Nella gelateria “Terra” di fronte alla basilica di Santa Maria Maggiore, uno dei gusti più richiesti si chiama “Halleluiah”. Apprezzatissimo dai pellegrini che si rinfrescano con piaceri terreni, dopo la visita alla tomba di papa Francesco, “Halleluiah” gianduia con nocciole e cioccolato puro, è un gusto nato, in realtà, per celebrare il Giubileo. Eppure, nella mescolanza di alto e basso che racconta la devozione popolare, di “Halleluiah” in questi giorni affollati, tra coni e coppette, se ne vendono a montagne. «Francesco mica si sarebbe offeso», scherza Piero, giovane francescano, «era un papa che amava anche le cose belle della vita».
Il pellegrinaggio alla sua tomba, per toccare anche un istante la semplice lapide con la scritta “Franciscus”, è un flusso che non si ferma. Così questa basilica nel cuore del quartiere storicamente più multietnico di Roma, fino ieri la Chinatown della Capitale, oggi melting pot di ogni migrazione, è già diventata il nuovo santuario dell’Esquilino. Ieri, tra i settantamila visitatori, di cui moltissimi stranieri, c’erano coloro che Francesco amava assai: le persone disabili, con gravi disabilità. Quelle spesso penalizzate dalla “cultura dello scarto” così Bergoglio la definiva. A loro era infatti dedicato la giornata di Giubileo.
Arrivati con l’Unitalsi, l’organizzazione dei treni bianchi di Lourdes, ma anche da sole, come Sara Curridori, 25 anni, tenacissima e sorridente, appena laureata in Lettere e la mamma Gianna, di Cagliari. Sara: «Mica ci spaventiamo noi. Aereo, treni tram. Sono seguita al Gemelli, quindi a Roma con mia mamma veniamo spesso. L’ultima volta che abbiamo visto papa Francesco è stato a gennaio, ci aveva invitate nella cappella di Santa Marta. Ho toccato la sua tomba, umile e vera come era lui, Francesco, torno a casa serena». Tante carrozzine, con il sagrato che diventa un piccola Lourdes. Ma niente pietà, soltanto coraggio. Tiziana Luisi, 46 anni, di Paestum. «Sono così per un danno di parto. Papa Francesco una volta mi disse: prega per me. E io gli risposi: Francesco, chi prega per me? E lui: io Tiziana, io prego per te. Conoscerlo ha dato un senso anche alla mia condizione, perché ho visto nei suoi occhi il rispetto».