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La chiusura della bara di papa Francesco: il velo sul volto e le scarpe consumate

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Le parole del rogito, testo che viene deposto nella cassa: testimone di vita santa e mirabile umanità. Le monete e ai piedi le calzature nere usate fino agli ultimi giorni. La veglia notturna dopo la marea dei visitatori: 250mila in tre giorni. I giovani: “La fila è stata un dono, come il cammino di Santiago”
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Alle venti di ieri sera su Piazza San Pietro è calato il silenzio. Una quiete assoluta, interrotta soltanto da qualche grido di gabbiano, quando le porte della basilica si sono chiuse e per papa Francesco è iniziato il rito della sepoltura. Concluso il saluto degli ultimi tra i duecentocinquantamila pellegrini che in tre giorni sono sfilati davanti al corpo di Bergoglio, il colonnato è diventato un’isola di pace e di preghiera, in attesa che oggi il mondo, con tutte le sue contraddizioni, dica addio, urbi et orbi, al papa venuto da finis terrae, dalla fine del mondo.

Non filtrano luci dalle grandi vetrate della basilica, perché la chiusura della bara appartiene soltanto alla Chiesa e ai suoi millenari segreti ordinamenti. Ma il rito è quello che accompagna il trapasso di ogni pontefice: sul volto di Francesco, «testimone di mirabile umanità, vita santa e di paternità universale», viene deposto, prima di tutto un velo bianco, simbolo di purezza. Francesco che nella bara è disteso con i…

Alle venti di ieri sera su Piazza San Pietro è calato il silenzio. Una quiete assoluta, interrotta soltanto da qualche grido di gabbiano, quando le porte della basilica si sono chiuse e per papa Francesco è iniziato il rito della sepoltura. Concluso il saluto degli ultimi tra i duecentocinquantamila pellegrini che in tre giorni sono sfilati davanti al corpo di Bergoglio, il colonnato è diventato un’isola di pace e di preghiera, in attesa che oggi il mondo, con tutte le sue contraddizioni, dica addio, urbi et orbi, al papa venuto da finis terrae, dalla fine del mondo.

Non filtrano luci dalle grandi vetrate della basilica, perché la chiusura della bara appartiene soltanto alla Chiesa e ai suoi millenari segreti ordinamenti. Ma il rito è quello che accompagna il trapasso di ogni pontefice: sul volto di Francesco, «testimone di mirabile umanità, vita santa e di paternità universale», viene deposto, prima di tutto un velo bianco, simbolo di purezza. Francesco che nella bara è disteso con i paramenti sacri sì, ma anche con le sue scarpe nere, pesanti, consunte e sciupate di chi ha a lungo camminato nelle periferie del mondo, tra gli sfruttati e gli oppressi, gli umiliati e gli offesi.

"Ti abbiamo voluto bene”

Allegri ed esausti un gruppo di giovani sono gli ultimissimi ad uscire dalle porte di San Pietro, hanno una notte di viaggio sulle spalle e poi quasi quattro ore di fila. «Stanchi? Ma no. Abbiamo fatto passare prima gli anziani, le famiglie con i bambini, chiunque fosse in difficoltà. Noi siamo quelli che chiudono la porta – scherzano Mirko, Serena e Fabrizio - ciao papa Francesco, ti abbiamo voluto bene». Sera e silenzio nel colonnato vuoto, mentre nella basilica inizia davvero l’ultimo addio alle “spoglie mortali” del Pontefice, «ma lui è già in paradiso di sicuro», aggiunge Clelia, volontaria delle Misericordie toscane.

A presiedere il rito della chiusura della bara di papa Francesco, ci sono il cardinale Kevin Joseph Farrell, camerlengo di Santa Romana Chiesa, il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Sacro Collegio, Mauro Gambetti, arciprete della Basilica, Pietro Parolin, segretario di Stato, uno dei cardinali più accreditati per salire, sembra, al soglio di Pietro, Baldo Reina, vicario per la Diocesi di Roma. Ma c’è anche Roger Michael Mahony, porporato quasi novantenne che, come ha ricordato il New York Times, fu accusato di aver insabbiato decine di casi di abusi sessuali di sacerdoti e poi ‘degradato’, dal suo successore, da ogni responsabilità amministrativa e pubblica nella vita ecclesiastica. Contraddizioni del frastagliato universo della Curia che nemmeno Francesco era riuscito a sanare.

Testimone di umanità

Il momento più importante durante la messa della sepoltura è la lettura del “rogito”, che ricorda la vita e le opere del papa defunto. E il rogito per papa Bergoglio si conclude, appunto, con queste straordinarie parole: «Francesco ha lasciato a tutti una testimonianza mirabile di umanità, di vita santa e di paternità universale la cui memoria rimane nel cuore della Chiesa e dell’intera umanità». Parole che sembrano preludere, chissà, ad un percorso di beatificazione. Nella basilica inaccessibile ai fedeli, allo stesso popolo di Francesco, la famosa “gente” che lui così tanto amava, il maestro delle cerimonie stende un velo di seta bianca sul volto del pontefice defunto, il celebrante asperge il corpo con l’acqua benedetta. Quindi depone nella cassa, la borsa con le monete e le medaglie coniate durante il pontificato e il tubo con il rogito. La bara di zinco sul quale si trovano la croce, lo stemma di papa Bergoglio, la targa con il suo nome, la durata della sua vita e del suo pontificato, viene allora saldata. È l’ultimo atto: così oggi le spoglie di papa Francesco verranno tumulate nella cappella paolina di Santa Maria Maggiore.

I potenti e i poveri

Ma è invece davanti alla bara aperta e semplice, appoggiata in terra su una pedana di legno e senza catafalco, come non era mai avvenuto nella storia del papato, che in questi tre giorni di lutto, un fiume infinito di pellegrini ha detto addio a Francesco. Cattolici ma anche laici, credenti e non credenti, capi di stato, come Emmanuel Macron e sua moglie Brigitte che hanno salutato il Papa, fermandosi a parlare a lungo con il vescovo di Bologna Zuppi. E poi ex detenuti, senzatetto, poveri, preti di parrocchie di frontiera con le scarpe consumate e sciupate come quelle del papa argentino. Pasquale, ad esempio, parroco a Castellammare di Stabia che dice: «Togliere i ragazzi dalla strada, dalla droga, dalla camorra è applicare il Vangelo sulla terra, è quello che ci insegnava papa Francesco».

La fila come il cammino di Santiago

Ieri c’è stato anche il saluto del premier ungherese Orban, ma la “gente” di Francesco è altrove, è diversa, è il fiume in piena che esce dalla basilica con il volto sereno, «mi sembra di aver fatto il cammino di Santiago», «a me quello dll via Francigena», colpisce la gioia, come se aver partecipato a questa fatica collettiva fosse, con le parole di Sara, vent’anni, «un dono per Francesco ma anche per noi che viviamo spesso senza speranza».

Il papa che camminava nelle periferie

E allora bisogna tornare alle parole del “rogito”, una vera fotografia della vita di Bergoglio. «Fu un pastore semplice e molto amato, girava in lungo e in largo, anche in metropolitana e con gli autobus. Abitava in un appartamento e si preparava la cena da solo, perché si sentiva uno della gente. Sempre attento agli ultimi e agli scartati dalla società, Francesco appena eletto scelse di abitare nella Domus Sanctae Marthae, perchè non poteva fare a meno del contatto con le persone, recandosi spesso nelle carceri, in centri di accoglienza per i disabili o tossicodipendenti». Gli scartati, appunto. Alcuni dormivano sotto il colonnato e invece di cacciarli Bergoglio fece installare per loro docce e bagni. Infatti, conclude il rogito, «prese il nome di Francesco, perché sull’esempio del santo di Assisi volle avere a cuore i più poveri del mondo».

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