Cardinale Vesco: “Mi chiamano il maratoneta ma questo voto sarà uno sprint”
di Iacopo ScaramuzziOrmai è noto fuori dalle congregazioni generali come il porporato che arriva all’ultimo minuto ma cammina più veloce dei cronisti che lo rincorrono. Il cardinale francese Jean-Paul Vesco, 63 anni, da giovane ha pensato di diventare atleta, poi è entrato nell’ordine domenicano, oggi è arcivescovo di Algeri, ma continua a correre.
«Vengo a piedi da Santa Sabina (la basilica dei domenicani sul colle Aventino a 3 chilometri dal Vaticano, ndr), mi fermo a parlare con qualcuno e finisce sempre che arrivo con qualche minuto di ritardo. Cercherò di essere più puntuale».
Ha detto che la corsa è un luogo di meditazione speciale
«Ho sempre corso, anche questi giorni corro. Amo questi momenti di solitudine. La corsa è come la preghiera, a volte va bene, altre meno, ma nella corsa c’è libertà, respiro, lo spirito si stabilizza se il corpo è in movimento».
Conta di correre anche durante il Conclave?
«No perché non credo che sarà un Conclave lungo».
Perché?
«È un’intuizione che avevo già prima …
Ormai è noto fuori dalle congregazioni generali come il porporato che arriva all’ultimo minuto ma cammina più veloce dei cronisti che lo rincorrono. Il cardinale francese Jean-Paul Vesco, 63 anni, da giovane ha pensato di diventare atleta, poi è entrato nell’ordine domenicano, oggi è arcivescovo di Algeri, ma continua a correre.
«Vengo a piedi da Santa Sabina (la basilica dei domenicani sul colle Aventino a 3 chilometri dal Vaticano, ndr), mi fermo a parlare con qualcuno e finisce sempre che arrivo con qualche minuto di ritardo. Cercherò di essere più puntuale».
Ha detto che la corsa è un luogo di meditazione speciale
«Ho sempre corso, anche questi giorni corro. Amo questi momenti di solitudine. La corsa è come la preghiera, a volte va bene, altre meno, ma nella corsa c’è libertà, respiro, lo spirito si stabilizza se il corpo è in movimento».
Conta di correre anche durante il Conclave?
«No perché non credo che sarà un Conclave lungo».
Perché?
«È un’intuizione che avevo già prima di arrivare a Roma, ho l’impressione che i candidati emergeranno con evidenza. Tra cardinali ci sono differenze di sensibilità ma non campi contrapposti. Ero raccolto davanti al corpo del Papa, vedevo migliaia e migliaia di persone arrivare e mi domandavo: cos’è un Papa?».
Qual è la risposta?
«Penso che colui che eleggeremo è già da molto tempo preparato dal Signore. Non siamo noi che facciamo il Papa».
Lo svelate?
«Sì, lo scopriamo. Dobbiamo trovare chi tra noi è già stato scelto».
Molti cardinali non si conoscono tra loro, portate un badge per riconoscervi...
«Lo abbiamo chiesto. Inizialmente ho avuto l’impressione che questo pre-Conclave sia stato organizzato senza tenere in conto il fatto che in dodici anni Francesco ha fatto molto sulla sinodalità e la partecipazione. Ci incontriamo nell’aula vecchia del sinodo che è a forma di anfiteatro, ma per il Sinodo Francesco ha messo tutti ai tavoli, allo stesso livello. Simbolicamente siamo a prima del Sinodo».
Alla fine chi emergerà a suo avviso?
«Mi rendo conto che non avremo un Francesco».
Che tipo di Papa avremo?
«Ho l’impressione che avremo un uomo del consenso. Francesco ha scosso molto la Chiesa e ora l’istituzione ha bisogno di pace. Ma il popolo di Dio ha bisogno di andare avanti. Colui che sarà eletto dovrà conciliare il bisogno di unità e guidare un popolo di Dio che vuole procedere nella direzione di Francesco».
Deve venire già dalla Curia romana o da fuori?
«Può essere l’uno o l’altro. Non mi disturberebbe qualcuno che arrivi da fuori. Ma più che l’origine è una questione di carattere. Se vieni da dentro è difficile riformare le cose, era la forza di Francesco e la sua fragilità, era un uomo solo che poteva riformare. Possono funzionare entrambi i modelli, e possono fallire entrambi...».
Al maratoneta domando: la Chiesa nel prossimo futuro accelererà, rallenterà, si fermerà?
«È la questione che mi pongo: che farà la Chiesa dell’eredità di Francesco? In tanti luoghi c’è chi è convinto che Francesco ha permesso di recuperare un certo ritardo e altri che pensano che bisogna tornare un po’ indietro. Il Papa che sarà eletto sarà nel mezzo di questa situazione. Sarà il Papa che ci vuole in questo momento».