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La messa per papa Francesco, l’omelia del cardinal Re: “Ha toccato menti e cuori”

(afp)

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La sera dell’elezione aveva chiesto la benedizione dei fedeli, oggi l’estremo omaggio. Nell’omelia del cardinale decano il viaggio a Lampedusa, il no alle guerre e, dinanzi a Trump, la messa al confine col Messico
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Finisce come era cominciato, con un legame speciale con le tante persone semplici arrivati a San Pietro per salutarlo. Sul sagrato della basilica ci sono i potenti del mondo, Trump e Macron in prima fila, Sergio Mattarella accanto a Javier Milei, una distesa di casule rosse di cardinali e vescovi, ma le esequie sono un saluto tra Francesco e la sua gente. L’applauso della folla, vasta e variegata, ha scandito i funerali di Francesco, il Papa che la sera dell’elezione, quel 13 marzo del 2013, si era rivolto ai fedeli proponendo di incominciare “questo cammino: Vescovo e popolo”.

Dalla basilica al Tevere

Applaudono gli oltre 250mila che riempiono piazza San Pietro e via della Conciliazione, giù fino al Tevere: applaudono quando la semplice bara esce sul sagrato della basilica vaticana, applaude quando il cardinale decano nell’omelia mette in rilievo i tratti caratteristici del suo magistero – il viaggio a Lampedusa, quello sul confine tra Stati Uniti e Messico, il no alla guerra – …

Finisce come era cominciato, con un legame speciale con le tante persone semplici arrivati a San Pietro per salutarlo. Sul sagrato della basilica ci sono i potenti del mondo, Trump e Macron in prima fila, Sergio Mattarella accanto a Javier Milei, una distesa di casule rosse di cardinali e vescovi, ma le esequie sono un saluto tra Francesco e la sua gente. L’applauso della folla, vasta e variegata, ha scandito i funerali di Francesco, il Papa che la sera dell’elezione, quel 13 marzo del 2013, si era rivolto ai fedeli proponendo di incominciare “questo cammino: Vescovo e popolo”.

Dalla basilica al Tevere

Applaudono gli oltre 250mila che riempiono piazza San Pietro e via della Conciliazione, giù fino al Tevere: applaudono quando la semplice bara esce sul sagrato della basilica vaticana, applaude quando il cardinale decano nell’omelia mette in rilievo i tratti caratteristici del suo magistero – il viaggio a Lampedusa, quello sul confine tra Stati Uniti e Messico, il no alla guerra – applaude, con un applauso lungo che percorre centinaia di metri, al momento in cui la bara rientra in basilica per poi lasciare per sempre il Vaticano ed essere seppellita nella basilica di Santa Maria Maggiore.

(afp)

Una semplice bara

I primi applausi si sono levati dalla folla quando la semplice bara di legno, una croce bianca sul coperchio, percorsa la navata centrale di San Pietro tra due fila di cardinali è uscita all’aperto sul sagrato. A vegliarla, dentro la basilica, mentre Trump, Zelensky e gli ultimi leader arrivati a Roma tributavano il loro ultimo omaggio, il gruppo di suore benedettine argentine che vivono da alcuni anni in Vaticano.

Gli ultimi della società

Nell’omelia il cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio, ha ripercorso il ministero di Francesco, mettendo in luce i tratti caratteriali del primo pontefice latino-americano della storia e la sua continua tensione per gli ultimi della società. E, anche qui, il popolo di Bergoglio è tornato ad applaudire più volte. Ha applaudito quando il porporato 91enne ha ricordato che il suo primo viaggio Francesco lo ha voluto fare a Lampedusa, “isola simbolo del dramma dell’emigrazione con migliaia di persone annegate in mare”, ha applaudito quando ha ricordato, dinanzi a Donald Trump e al suo predecessore Joe Biden, la messa che Bergoglio celebrò messa “al confine tra il Messico e gli Stati Uniti”, dove tanti migranti sono stati firmati. Ha applaudito quando il cardinale decano ha ricordato l’enciclica Laudato si’, “l’attenzione sui doveri e sulla corresponsabilità nei riguardi della casa comune: nessuno si salva da solo”.

(ansa)

“In mezzo alla gente”

Il cardinale Re ha ricordato la “forte personalità” con cui Francesco ha governato la Chiesa, il suo desiderio di un “contatto diretto con le singole persone e con le popolazioni”, il suo desiderio di “essere vicino a tutti, con spiccata attenzione alle persone in difficoltà, spendendosi senza misura, in particolare per gli ultimi della terra, gli emarginati”. È stato un Papa “in mezzo alla gente”, attento “al nuovo che emergeva nella società ed a quanto lo Spirito Santo suscitava nella Chiesa”, che usava un “linguaggio ricco di immagini e di metafore”, un uomo dalla “grande spontaneità e una maniera informale di rivolgersi a tutti, anche alle persone lontane dalla Chiesa”, “ricco di calore umano e profondamente sensibile ai drammi odierni”, convinto che la Chiesa “è una casa per tutti”. In piazza spicca un cartello che riprende le sue parole: “Todos, todos, todos”.

Il Conclave e la folla

Il cardinale decano, colui che ha convocato a Roma i cardinali per il Conclave che si aprirà a maggio, ha notato che "il plebiscito di manifestazioni di affetto e di partecipazione, che abbiamo visto in questi giorni dopo il suo passaggio da questa terra all’eternità, ci dice quanto l’intenso Pontificato di Papa Francesco abbia toccato le menti ed i cuori”. Difficile che i porporati elettori che sceglieranno il successore del Papa argentino potranno ignorare queste parole.

Ponti e non muri

“Costruire ponti e non muri è un’esortazione che egli ha più volte ripetuto”, ha detto Re concludendo l’omelia tra ripetute ondate di applausi: “Papa Francesco soleva concludere i suoi discorsi ed i suoi incontri dicendo: “Non dimenticatevi di pregare per me”. Caro Papa Francesco, ora chiediamo a te di pregare per noi e che dal cielo tu benedica la Chiesa, benedica Roma, benedica il mondo intero, come domenica scorsa hai fatto dal balcone di questa basilica in un ultimo abbraccio con tutto il popolo di Dio, ma idealmente anche con l’umanità che cerca la verità con cuore sincero e tiene alta la fiaccola della speranza”.

Come la sera del Conclave

La prima benedizione Francesco l’aveva impartita la sera dell’elezione: “E adesso”, disse, “vorrei dare la benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me”. A fine messa le pagine del Vangelo posto sopra la bara vengono sfogliate dal vento, come era avvenuto ai funerali di Giovanni Paolo II venti anni fa. Dopo la litania dei santi un lunghissimo applauso, oggi, ha ripetuto dodici anni dopo quella preghiera, ha rinnovato fino all’ultimo quel rapporto speciale.

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