeuropei più progressisti sugli lgbtq collegio spaccato

L’uno ha autorizzato la benedizione delle coppie gay perché Dio non può non «dire bene» dell’amore, l’altro la considera una «blasfemia» perché «Dio li creò maschio e femmina». Creati entrambi cardinali da Francesco, entrambi sono stati a capo dell’ex Santo Uffizio, l’uno, Victor Manuel Fernandez, in carica fino alla morte del Pontefice, l’altro, Gerhard Ludwig Müller, prepensionato da Bergoglio, che lo aveva ereditato da Benedetto XVI. Per il teologo eterodosso Matthew Fox, l’omosessualità è «il caso Galileo del nostro tempo». Di certo suscita spaccature radicali in seno al collegio cardinalizio, tra nordeuropei aperturisti, africani ed esteuropei contrari a ogni pastorale lgbtq+, e molti a metà del guado.

Il cardinale Victor Manuel Fernandez 

Migranti, il pugno duro dei trumpiani e l’accoglienza italiana

Ospitare il forestiero è una delle prescrizioni evangeliche ma non per forza tutti i cardinali ne hanno fatto una regola di condotta. Nel Conclave per scegliere il successore di Francesco entra il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, uomo di Chiesa che in svariate occasioni ha giustificato le politiche del presidente Usa anche quando l’inquilino della Casa bianca ha mostrato il pugno duro (ma non sui tagli a UsAid). Ci sarà anche Francesco Montenegro, che quando era arcivescovo di Agrigento accolse papa Francesco a Lampedusa. «In questo mondo della globalizzazione», disse Bergoglio, «siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza».

Il cardinale Dolan con Trump 

Islam, la ricerca del dialogo non piace ai conservatori

Francesco ha tessuto un rapporto cordiale con l’islam mondiale, archiviando le incomprensioni della lezione di Ratisbona di Ratzinger. Ha firmato una dichiarazione con il grande imam di al-Azhar, sunnita, ha visitato l’ayatollah al-Sistani, sciita, ha anche fatto discutere: dopo l’attentato a Charlie Hebdo disse che se qualcuno gli offendeva la madre, lui reagiva col pugno. Il rapporto con l’islam divide però i cardinali. «Se l’Europa scompare, e con essa i valori inestimabili del vecchio continente, l’Islam invaderà il mondo», secondo il guineano Robert Sarah. All’opposto estremo dello spettro, Jean-Marc Aveline ha fondato a Marsiglia l’Institut de sciences et de théologie des religions e sogna, senza ingenuità, un Mediterraneo multiculturale.

Il cardinale Aveline con papa Francesco 

Sinodo, il dilemma: scelte condivise o ritorno al potere di Roma

Si è laureato alla Gregoriana con una tesi sul Sinodo dei vescovi, ma da Segretario di Stato, Pietro Parolin è stato il tutore della Curia romana, organismo che Francesco ha terremotato e scavalcato. Il Papa argentino ha portato il «pregiudizio anti-romano» (copyright di Hans Urs von Balthasar) al cuore di Roma, ha riformato il Vaticano coadiuvato da nove cardinali di tutti i continenti (tra di loro Parolin), e rivitalizzato il Sinodo. Un meccanismo, affidato al cardinale maltese Mario Grech, che rende corresponsabili tutti i battezzati, a prescindere dal ruolo. Per Bergoglio la Chiesa avrà un futuro se riuscirà a fare sintesi delle sue diversità. Avanzare, fermarsi o tornare indietro rispetto al Sinodo sarà la discriminante carsica del Conclave.

Il cardinale Pietro Parolin 

Donne, l’ala tradizionalista teme l’apertura al sacerdozio

È l’elefante nella stanza. Il 50% o più del popolo di Dio è donna, le donne sono le ultime che vanno ancora a messa in Occidente e la colonna vertebrale della Chiesa in America latina, sono le catechiste e le infermiere, ma quando si tratta di prendere una decisione ci pensano gli uomini. Bergoglio ha fatto votare le donne al Sinodo, ha nominato una donna prefetta suscitando resistenze proterve. Ha puntellato le sue scelte con le argomentazioni del cardinale canonista Gianfranco Ghirlanda, che parteciperà al Conclave insieme all’ala conservatrice, rappresentata ad esempio dall’ungherese Peter Erdo, preoccupata in particolare che ammettere le donne al diaconato apra la porta al sacerdozio femminile.

Peter Erdo e Francesco 

Cina, con Pechino strada tracciata restano ostacoli e critiche

Ci voleva un gesuita latino-americano per coronare il sogno che il polacco Giovanni Paolo II e il tedesco Benedetto XVI non erano riusciti a coronare: con la firma di un accordo con Pechino sulle nomine episcopali Francesco ha segnato una svolta storica. Era dalla presa del potere di Mao Zedong nel 1951 che Cina e Santa Sede non avevano rapporti, li ha riattivati l’erede del missionario Matteo Ricci. Non senza difficoltà, inciampi, critiche anche interne. Il cardinale Zen Ze-kiun, arcivescovo emerito di Hong Kong, ha attaccato duramente il cardinale Parolin, architetto dell’intesa, ma il solco è anche tra il filippino Louis Antonio Tagle, nipote di nonna cinese da parte di madre, e l’arcivescovo del Myanmar Charles Bo, che non ha mai alzato la voce ma guarda con sospetto al gigante vicino. La Ostpolitik vaticana non potrà non continuare, ma la parabola potrà variare anche di molto.

Il cardinale Tagle (2024 Franco Origlia) 

Abusi, lo scandalo senza eccezioni geografiche e ideologiche

È stato il più grande terremoto che ha investito la Chiesa cattolica nell’ultimo trentennio e non ha fatto eccezioni geografiche né ideologiche: lo scandalo degli abusi sessuali — a danno dei minorenni e, dramma ancora sommerso, delle suore — è emerso in tutti i continenti, i colpevoli sono progressisti e conservatori, a insabbiare sono stati vescovi e fedeli. Una crisi epocale, che tocca questioni fondamentali come il ruolo del sacerdote, la morale sessuale cattolica e il potere, perché ogni abuso sessuale è, prima, un abuso di potere. E che è stata affrontata dalle diverse Chiese in modi molto diversi. Entrambi ultraottantenni, a Roma potrebbero incrociarsi il cardinale Sean O’Malley, cappuccino integerrimo che ha affrontato lo scandalo del “caso spotlight” di Boston, e il peruviano Juan Luis Cipriani Thorne, cardinale dell’Opus Dei che Francesco ha recentemente sanzionato per avere abusato sessualmente di un giovane.

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