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In fila per il Papa, Julia: “Io argentina e atea, ma lui era straordinario”

Julia Nunez con la bandiera dell'Argentina 

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Nel 2016 l’abbraccio con il Pontefice durante un’udienza: “Ero in attesa per un intervento al cuore, il giorno dopo venni chiamata”
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Julia Nunez la basilica di San Pietro la conosce bene perché è una guida turistica a Roma, dove abita da 30 anni. Ne aveva 23 quando è andata via dalla sua Argentina, la terra di papa Francesco. È arrivata da sola nel suo giorno libero tra la folla: «Sono atea ma lui era un uomo straordinario. L’ho seguito molto».

Cosa l’ha convinta a seguire un Papa ma non la chiesa cattolica che rappresenta? Forse le origini comuni?

«Assolutamente no. Sono venuta qui per lui e anche per me. Era una voce fuori dal coro, in un mondo di privilegiati lui si batteva per l’uguaglianza, in un mondo in guerra non si stancava di professare la pace. Fino alla fine».

Ha avuto modo di conoscerlo?

«Sì, nel 2016. Ero in lista per un’operazione al cuore. Ero riuscita a arrivare nell’area del baciamano durante un’udienza, lui si avvicinò. Gli dissi in spagnolo se potevo abbracciarlo. Lui rispose di sì ed è stato un momento che non dimenticherò mai. Ci scattarono una foto che porto sempre con me. Il giorno dopo fui …

Julia Nunez la basilica di San Pietro la conosce bene perché è una guida turistica a Roma, dove abita da 30 anni. Ne aveva 23 quando è andata via dalla sua Argentina, la terra di papa Francesco. È arrivata da sola nel suo giorno libero tra la folla: «Sono atea ma lui era un uomo straordinario. L’ho seguito molto».

Cosa l’ha convinta a seguire un Papa ma non la chiesa cattolica che rappresenta? Forse le origini comuni?

«Assolutamente no. Sono venuta qui per lui e anche per me. Era una voce fuori dal coro, in un mondo di privilegiati lui si batteva per l’uguaglianza, in un mondo in guerra non si stancava di professare la pace. Fino alla fine».

Ha avuto modo di conoscerlo?

«Sì, nel 2016. Ero in lista per un’operazione al cuore. Ero riuscita a arrivare nell’area del baciamano durante un’udienza, lui si avvicinò. Gli dissi in spagnolo se potevo abbracciarlo. Lui rispose di sì ed è stato un momento che non dimenticherò mai. Ci scattarono una foto che porto sempre con me. Il giorno dopo fui chiamata per l’intervento».

Una coincidenza o qualcos’altro?

«Penso a una coincidenza, non ho trovato nessun segno nel fatto che il giorno dopo ho saputo che finalmente mi avrebbero operata. Di certo in quell’abbraccio ho avvertito qualcosa di grande. Che porto nel mio cuore”.

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