ROMA – Il giorno più lungo è cominciato ieri pomeriggio, con l’atterraggio dei primi capi di Stato: l’esordio di una maratona di 170 cortei che per trenta ore attraverseranno le strade della Capitale, in un viavai ininterrotto di vetture corazzate e motociclisti. Per i responsabili della sicurezza non ci sarà un attimo di pausa: devono gestire un’operazione da brivido, organizzata in un tempo record. La loro missione sarà una e trina. Perché bisogna anzitutto proteggere i movimenti delle autorità all’interno della città; poi blindare la cerimonia dei funerali in San Pietro e infine tutelare il trasferimento del feretro di papa Francesco fino a Santa Maria Maggiore. Contemporaneamente però hanno il compito di vigilare sull’intera Roma, che l’affluenza di una moltitudine di fedeli e la presenza di settemila troupe giornalistiche internazionali hanno trasformato nella platea perfetta per qualsiasi gesto clamoroso, che si tratti di una protesta non autorizzata o di un’azione violenta.
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ROMA – Il giorno più lungo è cominciato ieri pomeriggio, con l’atterraggio dei primi capi di Stato: l’esordio di una maratona di 170 cortei che per trenta ore attraverseranno le strade della Capitale, in un viavai ininterrotto di vetture corazzate e motociclisti. Per i responsabili della sicurezza non ci sarà un attimo di pausa: devono gestire un’operazione da brivido, organizzata in un tempo record. La loro missione sarà una e trina. Perché bisogna anzitutto proteggere i movimenti delle autorità all’interno della città; poi blindare la cerimonia dei funerali in San Pietro e infine tutelare il trasferimento del feretro di papa Francesco fino a Santa Maria Maggiore. Contemporaneamente però hanno il compito di vigilare sull’intera Roma, che l’affluenza di una moltitudine di fedeli e la presenza di settemila troupe giornalistiche internazionali hanno trasformato nella platea perfetta per qualsiasi gesto clamoroso, che si tratti di una protesta non autorizzata o di un’azione violenta.
«Il piano di sicurezza è assolutamente imponente – ha dichiarato il questore Roberto Massucci – c’è da corrispondere a esigenze che danno la dimensione dell’appuntamento con la storia». Ci saranno quattromila tra agenti di polizia, carabinieri e finanzieri; duemila della polizia locale; diverse centinaia di militari dell’Esercito e dell’Aeronautica oltre al ruolo discreto degli operatori dell’intelligence. Nonostante la frenesia del momento, non si registra un clima di tensione. Dall’estero non sono giunte segnalazioni rilevanti di minacce terroristiche. Da anni Isis e Al Qaeda hanno perso la capacità di pianificare grandi attacchi in Europa simili a quello del Bataclan, e la scomparsa improvvisa del pontefice non dovrebbe avergli permesso di preparare un raid nella Capitale. Restano le insidie imprevedibili, come l’irruzione di un “lupo solitario” o di una persona con disturbi psichici: i protagonisti degli ultimi attentati nel Continente.
Il dispositivo allestito dal prefetto Lamberto Giannini, ex capo della polizia con trent’anni di esperienza nella lotta al terrorismo, è stato studiato per prevenire ogni rischio. Nei cieli c’è una cupola protettiva che copre l’intera regione: il ministro Guido Crosetto ha fatto schierare a largo della costa il cacciatorpediniere “Caio Duilio”, con un radar che monitora un raggio di 400 chilometri, e gli intercettori Eurofighter.
Piazza San Pietro sarà blindata. Tiratori scelti hanno già preso posizione sui tetti che dominano i passaggi obbligati per autorità e fedeli. Per entrare nel colonnato bisognerà superare il controllo di 54 metal detector. Particolare attenzione al problema dei droni killer, piccoli e micidiali, che ormai sono nelle mani di formazioni jihadiste d’ogni continente. Esercito e Aeronautica hanno attivato uno “schermo elettromagnetico” con nove sistemi soft kill che neutralizzano la guida dei quadricotteri-bomba: alcuni ad ampio spettro; altri – i cosiddetti “fucili a impulsi” – destinati a fermare quelli acquistati online e modificati in ordigni. Elicotteri e droni della polizia garantiranno la sorveglianza dall’alto. Nulla viene trascurato: genieri e vigili del fuoco hanno ispezionato persino le condotte sotterranee. Più complessa la sicurezza del percorso dal Vaticano a Santa Maria Maggiore, dove decine di migliaia di pellegrini e di romani daranno l’ultimo saluto al pontefice. Sono state preparate cinque zone di responsabilità, ciascuna con artificieri, cani anti-bomba e team antiterrorismo.
Tutte le forze speciali saranno sul campo. Squadre si occuperanno della scorta ai leader stranieri: gli agenti del Nocs assieme al Secret Service intorno a Trump, i carabinieri del Gis con i commandos ucraini di Zelensky. Altre unità resteranno pronte a intervenire in caso di crisi. E, come riserva per le evenienze peggiori, sono stati allertati gli incursori del Comsubin e del Col Moschin.
Ma la vera sfida è mantenere la serenità dell’evento: gestire una folla record – almeno 200 mila persone, forse 300 mila – evitando qualunque incidente. Già da mercoledì sono stati potenziati i controlli a Termini, nella metropolitana e sui bus. Per chilometri le strade del corteo funebre sono state liberate dalle auto parcheggiate, qualcosa che fa percepire la straordinarietà di questa lunghissima cerimonia: solo da domani sarà permesso l’omaggio dei fedeli alla tomba di papa Francesco e si prevede una coda che invaderà tutta via Merulana .