Conclave 133 cardinali, un solo Papa

di Iacopo Scaramuzzi e Andrea Gualtieri, a cura del Visual Lab

Quali sono i favoriti al Soglio di Pietro, da dove arrivano i cardinali, come si elegge il papa e cosa succede nel segreto della Cappella Sistina: tutto quello che c’è da sapere sull’elezione del prossimo pontefice

Il Conclave inizia mercoledì 7 maggio. Già martedì 22 aprile si è però tenuta la prima delle congregazioni generali, ossia le riunioni di cardinali che precedono il Conclave. Si svolgeranno a cadenza variabile, dapprima con i cardinali già presenti a Roma, e poi, man mano che arrivano, con tutti i porporati, sia coloro che hanno più di 80 anni, sia coloro che, con meno di 80, entreranno poi in Cappella Sistina per il Conclave (saranno in tutto 133 e serviranno 89 voti per eleggere il papa).

Da dove arrivano
i cardinali

Se le prime congregazioni generali sono prevalentemente di natura procedurale, dopo le esequie di Francesco, che si sono svolte il 26 aprile, inizieranno le vere e proprie discussioni per individuare le priorità per la Chiesa del futuro e l'identikit del prossimo Papa. Quando i tempi sono maturi, i cardinali stabiliscono la data di apertura del Conclave. Le riunioni si concludono con la messa Pro Eligendo Pontifice. Dopo di che i cardinali elettori entrano in Conclave. I cardinali entrano in Cappella sistina in processione invocando l’assistenza dello Spirito Santo col canto del Veni Creator. Alla fine del giuramento di tutti i porporati, il maestro delle celebrazioni liturgiche proclama l’extra omnes, “fuori tutti”: rimangono solo gli elettori e si può tenere il primo scrutinio.

Chi sono i favoriti

Mediatori, conservatori, progressisti: le correnti dei porporati pronte a contarsi per scegliere la nuova guida della Chiesa nel solco di Bergoglio o all’insegna della discontinuità. La delegazione più numerosa è quella italiana con 19 cardinali elettori. Ecco i nomi più gettonati con l’incognita delle possibili sorprese

I cardinali si stabiliscono tutti a Casa Santa Marta, l’hotel vaticano costruito proprio a questo scopo, e utilizzato da Francesco in questi anni come sua residenza, e si chiudono tutti i rapporti con il mondo esterno. Le votazioni si svolgono in Cappella Sistina. Si possono tenere quattro scrutini al giorno, due la mattina e due il pomeriggio. Se la votazione non raggiunge il quorum dei due terzi le schede vengono bruciate con un additivo colorante nero, e dal comignolo montato sopra la cappella esce una fumata nera. Quando invece un candidato raggiunge il quorum ed è eletto Papa, si usa un additivo bianco ed esce una fumata bianca.  

I cardinali elettori sono 133

La maggior parte proviene dall’Europa: 59 cardinali, di cui 19 italiani

Non esiste un’età minima per essere cardinale elettore, ma è raro che vengano nominati in giovane età. Dopo gli 80 anni si perde il diritto di voto. La maggior parte ha tra i 70 e i 79 anni

Papa Francesco ha creato 108 degli attuali cardinali elettori. L’ultima Creazione Cardinalizia, il 7 dicembre 2024, ha visto la nomina di 21 nuovi cardinali

Dei 135 cardinali elettori del prossimo conclave, 33 appartengono a un ordine religioso, mentre la maggioranza — 102 — non ha alcuna affiliazione. L’ordine più rappresentato è quello dei Salesiani con 5 membri, seguito da Gesuiti e Frati Minori (4 ciascuno), e dai Francescani Conventuali (3). Altri ordini come Domenicani, Redentoristi e Verbiti contano 2 cardinali ciascuno, mentre numerosi altri — dai Carmelitani Scalzi agli Agostiniani — sono presenti con un solo membro

Le votazioni possono andare avanti a oltranza, ma dopo un certo numero di scrutini (33 o 34) e dieci-tredici giorni di votazioni andate a vuoto, si passa al ballottaggio tra i due candidati più votati. Il Papa deve però comunque essere eletto con il quorum dei due terzi. Può essere eletto Papa qualsiasi maschio battezzato celibe, secondo il diritto canonico, cioè che non sia sposato. In teoria, anche chi è fuori dalla Sistina.

Cosa succede
durante il Conclave?

Dalle formule in latino alla storia dei predecessori di Francesco, fino alle rigide regole da rispettare durante l’Extra omnes (pena la scomunica): curiosità e liturgia dell’elezione pontificia

I Papi dell’ultimo secolo

Il successore di Francesco sarà il 267º Papa. Nell’ultimo secolo si sono svolti otto conclavi e molti sono stati piuttosto brevi. Il più lungo, con quattordici votazioni, è stato il Conclave che elesse Pio XI nel 1922, il più corto quello che nel 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, elesse Pio XII al terzo scrutinio. Giovanni XXIII fu eletto nel 1958 all’undicesima votazione, Paolo VI nel 1963 dopo sei scrutini. Alla morte di Montini, nel 1978, l’anno dei tre Papi (e dei due Conclavi), Giovanni Paolo I fu eletto al quarto tentativo, ad agosto, Giovanni Paolo II all’ottavo, a ottobre. Benedetto XVI nel 2005 è stato eletto alla quarta votazione, Francesco nel 2013 alla quinta.

Luoghi e modi della storia

Quanto al luogo dove si svolge il Conclave, il prossimo sarà la centododicesima elezione di un Papa, il settantaseiesimo Conclave, il cinquantatreesimo che si svolge in Vaticano e il ventiseiesimo che si tiene nella Cappella Sistina. Quasi tutti i Papi sono stati eletti per votazione, ma non tutti: nel 731 Gregorio III fu scelto “per acclamazione”, Sisto V nel 1585 per “quasi ispirazione”. Il primo vescovo di Roma a essere eletto in Conclave fu Gregorio X scelto nel 1276 nella cattedrale di Arezzo. Non tutte le elezioni si sono svolte in Italia: nel 1119, ad esempio, si svolse a Cluny, nel 1314-1316 a Carpentras e Lione, e poi più volte ad Avignone nel corso del Milletrecento e nel 1417 a Costanza. In tutto a Roma l’elezione si è svolta cinquantatré volte, dieci nella cappella Paolina, tra il 1550 e il 1700, venticinque, a partire dal 1513, nella Cappella Sistina. 

Spondeo, voveo ac iuro

Prima che si chiudano le porte della Cappella Sistina, i cardinali devono pronunciare il giuramento. Ciascuno, a turno, mette la mano sul grande Vangelo al centro della sala, pronuncia il proprio nome e afferma in latino: “Spondeo, voveo ac iuro. Sic me Deo audivet et haec Sancta Dei Evangelia, quae manu mea tango”. Cioè: prometto, mi obbligo e giuro, così Dio mi aiuti e questi santi evangeli che tocco con la mia mano.

Extra omnes

Quando tutti gli elettori hanno pronunciato la formula del giuramento, prende la scena il maestro delle cerimonie pontificie, Diego Ravelli. È un arcivescovo, non un cardinale: sarà quindi escluso dalla Sistina durante le votazioni, ma guiderà le fasi di preghiera previste nei giorni in cui i cardinali resteranno isolati. Ed è lui, in particolare, a compiere il rito della chiusura delle porte. Pronunciando la famosa frase: “Extra omnes”, fuori tutti. Il conclave, a questo punto, entra nel vivo. 

Acceptasne electionem? 

Quando una votazione raggiunge il quorum previsto per l’elezione, viene chiesto al prescelto se accetta la nomina. Tocca al cardinale Parolin, a meno che la scelta non cada proprio su di lui (in quel caso subentrerebbe Fernando Filoni), rivolgere al potenziale papa la domanda: “Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?”. Cioè: accetti la tua elezione canonica a sommo pontefice? Nel caso arrivi il consenso, si chiede il nome con cui il nuovo successore di Pietro vuole farsi chiamare da quel momento: “Quo nomine vis vocari?”. E a quel punto c’è formalmente il nuovo papa: può scattare la fumata bianca. 

Annuntio vobis

Quando finalmente si apre la porta vetrata dietro alla loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro vuol dire che il mondo sta per conoscere il risultato del voto. Ad affacciarsi è il cardinale protodiacono, il corso Dominique Mamberti. La sua voce è chiamata a scandire la formula forse più nota: “Annuntio vobis gaudium magnum. Habemus Papam”. Poi arriva il momento di rivelare il nome: “Eminentissimum ac reverendissimum dominum”, l’eminentissimo e reverendissimo signore. E si ripete per la seconda volta “dominum” aggiungendo il nome di battesimo. Poi il protodiacono completa la frase: “Sanctae romanae ecclesiae cardinalem” e a quel punto aggiunge il cognome specificando poi il nome con cui verrà chiamato il pontefice: “Qui sibi nomen imposuit...”. 

Urbi et orbi

Karol Wojtyla ha stravolto le consuetudini rivolgendo un messaggio quando si è presentato per la prima volta ai fedeli in piazza. Dopo di lui, l’hanno fatto anche Ratzinger in modo semplice e imbarazzato e Bergoglio che ha pure fatto recitare una preghiera per il predecessore. Di per sé, il cerimoniale prevede solo che il papa appena eletto impartisca la sua benedizione urbi et orbi, cioè alla città di Roma – di cui è appena diventato vescovo – e al mondo. È il primo atto pubblico del pontificato. 

Chi parla è scomunicato

Quando si chiude la porta della Cappella Sistina, i cardinali elettori entrano in un regime di isolamento dal mondo: niente telefono, niente corrispondenza, niente contatti con nessuno. O quasi: dagli infermieri ai confessori, al personale di servizio, attorno ai porporati resta operativa una rete di supporto. Ci saranno gli operatori della mensa, gli addetti alle pulizie, i tecnici che si occuperanno degli impianti, gli autisti che trasporteranno i cardinali negli spostamenti tra Casa Santa Marta e il palazzo apostolico. Poi gli addetti alla vigilanza e chi si occupa degli aspetti liturgici. Le regole da rispettare sono rigide. Non potranno rivolgere la parola ai cardinali, se non per svolgere le proprie mansioni. Non potranno comunicare con l’esterno per tutto il tempo dell’elezione né riferire in seguito quanto visto in quei giorni. Pena la scomunica. 

Tra Sistina e Santa Marta 

Dopo il voto i cardinali lasciano la Sistina e il Palazzo apostolico e si spostano a Casa Santa Marta per la cena. Sono i due edifici nei quali trascorrono tutto il periodo di clausura: distano poche centinaia di metri, uno è alla destra della basilica, l’altro alla sinistra. Chi ritiene può spostarsi a piedi attraverso le strade interne del Vaticano, gli altri sul minibus. I porporati, che si conoscono poco tra loro, ne approfittano spesso per bisbigliare con il compagno di posto. Nel 2013 Francesco lo usò subito dopo l’elezione, viaggiando con gli altri cardinali. Ma a quel punto i giochi erano fatti. 

L’agenda dei cardinali

Il programma dell’ultimo conclave prevedeva dal secondo giorno la colazione tra le 6,30 e le 7,30, alle 7,45 si ripartiva per il Palazzo apostolico dove alle 8,15 veniva concelebrata la messa nella Cappella Paolina. Alle 9,30 si tornava nella Sistina, dove si recitava l’Ora media. E a quel punto si procedeva con le votazioni della mattina. Alle 12,30 il ritorno a Santa Marta, alle 13 il pranzo. Poi il riposo fino alle 16, quando si tornava in Cappella Sistina per un’altra preghiera e l’inizio delle votazioni pomeridiane previsto attorno alle 16,50. Alle 19,15 la recita dei vespri, il trasferimento a Santa Marta e alle 20 la cena. Una routine che si interrompe appena viene eletto il papa. 

Chi sono i 133 cardinali

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