La tomba: la pietra ligure, Franciscus e le rose bianche. “Sarà accolto dagli ultimi”
di Conchita SanninoRoma – I semplici saranno gli ultimi a toccarlo. Anche se è lo scomodo di un altro pontefice, Paolo V, il papa dei Borghese più ritratto da Caravaggio, che oggi gli fa largo sotto la sua lapide, in Santa Maria Maggiore, lasciando che una porta andasse giù per creare quel vano pronto ad accogliere la tomba spoglia e potente di “Franciscus”, come recita la scritta impressa sul marmo. Le lastre allestite e lucidate in queste ore, dietro il pannello di legno chiaro che cela il cantiere, tra i fedeli che arrivano a frotte e vengono via via fermati a una transenna più lontana. «Voglio soltanto sapere qual è il punto preciso, poi tornerò, lui sa. ho promesso», mormora una madre con il piccolo Antonio di dieci anni, vengono dall’ospedale Gemelli. Ma non si può fare eccezione. «Dai, lasciate che si lavori tranquilli: volete che il Papa riposi comodo?», usa pazienza un operaio, accento del nord. Pochi metri: lo spazio di un inchino e una preghiera forse poco solitaria, da qui ai mesi e anzi agl…
Roma – I semplici saranno gli ultimi a toccarlo. Anche se è lo scomodo di un altro pontefice, Paolo V, il papa dei Borghese più ritratto da Caravaggio, che oggi gli fa largo sotto la sua lapide, in Santa Maria Maggiore, lasciando che una porta andasse giù per creare quel vano pronto ad accogliere la tomba spoglia e potente di “Franciscus”, come recita la scritta impressa sul marmo. Le lastre allestite e lucidate in queste ore, dietro il pannello di legno chiaro che cela il cantiere, tra i fedeli che arrivano a frotte e vengono via via fermati a una transenna più lontana. «Voglio soltanto sapere qual è il punto preciso, poi tornerò, lui sa. ho promesso», mormora una madre con il piccolo Antonio di dieci anni, vengono dall’ospedale Gemelli. Ma non si può fare eccezione. «Dai, lasciate che si lavori tranquilli: volete che il Papa riposi comodo?», usa pazienza un operaio, accento del nord. Pochi metri: lo spazio di un inchino e una preghiera forse poco solitaria, da qui ai mesi e anzi agli anni a venire. Ma che, da domenica, sarà nuova tappa, extra San Pietro, nell’itinerario della cristianità.
Quel che è certo, è che neanche da morto, Francesco si farà omaggiare dal parterre. Perché se i grandi del mondo chineranno il capo, o qualche ciuffo, per la benedizione in mondovisione dinanzi alle sue spoglie, sono gli amici scelti da prima che lo accompagneranno a passo lento in questa chiesa, fino alla nuda terra.
Un gruppo raccolto, ma sempre loro: i migranti, i senza fissa dimora, le persone transgender , i detenuti che aveva accarezzato a Rebibbia quando a dicembre ha aperto la porta santa “laica”, dopo quella di San Pietro. Quelli a cui il Papa ha reso spazio e ascolto, in privato e nelle occasioni solenni, ogni volta spingendosi nel fondo perché venissero avanti, in prima fila, o comunque al centro per lui - che era poi il centro del mondo. E anche stavolta, è lì che staranno, nonostante il viaggio così largo e fatalmente spettacolare che tocca alla salma del pastore: in quaranta domani lo aspetteranno con una rosa bianca, non impettiti come ospiti ma ritti come le sentinelle dell’aurora. Sulle scale della basilica papale, e poi fino al loculo della navata laterale; tra la cappella Paolina, quella della Vergine amata, e la Sforza, dove operai, capomastro e ingegneri stanno lavorando ininterrottamente da quattro giorni per far posto al sepolcro, con l’ardesia venuta dalla terra degli avi, Genova, con la riproduzione della sua croce pettorale, e quei lavori pagati dal misterioso benefattore, su cui adesso fioriscono le ipotesi.
«Sono coloro che conoscono privazioni e sofferenze che lo affiancheranno nell’ultimo pezzo di strada, il Santo Padre sarà accolto dalla Madre che lui tanto amava e dai figli prediletti che gli faranno corona», è la lettura che offre il vescovo Benoni Ambarus, delegato Cei per la carità, che ha vigilato perché questo gruppetto fuori dai radar rimanesse quasi a presidiare la geografia delle esequie-monstre, dopo un pellegrinaggio già attesissimo e globale, che sarà lutto e omaggio, commiato e bagno di folla, certo l’unico corteo papale della storia contemporanea sotto la custodia di cecchini addestratissimi e sotto tiro di centinaia di migliaia di smartphone.
Un professionista venuto da Milano, a Santa Maria Maggiore, fissa il cantiere, come a controllare i lavori per un amico, si chiama Arnoldo: «Chi è il benefattore? E cosa importa. Francesco ha fatto come Cristo: che accettò da Giuseppe di Arimatea di avere ospitalità nel suo sepolcro. Anche lui era un big, il Vangelo lo descrive come uomo facoltoso». Lì dentro, per l’ultima carezza Francesco avrà i poveri accanto, il “cuore” del suo pontificato, in una Roma che fino ai primi del Novecento i “cuori” dei Papi (appena defunti) li estraeva e conservava, come testimoniano le macabre affascinanti reliquie dei 22 “precordi” custoditi, a due passi da Fontana di Trevi, nella barrocca chiesa di Vincenzo e Anastasio. Passato lontanissimo. Ma il futuro della Chiesa non potrà comunque distogliere lo sguardo dalla tomba di Franciscus.