Burke, Sarah, Mueller: in Conclave gli ultraconservatori che hanno contestato papa Francesco
di Iacopo ScaramuzziAgguerriti e inoffensivi. Ipercritici ma minoritari. Sulla soglia della rottura senza mai oltrepassare il limite. Sono i cardinali ultraconservatori, la fronda che per tutto il pontificato ha guerreggiato contro papa Francesco, stigmatizzandone ogni riforma e ogni apertura, vera o presunta, quando con lealtà quando in modo malfido, e che ora entrano nel Conclave che eleggerà il suo successore. Determinati, ancora una volta, a far sentire la loro voce, e ancora una volta destinati a rimanere marginali.
Opposizione di destra
A differenza dei suoi due predecessori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, è venuta da destra la più sonora opposizione a Francesco. Da quei cardinali che, in realtà, erano indisposti già prima che Bergoglio venisse eletto. Non hanno mai perdonato a Joseph Ratzinger di aver rinunciato al pontificato, aprendo la strada a un Conclave che, nel 2013, ha avuto un esito molto diverso da quello che potevano sperare. “Sarà un disastro”, commentò ancora in Cappella Sis…
Agguerriti e inoffensivi. Ipercritici ma minoritari. Sulla soglia della rottura senza mai oltrepassare il limite. Sono i cardinali ultraconservatori, la fronda che per tutto il pontificato ha guerreggiato contro papa Francesco, stigmatizzandone ogni riforma e ogni apertura, vera o presunta, quando con lealtà quando in modo malfido, e che ora entrano nel Conclave che eleggerà il suo successore. Determinati, ancora una volta, a far sentire la loro voce, e ancora una volta destinati a rimanere marginali.
Opposizione di destra
A differenza dei suoi due predecessori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, è venuta da destra la più sonora opposizione a Francesco. Da quei cardinali che, in realtà, erano indisposti già prima che Bergoglio venisse eletto. Non hanno mai perdonato a Joseph Ratzinger di aver rinunciato al pontificato, aprendo la strada a un Conclave che, nel 2013, ha avuto un esito molto diverso da quello che potevano sperare. “Sarà un disastro”, commentò ancora in Cappella Sistina uno di loro, lo sloveno Franc Rodé, nemico storico di gesuiti e riformisti.
Si scalda la battaglia
Il gruppetto degli scontenti è rimasto sempre quello, al netto dei decessi sopravvenuti nel corso del tempo, ciò che è cambiato è il livello dello scontro. A inizio pontificato la destra curiale è rimasta sotto traccia, un po’ per strategia, un po’ perché spiazzata dagli eventi. Ha iniziato a mormorare con il primo sinodo che Bergoglio ha convocato nel 2014: era dedicata al tema della famiglia, ma i bergogliani doc avanzarono già allora proposte aperturiste sulle coppie di fatto, sull’omosessualità, sulla comunione ai divorziati risposati. A quell’assemblea le posizioni più avanzate non raggiunsero il quorum, ma la battaglia era appena cominciata. Ed esplose l’anno successivo, con la seconda assemblea: passò un emendamento sull’eucaristia alle coppie di cattolici che avevano alle spalle un precedente matrimonio concluso con un divorzio.
Amoris laetitia, l’esplosione
Per gli ultraconservatori una novità inammissibile. Girò una raccolta firme per boicottare la riforma, promossa dal cardinale George Pell, Bergoglio nel discorso conclusivo bacchettò pubblicamente che “purtroppo talvolta” le opinioni diverse si sono espresse “con metodi non del tutto benevoli”. Di lì a pochi mesi Francesco incastonò l’apertura di divorziati risposati nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, e l’opposizione di destra venne allo scoperto.
I “dubia” dei quattro
Quattro cardinali, lo statunitense Raymond Leo Burke, i tedeschi Walter Brandmueller e Joachim Meisner e l’italiano Carlo Caffarra, pubblicarono un documento col quale dissentirono pubblicamente dal Papa, esprimendo i loro dubbi dottrinali (“dubia”, in latino) e prospettando una sorta di censura al Pontefice, beninteso con sentimenti “filiali”. Da quella frattura in poi, la contrapposizione è stata palese, a tratti feroce.
I temi ricorrenti
Nel corso degli anni il campo di battaglia ha riguardato sempre gli stessi temi: oltre ai divorziati risposati, l’omosessualità, il ruolo delle donne, e poi il messale pre-conciliare (la cosiddetta messa in latino), e l’ipotesi di un’attenuazione del celibato sacerdotale obbligatorio. Ogni volta che Francesco faceva un passo avanti, o un mezzo passo avanti, o anche solo prospettava la possibilità di farlo (donne diacono, donne a capo di un dicastero vaticano, donne col diritto di voto al sinodo, benedizione delle coppie gay, “viri probati”, ossia preti sposati), si scatenava la contraerea.
Lo scontro con Pell
Protagonisti sempre gli stessi, con qualche piccola evoluzione: sono morti nel frattempo i cardinali Caffarra e Meisner. E’ morto anche George Pell: il cardinale australiano era uno dei sostenitori di Francesco al Conclave che lo elesse, tanto che il Papa lo ha poi nominato ministro delle Finanze, ma col tempo i rapporti si sono deteriorati: conservatore, Pell ha criticato in modo sempre più aperto Bergoglio. E’ poi dovuto tornare in Australia per difendersi in tribunale dalle accuse di pedofilia (ha trascorso 400 giorni in carcere, salvo poi essere prosciolto e tornare a Roma). E’ morto in seguito ad un’operazione ad una gamba, in una clinica romana, poche ore dopo i funerali di Benedetto XVI.
Tra Trump e messa in latino
Raymond Leo Burke, 76 anni, ha continuato a segnalare il suo dissenso dalle aperture del Papa, che fosse la benedizione delle coppie gay o le nuove assemblee sinodali. Già Benedetto XVI, del resto, era finito sotto i suoi strali, quando aveva ipotizzato il ricorso al condom in un paese dove fosse diffuso l’Aids. Convinto sostenitore di Donald Trump, è stato più esplicito quando Trump era alla Casa Bianca, più discreto negli anni di Joe Biden. Una sensibilità tradizionalista, più ancora che conservatrice, amante delle liturgie antiche e dei paramenti preziosi, ha suonato sonoramente l’allarme ogni volta che Francesco è intervenuto per limitare il ricorso alla messa in latino, e in particolare il suo uso ideologico e polemico. Da ultimo, il Papa ha tolto a Burke la possibilità di beneficiare a titolo gratuito di un appartamento di 417 metri quadrati in Vaticano – che, da allora, il cardinale ha cominciato a pagare – e di continuare a ricevere la pensione vaticana (il “piatto cardinalizio”): il porporato statunitense, del resto, risiede ormai spesso Oltreoceano, dove ha un sostanzioso giro di offerte presso il santuario di Nostra Signora di Guadalupe, in Wisconsin.
Arriva Robert Sarah
Se Walter Brandmueller, 96 anni, è sempre meno visibile, al gruppetto iniziale dei contestatori si sono aggiunti altri due cardinali. Il primo è Robert Sarah, 79 anni, guineano. Dapprima segretario di Propaganda Fide, poi prefetto di Cor Unum, il dicastero che si occupava di aiuti caritatevoli, papa Francesco lo ha collocato alla testa dell’allora congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti. Ma il rapporto non ha mai funzionato. Quando Bergoglio decise di lasciare più potere alle conferenze episcopali nazionali per la traduzione dei libri liturgici, il cardinale Sarah intervenne per provare a smentire il Papa, e Bergoglio lo rimbrottò pubblicamente. Lo scontro vero e proprio, però, è avvenuto in occasione dell’assemblea sinodale sull’Amazzonia: l’aula chiedeva a gran voce al Papa di ammettere, per la sola regione amazzonica, i “viri probati”, ossia l’ordinazione sacerdotale per uomini sposati di provata fede. Una prospettiva, quella dei “preti sposati”, che ha fatto da sempre rabbrividire i conservatori. E mentre Francesco ultimava l’esortazione apostolica che avrebbe potuto sancire la svolta, il cardinale Sarah pubblicò un libro in difesa del celibato sacerdotale obbligatorio che presentava come coautore nientemeno che Benedetto XVI. Il Papa emerito entrava a gamba tesa per bloccare una svolta del successore? Fioccarono le smentite, il segretario particolare di Ratzinger, monsignor Georg Gaenswein, contestò che il volume fosse a quattro mani, dalle edizioni successive il nome di Benedetto sparì dalla copertina… ma quando Francesco pubblicò l’esortazione apostolica, Querida Amazonia, dei preti sposati non vi era neppure l’ombra.
Il ratzingeriano deluso
Ultimo ad unire la propria voce ai malumori nei confronti di Francesco è stato il cardinale Gerhard Ludwig Mueller, 77 anni. Chiamato da Benedetto XVI a ricoprire l’incarico che era stato il suo, prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, l’ex Santo Uffizio, fu ereditato da Francesco. Che inizialmente lo confermò, e anzi lo elevò a dignità cardinalizia nel suo primo Concistoro. Ma le distanze non potevano essere maggiori. Sull’omosessualità come sugli abusi sessuali, sul diaconato femminile come sul sinodo, il cardinale ratzingeriano era in costante dissenso con il Pontefice argentino. Il quale, nel 2017, lo prepensionò. Da allora Mueller, che non ha mai digerito questa scelta, ha moltiplicato gli interventi pubblici per criticare le scelte di Francesco. Lo ha fatto apertamente, senza nascondersi, e, sostiene, per il bene della Chiesa. Fatto sta, è l’ennesima spina nel fianco destro di un Papa riformista.
Dietro le proteste rumorose
Ora Mueller, Sarah e Burke entrano in Conclave. Ma la loro voce è decisamente minoritaria. Non perché il collegio cardinalizio, dopo dodici anni, sia diventato di sinistra. Francesco ha nominato personalità molto diversificate, tra di loro i progressisti veri e propri sono pochi. Ma indubbiamente molti dei nuovi cardinali hanno più il profilo pastorale che quello della rigida ortodossia teologica o canonistica. I tre cardinali ultraconservatori non hanno alcuna concreta speranza di essere papabili. Dicono, però, in modo a tratti stridente quello che altri, più cauti, e in modo meno radicale, pensano o sostengono al riparo da orecchie indiscrete. Che Dopo dodici anni di novità, è tempo di una frenata, se non di qualche passo indietro. Quanto è estesa quest’area di prudente conservatorismo sarà l’elezione del nuovo Papa a rivelarlo.