Potenti e poveri insieme per l’addio a Francesco. “In nome della pace”
di Annalisa CuzzocreaC’è da credere che lo spirito di Francesco si sentirà più a suo agio quando le spoglie mortali dell’ultimo Papa raggiungeranno il sagrato di Santa Maria Maggiore, dove ad attenderle ci saranno una quarantina di persone con in mano una rosa bianca: indigenti, donne vittime di tratta, trans, detenuti in permesso premio, una rappresentante della comunità rom. Persone che il Pontefice aveva incontrato donando a tutte una parola di conforto, un gesto di vicinanza, scelte ora per l’ultimo saluto al posto dei grandi della Terra che affolleranno i funerali in piazza San Pietro.
Il Papa della pace, colui che ha preso su di sé la sofferenza dei profughi e quella di Gaza, che ha implorato il mondo di disarmarsi e di far cessare le guerre, vedrà riu…
C’è da credere che lo spirito di Francesco si sentirà più a suo agio quando le spoglie mortali dell’ultimo Papa raggiungeranno il sagrato di Santa Maria Maggiore, dove ad attenderle ci saranno una quarantina di persone con in mano una rosa bianca: indigenti, donne vittime di tratta, trans, detenuti in permesso premio, una rappresentante della comunità rom. Persone che il Pontefice aveva incontrato donando a tutte una parola di conforto, un gesto di vicinanza, scelte ora per l’ultimo saluto al posto dei grandi della Terra che affolleranno i funerali in piazza San Pietro.
Il Papa della pace, colui che ha preso su di sé la sofferenza dei profughi e quella di Gaza, che ha implorato il mondo di disarmarsi e di far cessare le guerre, vedrà riuniti nel centro della cristianità coloro che avrebbero potuto dargli ascolto, e non l’hanno fatto. Non ci saranno Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, e non per paura del mandato di arresto della Corte penale internazionale che il governo italiano ha dimostrato in mille modi di non voler applicare. Ma perché sarebbe stato forse troppo, presenziare ai funerali di Francesco, dopo le parole dell’ultimo messaggio pasquale rivolte alle sofferenze dell’Ucraina e del Medio Oriente. E dopo le telefonate quotidiane alla parrocchia di Gaza, perfino negli ultimi giorni.
Ma ci sarà Donald Trump che ancora ieri sera diceva: «Voglio incontrare tutti i leader che saranno a Roma». E minacciava: «Credo fortemente che Zelensky e Putin vogliano la pace, ma devono venire al tavolo dei negoziati. Ho la mia deadline, dopo la quale le cose andranno diversamente». E quindi è facile immaginare che il presidente ucraino tenterà di parlargli, di fargli capire perché chiedere a Kiev di rinunciare alla Crimea, al Donbass e a garanzie di sicurezza credibili, significhi pretendere che il suo Paese smetta di esistere. O magari sarà Olena Zelenska a provare ad avvicinare Melania Trump, risvegliandola da un assoluto e pressoché continuo torpore.
Il cerimoniale non aiuta. I capi di Stato saranno seduti, come avvenne al funerale di Giovanni Paolo II, seguendo l’ordine alfabetico dei diversi Paesi. In francese. E quindi è probabile che Trump sia vicino al presidente Macron e al premier britannico Keir Starmer, ma a distanza di sicurezza da Zelensky, che non lo incontra da quando è stato pesantemente attaccato e offeso alla Casa Bianca.
Fin da quel “non vediamo l’ora” del tutto irrituale, scritto quando ha annunciato la sua presenza e quella di Melania a Roma, Trump ha fatto capire che sarebbe stato disponibile a incontri che vanno ben al di là del lutto per la morte di un Papa che assolutamente nulla condivideva delle sue politiche. E che lo ha detto e fatto capire in mille modi. Soprattutto, con la pesantissima lettera inviata ai vescovi americani a proposito delle deportazioni dei migranti.
Ci sarà anche Biden, ai funerali, ed è più probabile che sarà l’ex presidente americano ad andare incontro e ad abbracciare Zelensky. Non avendo mai sposato, a differenza di Trump, il punto di vista della Russia e l’interesse di Putin a distruggere l’Europa. E ci sarà Ursula von der Leyen, che spera fortemente in un incontro a margine con Trump. Primo argomento: i dazi per ora sospesi nei confronti dell’Ue.
Ancora ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani, seguendo la linea dettata dalla premier Giorgia Meloni, ha frenato: non sono cose che si possono fare così. Di corsa. E in effetti, è difficile capire come tra le 23 — l’orario in cui l’Air Force One dovrebbe atterrare a Roma — e le 13 di domani, quando dovrebbe ripartire, si possano avere conversazioni tali da risolvere questioni complesse come la politica commerciale mondiale o due crisi sanguinose che ancora in queste ore hanno ucciso donne e bambini a Kiev come Gaza. Il fatto che qualcuno ci voglia provare, dimostra quanto i grandi che si andranno a inginocchiare davanti alla bara di Francesco siano disorientati da un tempo nuovo che non hanno saputo prevedere. E quanto questo Papa mancherà non tanto a loro, ma ai profughi che Mediterranea Saving Humans porterà in piazza, Più titolati a esserci di un presidente come Milei, che da argentino avrà la prima fila nonostante gli insulti riservati a Francesco in campagna elettorale. Lo aveva definito “rappresentante della malignità sulla terra” per la sua difesa della giustizia sociale. Ma i funerali, si sa, sono un rito che tutto dimentica. Anche quelli di un Papa venuto dalla fine del mondo per tentare — fino all’ultimo — di salvarlo.