Penso che papa Francesco sia santo. Che venga riconosciuto dipende da tanti fattori ma io lo spero». Così il cardinale Giuseppe Versaldi, 81 anni, secondo il quale l’incontro tra Trump e Zelensky nel giorno dei suoi funerali è «un dono post mortem» di Bergoglio.
Che giornata è stata ieri?
«Una giornata che ha mostrato la partecipazione e la devozione per il pontificato di papa Francesco, che è stato sia coraggioso per quanto riguarda le riforme che ha avviato nonostante difficoltà e alcuni ostacoli, ma soprattutto è stato il Papa della gente, il Papa del popolo, come testimonia il suo desiderio di stare fino alla fine con la gente e portare un messaggio di speranza e di misericordia, come i suoi due giubilei indicano. E il mondo moderno ha bisogno di speranza, tra tante difficoltà e rigurgiti di un ritorno a età primitive, e di misericordia, perché di fronte ai fallimenti e agli errori ognuno possa sentirsi accolto. Francesco ci ha mostrato che la Chiesa ha le porte aperte e invita tu…
Penso che papa Francesco sia santo. Che venga riconosciuto dipende da tanti fattori ma io lo spero». Così il cardinale Giuseppe Versaldi, 81 anni, secondo il quale l’incontro tra Trump e Zelensky nel giorno dei suoi funerali è «un dono post mortem» di Bergoglio.
Che giornata è stata ieri?
«Una giornata che ha mostrato la partecipazione e la devozione per il pontificato di papa Francesco, che è stato sia coraggioso per quanto riguarda le riforme che ha avviato nonostante difficoltà e alcuni ostacoli, ma soprattutto è stato il Papa della gente, il Papa del popolo, come testimonia il suo desiderio di stare fino alla fine con la gente e portare un messaggio di speranza e di misericordia, come i suoi due giubilei indicano. E il mondo moderno ha bisogno di speranza, tra tante difficoltà e rigurgiti di un ritorno a età primitive, e di misericordia, perché di fronte ai fallimenti e agli errori ognuno possa sentirsi accolto. Francesco ci ha mostrato che la Chiesa ha le porte aperte e invita tutti a riconoscere che prima di dovere amare il Signore abbiamo la certezza che siamo amati dal Signore».
Quando il cardinale decano ricordava i tratti salienti di Francesco molti applaudivano
«Il suo era il messaggio di una autorità mondiale. Come si è visto dall’afflusso dei potenti del mondo. Tutti riconoscono che, al di là della persona, che è importante perché incarna il volto della Chiesa, da Gesù in avanti il Papa annuncia la buona novella e porta gioia e speranza».
Ora voi cardinali siete impegnati nelle congregazioni generali per scegliere il successore di Francesco: come si stanno svolgendo?
«C’è grande apertura, ci sono opinioni differenti, ma c’è un clima più spirituale che politico o di lotta, lo spirito è quello giusto. Poi ovviamente siamo tutti uomini e possiamo anche sbagliare, ma mi pare che stiamo andando nella direzione giusta. E papa Francesco, come gli altri Papi, ci aiuta anche dal cielo nella comunione dei santi».
È prematuro parlarne, ma secondo lei Francesco sarà santo?
«Bisogna vedere le circostanze storiche, le persone coraggiose possono anche compiere errori, ma io sono sicuro che lui lo è. Lo ripeto: che sia riconosciuto dipende da tanti fattori, ma io lo spero».
Francesco sarebbe contento dell’incontro avvenuto ieri tra Trump e Zelensky?
«Mi pare che sia già un frutto indiretto ma certamente collegabile alla persona del Pontefice, perché i due presidenti non si sarebbero incontrati senza questa occasione pur triste ma foriera di nuove speranze. Ho sentito che questo incontro è stato definito molto buono, lo possiamo considerare un dono post mortem del Papa, e sicuramente ce ne saranno tanti altri, da parte di Francesco e del suo successore, che daranno al mondo speranza».
Perché le sue riforme sono state contrastate?
«Ha messo mano a riforme molto importanti che richiedevano coraggio. Ero presidente della Prefettura degli affari economici e gli consigliai proprio di riformare. Purtroppo scelse alcuni collaboratori che venero meno alla sua fiducia. È un Papa che si è preso delle colpe non sue».