Orfani, soli, smarriti, minacciati e indifesi»: il cardinale Pietro Parolin prende in prestito le pagine del Vangelo per esprimere lo stato d’animo della Chiesa dopo la morte di papa Francesco. È il giorno dopo i funerali, da questa mattina le Congregazioni generali entrano nel vivo della discussione sul successore, ma mentre si preparano al Conclave che verrà i cardinali che stanno confluendo a Roma da tutto il mondo celebrano ogni giorno, per nove giorni, una messa in suffragio del Pontefice defunto. Cercano nel passato le parole per il futuro, scelgono nella figura di Bergoglio gli elementi che possono ispirare per trovare il prossimo Papa.
Il Segretario di Stato, tra i favoriti al Conclave, è vestito di bianco, ma non è bianco papale: la seconda domenica di Pasqua è la domenica in albis, espressione latina che fa riferimento alle vesti bianche indossate dai battezzandi, e dai cardinali che partecipano alla messa sulla sinistra del sagrato di San Pietro. Solo una settimana f…
Orfani, soli, smarriti, minacciati e indifesi»: il cardinale Pietro Parolin prende in prestito le pagine del Vangelo per esprimere lo stato d’animo della Chiesa dopo la morte di papa Francesco. È il giorno dopo i funerali, da questa mattina le Congregazioni generali entrano nel vivo della discussione sul successore, ma mentre si preparano al Conclave che verrà i cardinali che stanno confluendo a Roma da tutto il mondo celebrano ogni giorno, per nove giorni, una messa in suffragio del Pontefice defunto. Cercano nel passato le parole per il futuro, scelgono nella figura di Bergoglio gli elementi che possono ispirare per trovare il prossimo Papa.
Il Segretario di Stato, tra i favoriti al Conclave, è vestito di bianco, ma non è bianco papale: la seconda domenica di Pasqua è la domenica in albis, espressione latina che fa riferimento alle vesti bianche indossate dai battezzandi, e dai cardinali che partecipano alla messa sulla sinistra del sagrato di San Pietro. Solo una settimana fa, domenica di Pasqua, Francesco era qui, si è affacciato dal loggione centrale per la benedizione urbi et orbi, poi è sceso tra i fedeli a bordo della jeep bianca, l’aria sfinita ma ancora indomito. Ora non c’è più.
La piazza è di nuovo strapiena, per il secondo giorno di seguito, la folla di 200mila persone si allunga su tutta via della Conciliazione fino al Tevere, inizialmente ieri era il Giubileo degli adolescenti, e sebbene la festa al Circo Massimo sia stata annullata e la messa sostituita dalla seconda celebrazione dei “novendiali”, un enorme flusso di giovani dai diversi paesi arriva fin dalla prima mattina in Vaticano. La prevista canonizzazione di Carlo Acutis, è stata annullata, i decreti dei santi solo un Papa li può firmare, ma la massa di giovani e giovanissimi è lì, un po’ in lutto, un po’ festosa come una Gmg. Applaudono con slancio quando Parolin rivolge loro «un saluto speciale, col desiderio — dice — di farvi sentire l’abbraccio della Chiesa e l’affetto di Papa Francesco, che avrebbe desiderato incontrarvi, guardarvi negli occhi, passare in mezzo a voi per salutarvi». Applaudono di nuovo, più volte, ogni volta che il cardinale evoca papa Francesco.
Parolin prende spunto dal Vangelo del giorno, Gesù che si presenta ai discepoli in preda alla paura dopo la morte del messia: «Hanno vissuto cose terribili e si sentono orfani, soli, smarriti, minacciati e indifesi», ha detto il porporato veneto, un’immagine che «può rappresentare bene anche lo stato d’animo di tutti noi, della Chiesa e del mondo intero. Il pastore che il Signore ha donato al suo popolo, Papa Francesco, ha terminato la sua vita terrena e ci ha lasciati. Il dolore per la sua dipartita, il senso di tristezza che ci assale, il turbamento che avvertiamo nel cuore, la sensazione di smarrimento: stiamo vivendo tutto questo, come gli apostoli addolorati per la morte di Gesù». Eppure, prosegue Parolin, «il Vangelo ci dice che proprio in questi momenti di oscurità il Signore viene a noi con la luce della risurrezione, per rischiarare i nostri cuori». Si rivolge ai dipendenti vaticani presenti: «A voi, a noi tutti, al mondo intero, papa Francesco rivolge il suo abbraccio dal Cielo».
L’omelia non è più un profilo del Papa defunto, come la predica pronunciata dal cardinale decano il giorno delle esequie, e non è ancora una indicazione per il successore, come avverrà con la Missa Pro Eligendo Romano Pontifice che prelude al Conclave. Parolin si muove nella terra di nessuno, si appoggia alle ricorrenze: per un accumulo nel calendario ieri era anche la domenica della divina misericordia, ricorrenza introdotta da Francesco. La misericordia, dice, «è ciò che ha caratterizzato il magistero di papa Francesco», ora «è importante accogliere come un tesoro prezioso questa indicazione su cui papa Francesco ha tanto insistito. E — permettetemi di dire — il nostro affetto per lui, che si sta manifestando in queste ore, non deve restare una semplice emozione del momento, la sua eredità dobbiamo accoglierla e farla diventare vita vissuta, aprendoci alla misericordia di Dio e diventando anche noi misericordiosi gli uni verso gli altri». Non bisogna «interpretare il nostro rapporto con Dio e il nostro essere Chiesa secondo categorie umane o mondane». Il Conclave incombe, Parolin non lo cita.