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Almanacco di oggi, 2 maggio: ottant’anni fa la caduta di Berlino

Almanacco di oggi, 2 maggio: ottant’anni fa la caduta di Berlino

Hitler aveva ordinato la resistenza della città a oltranza, anche a costo della sua completa distruzione

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Nella sua megalomania, Hitler aveva sognato di farne la nuova Welthauptstadt – la capitale del mondo – “paragonabile solo all'Antico Egitto, a Babilonia e a Roma”. E così, alla fine della Seconda Guerra mondiale, davanti all’avanzata inarrestabile dell’Armata rossa, il Führer aveva ordinato la resistenza della città a oltranza, anche a costo della sua completa distruzione. La battaglia di Berlino, l’ultimo scontro campale del Reich, durò un paio di settimane: fino a quando i russi, casa dopo casa, riuscirono a conquistare il centro della capitale.

Il 2 maggio 1945 le esauste forze tedesche si arresero (Hitler si era ucciso due giorni prima nel bunker) e il generale Weidling, comandante della difesa di Berlino, consegnò senza condizioni la città al generale Chuikov. Negli scontri morirono circa 80 mila sovietici e qualcosa come 100 mila soldati tedeschi, senza contare le vittime civili (circa 125 mila). Quello stesso giorno Yevgeny Khaldei – ufficiale dell’Armata rossa e fotografo – scattò l’immagine simbolo della sconfitta della Germania nazista: La Bandiera della Vittoria sul Reichstag, che ritrae due soldati russi che issano il vessillo con la falce e martello sul tetto del parlamento tedesco.

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